Grandes Jorasses: Ladevant e Maynadier firmano la “Directe de l’Amitié” in libera e a vista
Salita di alto livello sulla parete nord delle Grandes Jorasses: 1100 metri, 22 tiri e difficoltà fino a M9+. Louna Ladevant e Mathieu Maynadier completano la via con uno stile impeccabile, con 2 bivacchi in parete e discesa in parapendio.
Al giorno d’oggi, sulle grandi alpine, lo stile conta quanto (e spesso più) del risultato. È in questo solco idelae che si inserisce l’ultima realizzazione di Louna Ladevant e Mathieu Maynadier, che hanno portato a termine la salita della Directe de l’Amitié sulla parete nord delle Grandes Jorasses in libera e a vista.
Una linea iconica, lunga circa 1100 metri e valutata ED+ con passaggi fino a M9+, che i due hanno affrontato senza esperienze pregresse, leggendo la parete metro dopo metro, tiro dopo tiro. Una salita che rappresenta una sintesi perfetta tra arrampicata tecnica e alpinismo d’alta quota. A raccontare la portata dell’esperienza è lo stesso Louna Ladevant, che sui social ha ripercorso un progetto durato anni: “Ci sono progetti che scorrono lisci e questo non è uno di quelli. Tre anni dopo l’inizio di questa avventura, Mémé e io siamo finalmente in vetta alla parete nord delle Grandes Jorasses lungo la mitica ‘Directe de l’Amitié’, interamente in libera e a vista. Un’avventura pazzesca, con 22 lunghezze più o meno tutte difficili, due bivacchi in portaledge e uno in cima“.
Una salita lunga e complessa, costruita nel tempo. “Dopo tanta cattiva meteo, alti e bassi, tanto impegno e soprattutto tanta energia per cercare di farne anche un film, siamo felicissimi di averlo portato a termine”. La progressione si è svolta in stile alpino su una delle muraglie più severe del massiccio del Monte Bianco. Ma è la discesa a rendere ancora più singolare la realizzazione: “Avevamo scommesso di portarci le vele, con il sogno di decollare dalla cima. Dopo 1100 metri passati a trascinare il nostro saccone, è stato con molta apprensione che abbiamo tirato fuori i parapendii, con vento sfavorevole e ancora tutto il materiale addosso. Pieni di adrenalina ed emozione, siamo atterrati sul versante italiano verso le 9 del mattino“.
Un’uscita in volo che chiude il cerchio di un’avventura completa. Nel racconto non manca anche un pensiero per chi avrebbe dovuto essere parte del progetto: “Abbiamo pensato molto a Tristan (fratello di Louna, nda), con cui questo progetto era iniziato, ma che è stato costretto a restare a casa per una distorsione alla caviglia”.
Sicuramente una delle realizzazioni più interessanti della primavera sulle Alpi, non solo per la difficoltà tecnica ma per l’approccio adottato. “Siamo davvero felici di chiudere la stagione delle picche in questo modo”.






