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Alpinismo, Alta quota

Everest Nord: due morti in discesa

Everest parete Nord: il Second Step
Everest parete Nord, il Second Step (Photo Franck Pitula, www.summitclimb.com)

LHASA, Tibet — Si è concluso con due morti l’attacco “massivo” di vetta sull’Everest della scorsa settimana. Si tratta di un giapponese e di uno scozzese che hanno perso la vita ai campi alti della parete Nord. Il primo per sfinimento, il secondo per edema cerebrale.

Il giapponese Hiroshi Ogasawara aveva ben 63 anni. Era arrivato in vetta il 24 maggio con la spedizione organizzata dalla Rolwaling Excursion. Con lui c’erano quattro sherpa e uno svedese, Karl Peter Adolfsson. Secondo quanto riferisce Everestnews.com, l’alpinista sarebbe morto a campo 3, 8.100 metri, stremato durante la discesa. Al momento, non ci sono dettagli sulle circostanze della sua morte.
L’altro morto è uno scozzese, Peter Kinloch, che faceva parte della spedizione commerciale della Summitclimb. Secondo il report fornito dai responsabili dell’organizzazione, sarebbe morto all’improvviso nella notte del 26 maggio, intorno alle 2 del mattino, a 8.600 metri di quota mentre ritornava dalla cima che aveva raggiunto il giorno precedente.
“Sulla cima Peter stava bene – scrivono sul sito della Summitclimb – in salita si muoveva sicuro e veloce. Durante la discesa, all’improvviso, Peter ha perso coordinamento nei movimenti. Sul second step, ha chiesto al suo capo David Obrian di mostrargli come scendere le scale perchè non vedeva piu nulla. Era cieco, ma ha detto di non preoccuparsi perchè era una cosa che già gli era capitata, che secondo lui non c’entrava con la quota e che stava bene”.
Dopo ore di lenta e difficile discesa, alle sei del pomeriggio Obrian, Kinloch e lo sherpa che si trovava con loro  si sono fermati per riposare e bere qualcosa. Altri due sherpa, nel frattempo, erano stati mandati verso di loro per aiutare la discesa. Ma non c’è stato nulla da fare.
“Peter era lucido, lo è stato fino all’ultimo – si legge sul sito della Summitclimb -. David e gli sherpa hanno tentato tutto il possibile per farlo scendere da quel punto. Ci hanno provato per otto ore, dandogli medicinali, tantissimo ossigeno. Alla fine, tragicamente, hanno dovuto scendere da soli. Sono arrivati a campo 3 alle cinque e mezza della mattina dopo, con sintomi di ipotermia, esaurimento e congelamenti minori.
Secondo le prime stime, sono oltre 447 gli alpinisti che nell’appena conclusa stagione alpinistica hanno toccato la vetta dell’Everest, calcolando sia coloro che sono saliti da Sud, sia coloro che sono saliti da Nord. Soltanto gli italiani Silvio Mondinelli, Michele Enzio, Abele Blanc e Marco Camandona, con l’austriaca Gerlinde Kaltenbrunner, sono saliti senza l’ausilio di ossigeno supplementare.
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