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Luca Braidot: “A Parigi ho sfiorato il podio, ora sogno Los Angeles 2028”

Specializzato nel cross country, friulano, Luca Braidot è un punto di riferimento per il mondo della mountain bike in Italia. Lo abbiamo intervistato per fare il punto sui suoi prossimi obiettivi

Luca Braidot è il punto di riferimento del movimento della mountain bike in Italia. Specializzato nel cross country e orgogliosamente friulano, il 29 maggio compirà 35 anni e nella sua ricca bacheca spiccano il bronzo mondiale vinto nel 2022, l’argento europeo del 2018 e due successi in Coppa del Mondo nel 2022. Attualmente l’azzurro è impegnato nella nuova stagione che culminerà con i Mondiali di agosto che si svolgeranno proprio in Italia. Lo abbiamo intervistato per fare il punto sui suoi prossimi obiettivi, per scoprire i segreti della sua preparazione e approfondire il legame con il suo territorio.

Da ormai tanti anni sei il simbolo della mountain bike in Italia. Come nasce questa passione che ti ha portato tanti successi?

La mia famiglia non aveva mai praticato mountain bike né ciclismo in generale. Io e mio fratello gemello Daniele ci siamo avvicinati a questo sport perché abitiamo nella zona del Collio, a Gorizia, una zona che si presta tantissimo alla mountain bike. Quando avevamo 11-12 anni nel nostro paese è stata organizzata una gara non competitiva, che si chiamava Alpine Bike Mossa: era una gara di 30-40 km e noi abbiamo partecipato con le bici che avevamo a casa insieme ad altri amici. Da quel momento entrambi ci siamo innamorati di questo sport, ci siamo iscritti con la Caprivesi, che è la squadra giovanile più grossa che c’è nel goriziano e da allora abbiamo iniziato a praticarlo.

Tu sei di Mossa e il legame con il Friuli Venezia Giulia è un elemento chiave nella tua crescita. Dove ti alleni?

Durante la stagione passo molto del mio tempo fuori, ma quando sono a casa mi alleno principalmente sulle colline del Monte Calvario e sul Carso Triestino. Ma sconfinando anche in Svizzera sul Gorda o in Slovenia sul Corada o sul Monte Santo.

Che legame hai col tuo territorio? A quali zone sei particolarmente affezionato?

Io amo tutto il mio territorio. Sicuramente mi piace molto il Carso, perché è una zona che abbiamo solamente noi. È difficile trovare un luogo simile in giro per il mondo, la sua peculiarità è questo terreno così roccioso e simile all’argilla. Lì la vegetazione rimane abbastanza bassa, i sentieri sono puliti. È un paesaggio diverso dal solito. Poi si vede il mare e, quando non c’è la bora, la temperatura è sempre abbastanza mite, quindi è ideale per andare in bici. Anche la zona del Collio, circondata dai vigneti, è un posto speciale: c’è sia un bel paesaggio, che un terreno funzionale agli allenamenti.

Come si svolgono i tuoi allenamenti durante l’anno?

Ci sono vari momenti della stagione. All’inizio, nella fase di preparazione, si usa di più la bici da strada e si fanno più ore in bicicletta anche per una questione legata al meteo. Più ci si avvicina alle corse e più l’allenamento diventa specifico, quindi si tende a usare di più la mountain bike. La parte tecnica sui sentieri rimane sempre e in mezzo ci si mette anche l’allenamento in palestra per preparare il fisico.

Da quando hai iniziato con la mountain bike quanto hai visto cambiare questo sport?

Devo dire che è cambiato molto. Soprattutto a livello di Coppa del Mondo i percorsi stanno diventando molto più veloci e con difficoltà artificiali, più che naturali. L’intento è quello di rendere più spettacolare la disciplina per la televisione e il pubblico. Si tende a fare arrivare molti più corridori sul finale di ogni gara, mentre una volta le gare erano leggermente più lunghe, più selettive e si arrivava uno alla volta. Adesso spesso si arriva a gruppetti di 5-6 atleti sul finale e fino all’ultimo non si ha la certezza del vincitore.

Maggio è il mese che ha segnato l’inizio della nuova stagione di Coppa del Mondo e poi dal 26 al 30 agosto ci saranno i Mondiali in casa, in Val di Sole. Che aspettative hai?

Il principale obiettivo per me saranno i Mondiali. La Coppa del Mondo è una competizione molto lunga, è iniziata il primo weekend di maggio e durerà fino a ottobre ed è veramente molto difficile riuscire a gestire la condizione per tutto questo periodo. Quest’anno voglio arrivare al massimo della forma per l’appuntamento di agosto e fare bene davanti al pubblico di casa.

Da atleta esperto come pensi che stia andando il settore mountain bike in Italia oggi?

Rispetto a qualche anno fa, la nazionale azzurra sta iniziando a prendere un posto decisamente importante a livello mondiale, perché adesso siamo tanti ad andare forte, soprattutto i giovani. Ci sono Under-23 come Valentina Corvi e Elian Paccagnella, ma anche Simone Avondetto, che ora è nella categoria Elite, però comunque è giovane, che stanno facendo davvero molto bene. Il movimento sta crescendo. Ci sono anche moltissimi ragazzi che partecipano alle corse: quando ci sono le gare in Italia, gli atleti junior alla partenza sono veramente tanti, sempre sul centinaio. Per questo dico che, guardando al futuro, sono ottimista.

Tu in carriera hai anche tre partecipazioni olimpiche con un podio sfiorato a Parigi 2024, dove hai chiuso quarto. Sogni ancora la medaglia a cinque cerchi fra due anni?

Certo! A Parigi mi è rimasto l’amaro in bocca perché quando arrivi così vicino a una medaglia poi fa male vedere sfuggire questo sogno. Sicuramente l’età non aiuta, però penso di essere ancora negli anni buoni per poter puntare a fare un podio a Los Angeles 2028. In questi anni continuerò ad allenarmi avendo bene in mente che il mio più grande obiettivo rimane quello.

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