Medicina e benessere

Nuovi studi sui traumi da valanga

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Il periodo invernale è ormai terminato, ma la neve sui monti è ancora abbondante, costituendo ancora un serio pericolo per gli scialpinisti. Nello scorso mese di febbraio sono stati pubblicati alcuni interessanti lavori scientifici riguardanti la mortalità dovuta alle valanghe. Ecco una breve mia nota a tal riguardo.

Jeff Boyd, medico canadese e guida alpina, ha pubblicato con altri autori sul Canadian Medical  Association Journal uno studio retrospettivo effettuato su di un periodo di 21 anni (dall’aprile 1984 all’aprile 2005)  (CMAJ,2009, 180 (5). 507-12) riguardante le cause di morte tra le vittime provocate da valanghe, registrate in Canada. Nel corso degli ultimi 30 anni le valanghe hanno causato 329 morti nel paese nordamericano.

Le valanghe uccidono un gran numero di persone, soprattutto in giovane età (20 anni  l’età più colpita). Gli sport e le attività all’aperto costituiscono per il 92 per cento la causa di morte dovuta a valanga. In Canada, l’88 per cento delle morti registrate si sono verificate in Alberta o in British Columbia.

Nel corso dei ventun’anni cui fa riferimento lo studio in oggetto, si sono verificate 204 morti . Di queste vittime 117 sono state sottoposte ad autopsia, mentre 87 sono state sottoposte a semplice esame medico-legale esterno. L’asfissia si è dimostrata la  causa di morte in 154 casi  (75 per cento). I traumi sono stati causa di morte in 48 soggetti (24 per cento). Il 9 per cento delle morti  causate da trauma,  si sono verificate tra i conduttori di motoslitte, mentre il 42 per cento si è verificato tra gli arrampicatori su cascate di ghiaccio. I traumi al torace hanno inciso per il 46 per cento, mentre i traumi cranici per il 48 per cento dei casi.

In uno studio retrospettivo osservazionale effettuato nello Utah, negli Usa, da Johnson, dal 1992 al 1999, risulta che il 61 per cento dei decessi ha riportato un trauma cranico chiuso. Utile e raccomandabile, a questo punto, l’utilizzo del casco per coloro che praticano lo scialpinismo in zone boscose.

L’ asfissia e traumi gravi sono le principali cause di morte dovute a valanga. Il tipo di incidente da valanga è diverso rispetto a quanto descritto dagli studi effettuati in Europa, che hanno riportato una percentuale di morte dovuta a trauma pari al 5 per cento. La differenza è dovuta alla diversità del terreno ed alla topografia delle montagne. Gli autori concludono dicendo che è molto importante rispettare le raccomandazioni riguardanti la sicurezza delle attrezzature, delle procedure e dei sistemi di salvataggio e di rianimazione.

In un commentary comparso nello scorso mese di febbraio 2009, sempre sul Canadian Medical Association Journal, Hermann Brugger discute delle  strategie da adottare negli incidenti da valanga. L’autore riporta che la mortalità causata dalle valanghe è in aumento in Canada e negli Stati Uniti d’America. Il trauma costituisce il maggiore fattore di rischio tra coloro che praticano l’eliski (30 per cento di mortalità).

Mediamente si hanno in Europa ed in Nord America 146 decessi provocate da valanga per anno. Viene ribadita la principale importanza nell’asfissia quale causa di morte nel travolgimento da valanga. L’ipotermia ed i traumi ricoprono un ruolo meno importante. Le strategie di soccorso, la sicurezza delle attrezzature e le indicazioni sul trattamento puntano molto, attualmente, sulla prevenzione e sul  trattamento dell’asfissia e dell’ipotermia. Misure preventive e gestione “on site” delle cure per le vittime da valanga dovrebbero essere pure indirizzate verso i traumi, considerati elevati fattore di rischio.

La durata media del seppellimento per vittime completamente sepolte in valanga e colpite da trauma risulta di 25 minuti in Canada contro i 45 minuti dei morti per asfissia. La durata media dei sepolti in valanga in Svizzera (1979-1999) era di 120 minuti. Secondo lo studio di J. Boyd, in Canada il soccorso si rivela più efficiente rispetto alle altre nazioni. La probabilità di sopravvivenza sembra dipendere dal grado e dalla durata del seppellimento e dalla presenza di un “air pocket” e dalla pervietà delle vie aeree. La durata del tempo di seppellimento si dimostra un fattore decisivo. Al momento sono a disposizione sul mercato tre mezzi per gli scialpinisti: l’arva, l’airbag e la life jacket. Nessuno di tali sistemi risulta in grado di prevenire gravi incidenti dovuti a valanghe. 

Giancelso Agazzi
commissione medica Cai Bergamo

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