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Everest: Simone Moro in vetta

Everest e Lhotse, visuale aerea
Everest e Lhotse, visuale aerea

KATHMANDU, Nepal — “Vetta!! Da 8.500 metri con ossigeno. Troppo freddo”. Questo l’sms di Simone Moro, arrivato in Italia poco fa, alle 4 del mattino di sabato 22 maggio, per annunciare il raggiungimento della vetta più alta del mondo: l’Everest, 8.848 metri. Dal versante opposto, invece, prosegue la salita di Silvio Mondinelli che questa mattina ha raggiungo con i compagni i 7.600 metri di campo 2.

L’alpinista bergamasco è arrivato sul Tetto del mondo intorno alle 8 in Nepal, partendo nel cuore della notte da Colle Sud. Voleva salire senza ossigeno, ma le condizioni meteo, con vento e tempertature molto basse, non hanno permesso di compiere questo tentativo in sicurezza. Moro ha così scelto di usare l’ossigeno negli ultimi 300 metri per non rischiare gravi congelamenti.

Poi è sceso direttamente al campo base, dove è arrivato intorno alle otto di sera. “Sono salito e sceso in 48 ore” ha detto l’alpinista dopo aver messo piede al base.

Per Moro, questa è la quarta salita all’Everest, dopo quelle del 2000, 2002 e 2006, l’ultima delle quali compiuta facendo la traversata della montagna da Sud a Nord.

Nel frattempo sul versante nord dell’Everest Silvio Mondinelli, Michele Enzio, Abele Blanc e Marco Camandona riprendono a salire dopo un giorno di stop a causa della bufera. Stamattina sono saliti da campo 1 a campo 2 percorrendo circa 600 metri di dislivello. Domani proseguiranno per campo 3 e lunedì tenteranno la cima senza ossigeno.

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