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Alpinismo, Alta quota

Everest Nord: Mondinelli parte per la vetta

Silvio "Gnaro" Mondinelli
Silvio "Gnaro" Mondinelli (foto d'archivio)

LHASA, Tibet — “Il 20 maggio partiamo per la cima. E’ ora di cominciare a far sul serio”. E’allegra e impaziente la voce di Silvio “Gnaro” Mondinelli, che lunedì è tornato ai 6.200 metri del campo base avanzato e domani partirà per l’attacco alla vetta. Con lui salgono Michele Enzio, Abele Blanc, Marco Camandona e anche Gerlinde Kaltenbrunner con il marito Ralf Dujmovits.

E’ finalmente ora di parlare di cima anche sulla Nord dell’Everest, spazzata fino a qualche giorno fa da venti a 120 chilometri orari che impedivano ogni tentativo di salita. Ora la bufera sta calando: lunedì è arrivata in vetta una squadra di militari cinesi con l’ausilio dell’ossigeno, e presto potrà tentare la cima anche chi tenterà la montagna senza, come Mondinelli e compagni.

“C’è ancora un po’ di vento – racconta Mondinelli -, ma il sole è caldo e finalmente il meteo sembra volersi stabilizzare. Il 20 partiamo anche noi per la cima, che dovremmo tentare il 23 maggio dopo aver pernottato a campo 1, campo 2 e campo 3. Con noi salirà anche Gerlinde, che ieri mi ha detto di voler abbandonare il tentativo all’Hornbein Couloir per salire dalla via normale senza ossigeno”.

Quello di Mondinelli e compagni sarà un tentativo “o la va, o la spacca”. Dopo, infatti, non ci sarà tempo per riprovare. “Il 25 arriveranno gli yak e, cima o non cima, torneremo a casa – dice l’alpinista -. Ma per ora non pensiamo al rientro: dobbiamo ancora cominciare la scalata. L’attesa è stata lunga, ma l’Everest è l’Everest, bisogna stare ai suoi tempi. Intanto vorrei fare i complimenti a tutti gli amici che hanno fatto lo Shisha nei giorni scorsi. Sono davvero contento per loro”.

Secondo le previsioni dei meteorologi, il 22 sarà il giorno più bello ma anche il 23 e il 24 maggio offriranno ottime possibilità di salita sull’Everest. E’ la prima finestra di bel tempo che si offre agli alpinisti, dopo venti giorni di bufera che hanno messo a dura prova pazienza e morale.

“Stare fermi ad aaspettare è dura – conclude l’alpinista -, ma tutto sommato giù a Rongbuck, al campo di Kari Kobler, siamo stati bene. Ora comunque ce ne siamo già dimenticati: stiamo bene, il morale è alto e siamo pronti per la salita finale. Come si dice: boia chi molla!”.

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