Sport estremi

Aiguille du Plan, Matthias Giraud firma il primo ski BASE jump dalla parete nord

Il francese ha completato la prima discesa in ski BASE jump dalla parete nord dell'Aiguille du Plan, nel massiccio del Monte Bianco. Un progetto preparato per oltre sette mesi e dedicato a Milo Cravero, scomparso sulla stessa montagna lo scorso maggio.

La parete nord dell’Aiguille du Plan è una delle più impegnative del massiccio del Monte Bianco. Scesa per la prima volta con gli sci alla fine degli anni Settanta dal leggendario Jean-Marc Boivin, continua ancora oggi a rappresentare una sfida per gli specialisti delle assi. Il 26 maggio scorso il francese Matthias Giraud ha aggiunto un nuovo capitolo alla storia della parete, realizzandovi il primo ski BASE jump.

Tutto si è svolto poco dopo l’alba, quando Chamonix stava appena iniziando a svegliarsi. Dopo aver agganciato gli sci e aver iniziato la discesa, Giraud si è lanciato nel vuoto dal grande seracco inferiore che caratterizza la linea, aprendo una nuova combinazione di sci ripido e BASE jumping su una delle montagne simbolo delle Alpi francesi. Le immagini del salto nel vuoto parlano da sole e fanno venire la pelle d’oca.

 

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L’idea era nata due anni fa grazie allo sciatore e guida alpina Aurel Lardy. “All’inizio il progetto mi intimidiva molto, ha raccontato Giraud a Montagnes Magazine. “Non mi considero un alpinista nel senso tradizionale del termine. Arrampico, faccio BASE jump e mi muovo in ambiente alpino, ma questa parete richiedeva competenze molto più ampie”.

Per affrontare la sfida, l’atleta francese residente negli Stati Uniti ha dedicato gli ultimi sette mesi a una preparazione specifica. Ha perfezionato le tecniche di sci alpinismo, le manovre di corda, i sistemi di ancoraggio su neve e ghiaccio e gli Abalakov, indispensabili per gestire in sicurezza i tratti più tecnici della discesa.

La complessità del progetto non riguardava soltanto il salto finale. La parete nord dell’Aiguille du Plan richiede infatti una lunga serie di manovre alpinistiche, tra cui doppie in parete, traversi esposti e una discesa su pendenze sostenute. Il salto stesso rappresentava uno dei punti più delicati dell’intera impresa: il seracco utilizzato come trampolino offre appena una trentina di metri di verticale, con una lingua di ghiaccio sottostante e pareti rocciose molto vicine. Un margine di errore praticamente inesistente.

Le condizioni hanno rappresentato un ulteriore ostacolo. L’inverno particolarmente nevoso e ventoso aveva reso la parete instabile per gran parte della stagione. Giraud aveva valutato una prima finestra a marzo, ma il rischio valanghe era troppo elevato. Poi, il 9 maggio, la stessa montagna è stata teatro di un incidente mortale, costato la vita al ventenne Milo Cravero, travolto da una valanga proprio sulla parete nord dell’Aiguille du Plan.

“Ho pensato molto a Milo durante tutta la preparazione e per tutta la discesa”, ha raccontato Giraud. “Non lo conoscevo personalmente, ma faceva parte dello stesso ambiente. Questa discesa è dedicata a lui e alla sua famiglia“.

La finestra giusta è arrivata soltanto a fine maggio. Dopo un sopralluogo il 24 e una notte al rifugio Cosmiques, il 26 maggio Giraud è entrato nella parete alle 5.30 del mattino. Le condizioni erano tutt’altro che ideali: neve molto dura e a tratti ghiacciata nella parte alta, pesante e collosa più in basso. Con circa venti chilogrammi di materiale sulle spalle (tra paracadute, corde e attrezzatura alpinistica) ha effettuato due calate da sessanta metri prima di iniziare la discesa sciistica.

Raggiunto il seracco finale, ha lasciato correre gli sci per guadagnare la massima velocità possibile. “Appena mi sono staccato dal ghiaccio ho capito di avere l’angolo giusto”, ha raccontato successivamente sui social. “Quando il paracadute si è aperto, tutta la pressione accumulata in sette mesi e mezzo di preparazione è svanita all’istante.

Dopo il lancio ha sorvolato il ripido canalone delimitato dalle pareti rocciose della montagna, atterrando infine sul ghiacciaio sottostante. Per il quarantaduenne francese si tratta del punto più alto della propria carriera sportiva. “Non è la pendenza più estrema che abbia mai sciato” ha spiegato, “ma è sicuramente il progetto più completo che abbia realizzato. Riunisce alpinismo, sci ripido e BASE jumping in un’unica linea”.

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