“DPC – Dove Parliamo di Clima”: la Protezione Civile sbarca nel mondo dei podcast
Intervista al meteorologo Filippo Thiery sul nuovo podcast della Protezione Civile: una pausa di approfondimento tra fenomeni atmosferici, comportamenti e strumenti utili per prevenire i rischi della crisi climatica.



C’è un acronimo che siamo abituati a legare alle emergenze e che oggi, invece, ci invita all’ascolto: DPC. Non più solo Dipartimento della Protezione Civile, ma “Dove Parliamo di Clima”, titolo del primo podcast a cura della Protezione Civile, presentato ufficialmente al Salone del Libro di Torino 2026. Un nuovo strumento di comunicazione che punta a superare la fretta dei social per rallentare e ritagliarsi una pausa in cui approfondire fenomeni atmosferici, comportamenti e strumenti utili per conoscere e prevenire i rischi nell’era della crisi climatica.
Non è un caso che la montagna sia la protagonista assoluta della puntata di debutto, già disponibile gratuitamente su tutte le piattaforme di ascolto. Lassù, dove le vette fanno da “sentinelle” del pianeta, i ghiacciai cambiano volto in maniera sempre più rapida, parlandoci in anticipo del futuro che ci attende a valle. Ad accompagnare ascoltatrici e ascoltatori in questo cammino tra rigore scientifico e consapevolezza, è la voce del meteorologo Filippo Thiery, affiancato puntata dopo puntata da scienziati ed esperti. Lo abbiamo contattato per farci raccontare questa nuova avventura e per tentare di strappare in anteprima qualche spoiler sulle prossime puntate.
I podcast rappresentano uno dei mezzi di comunicazione “nuovi”, il cui apprezzamento da parte del vasto pubblico è sicuramente in crescita. La Protezione Civile ha scelto di intraprendere questa nuova strada per “seguire la moda del momento” (perdonaci l’espressione) o per un’esigenza specifica?
Partiamo col dire che il podcast è una moda da intendersi in senso buono. È infatti uno strumento sempre più utilizzato come mezzo di comunicazione e di divulgazione. La Protezione Civile ha necessità di comunicare in maniera efficace: il materiale che viene prodotto è infatti essenziale che arrivi alle persone. Il podcast è risultato pertanto una “moda” interessante, in grado rispondere a un’esigenza: superare un limite dei social, utilizzati dalla Protezione Civile da diversi anni. I social permettono una comunicazione efficace, soprattutto dal punto di vista grafico, ma non consentono di approfondire un argomento in maniera adeguata. La semplificazione non è da demonizzare: un testo breve, scritto con rigore scientifico, consente infatti di arrivare in maniera chiara a un vasto pubblico, ma laddove si affrontano temi complessi – e cosa c’è di più complesso del rischio? – è bene scendere più in profondità. Approfondire è un’azione che può essere condotta in autonomia, da persone curiose o addetti ai lavori che magari si imbattono in un post, andando a cercare maggiori informazioni sul web. Il podcast offre una possibilità alternativa: approfondire attraverso l’ascolto, con la possibilità di raggiungere un pubblico curioso e interessato, che vada oltre gli addetti ai lavori.
Stiamo parlando di un pubblico dotato di competenze scientifiche di un certo livello?
La Protezione Civile deve arrivare a tutti, pertanto anche il podcast è stato immaginato come uno strumento comunicativo che si rivolge a tutti. Ogni puntata è tematica e vede la partecipazione di esperti ed esperte dell’argomento specifico trattato. Persone che lavorano nel mondo della ricerca scientifica ma anche avvezze alla comunicazione, allo scopo di raggiungere l’obiettivo di affrontare un tema complesso in maniera divulgativa e accessibile a tutti.
Quali sono i temi affrontati nel podcast?
Il podcast si intitola “DPC – Dove Parliamo di Clima”, una sigla che gioca sull’acronimo di Dipartimento di Protezione Civile. La domanda che potrebbe sorgere spontanea è: cosa c’entra il clima con la Protezione Civile? Siamo tutti coscienti di trovarci in un’era di crisi climatica: il mondo si sta scaldando e si sta assistendo a una modifica nei regimi di circolazione atmosferica, con incremento in frequenza e intensità di eventi avversi, che sono di interesse per la Protezione Civile. Parliamo di eventi intensi ed estremi, che possono avere impatti sul territorio, dunque di rischio meteorologico e rischio idrologico. Negli ultimi decenni abbiamo assistito a un aumento in frequenza e intensità di questi fenomeni, pertanto era doveroso, rispetto a tanti strumenti di divulgazione che già si concentrano sulla crisi climatica, curati da colleghi e colleghe del mondo della ricerca scientifica, affiancarne uno che declinasse la crisi climatica nei vari aspetti legati ai rischi. Nel podcast, dunque, non andiamo solo a dettagliare scientificamente gli eventi avversi ma parliamo anche delle attività di Protezione Civile: come funziona l’allertamento, quali strumenti consultare per restare aggiornati, quali sono i comportamenti consigliati e sconsigliati nelle diverse circostanze.
Ogni puntata fornisce dunque informazioni scientifiche ma anche uno sguardo dietro le quinte del mondo della Protezione Civile?
Ogni puntata prevede l’approfondimento del tema specifico del giorno insieme a un esperto o a un’esperta, poi si passa ad affrontare i riflessi diretti sulle attività di Protezione Civile. Cerchiamo in questo modo di promuovere la conoscenza e consapevolezza dei rischi da parte del cittadino. Trattandosi di uno strumento divulgativo meno rigido rispetto ai mezzi di comunicazione classici degli enti istituzionali, ci concediamo anche qualche pillola, qualche curiosità.
Pillole da intendersi come aneddoti?
Anche semplicemente il confronto tra parole che è bene saper distinguere tra loro, perché rimandano a concetti diversi. Ad esempio, meteo e clima oppure fusione e scioglimento dei ghiacciai. Sono termini, soprattutto questi ultimi, che spesso si ritrovano utilizzati come sinonimi. Vi sono poi espressioni coniate in ambito meteorologico che con la meteorologia non c’entrano affatto, come le classiche metafore belliche associate ai temporali intensi (bomba d’acqua, ndr), che sono anche fuorvianti, perché confondono il pericolo con il rischio, quando il pericolo è solo una delle variabili che compongono il rischio. Utilizzare i termini corretti non è un semplice vezzo, è essenziale per non trasmettere messaggi sbagliati.
La prima puntata del podcast è dedicata ai ghiacciai: siete partiti dall’ambiente in cui si manifesta maggiormente la crisi climatica?
Esattamente. I nostri colleghi climatologi dicono che le montagne sono le sentinelle del clima. Insieme alle latitudini polari – Artico e Antartide – le alte quote sono le aree in cui la crisi climatica si manifesta in misura maggiore, sia dal punto di vista cronologico che di amplificazione. I ghiacciai sono sentinelle anche perché non si tratta di ambienti separati dalle quote che prevalentemente frequentiamo e abitiamo: l’acqua di fusione arriva a valle, ciò che succede in alta quota si riflette alle quote più basse. L’esperta invitata a dare il suo personale contributo alla puntata è Elisa Palazzi, docente di fisica del clima dell’Università di Torino. Insieme a lei abbiamo affrontato la parte scientifica, per poi concentrarci sui rischi, sia con riferimento ai ghiacciai che alla neve, dunque rischio glaciale e periglaciale e pericolo valanghe. In riferimento a queste due tematiche, abbiamo cercato di fornire strumenti operativi facilmente fruibili dalle persone, indicando quali sono i bollettini da consultare, quali le situazioni cui prestare maggiore attenzione. Un concetto importante da tenere a mente quando si parla di rischio in montagna è che le montagne sono lì e ci aspettano, sono un po’ le tartarughe del territorio. Pertanto, se un giorno le condizioni non risultano ottimali per realizzare un’uscita, è bene puntare sulla prudenza, rimandando a un altro giorno o ripiegando su un programma alternativo. Un insegnamento che dalla montagna possiamo estendere a qualunque altra circostanza in cui sia a rischio la nostra incolumità.
Possiamo chiedere qualche spoiler sulle prossime puntate?
Per montagna.tv lo spoiler più interessante è l’uscita di una puntata dedicata a un altro argomento fortemente legato agli ambienti montani: i fulmini. Un tema che tra l’altro, quando trattato sui social del DPC, si accompagna generalmente a numerose domande e dubbi da parte dei lettori. I fulmini sono uno dei pericoli più sottovalutati del nostro Paese: ogni singolo fulmine è potenzialmente letale per il corpo umano. E sono anche uno dei pericoli più ricchi di luoghi comuni e false credenze, che possono risultare istruttive e anche divertenti da affrontare. Sarà dunque una puntata molto interessante, in cui non parleremo solo di montagna ma anche di rischio al mare e in campagna. Parleremo anche di eventi estremi di precipitazione, in netto aumento in Europa e nel Mediterraneo, che si presenta come un hotspot del cambiamento climatico.
C’è qualcos’altro che ti piacerebbe aggiungere prima di salutarci?
Se posso, visto che – come sempre – chi lavora dietro le quinte svolge il ruolo più importante, vorrei approfittare di questa intervista per ringraziare il collega Andrea Cardoni, che nella realizzazione di questo podcast si sta occupando sia della parte tecnica che, ad ampio spettro, di quella autoriale ed editoriale, nonché di fornire continuo supporto sugli aspetti comunicativi: registrare è molto più impegnativo che esporre in diretta, ogni blocco viene provato e riprovato più volte, ma proprio per questo si possono mettere a punto sfumature e particolari, dalle pause e dalle intonazioni alla scelta dei vocaboli, se si ricevono le dritte e i consigli giusti, e lui in questo ha davvero grande pazienza e competenza.



