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Caligiuri (Uncem): le comunità montane non servono a niente

30 ottobre 2005 – "Tranne qualche lodevole eccezione, le comunità montane non servono a niente". Non usa giri di parole Mario Caligiuri consigliere nazionale dell’Uncem (l’Unione degli enti di montagna).

 

In netto dissenso con la linea espressa dal presidente Enrico Borghi, Caligiuri attacca: "Sarebbe meglio sopprimere le comunità montane e ripartire gli 800 milioni di euro che incassano attualmente ai comuni di montagna». Una voce fuori dal coro quella di Caligiuri, secondo cui "i Comuni possono offrire gli stessi servizi meglio, prima e spesso anche a costi più bassi".

 

Mario Caligiuri basa le sue affermazioni sull’esperienza diretta. Il consigliere dell’Uncem infatti sindaco di Soveria Mannelli, comune in provincia di Catanzaro e sede di comunità montana, dal 1985 al 2004. E ancora oggi è presidente del Consiglio comunale.

 

Secondo Caligiuri "la realtà è che nella gran parte dei casi le comunità montane utilizzano male le risorse". "Dal mio punto di vista – ha detto alla stampa – i costi della politica rappresentano nel nostro paese uno degli elementi principali della decadenza della democrazia e della efficienza dei suoi servizi. In tale quadro, occorre intervenire al più presto. E salvaguardare le zone montane, come vuole la Costituzione. Mantenendo per esempio gli ospedali di montagna, quelli sì indispensabili".

 

Caligiuri parte dal principio di sussidiarietà e di attuazione del federalismo rivolto ai comuni. "In questo contesto, l’eliminazione delle comunità montane è un segnale necessario, se si vuole sul serio incidere per erogare servizi accettabili per tutti. È evidente a tutti che quello che fanno le comunità montane, così come altre istituzioni, possono essere fatte meglio, prima e spesso anche a costi più bassi dai comuni".

 

"Tranne qualche lodevole eccezione – chiosa la spina nel fianco di Borghi – della scomparsa delle 356 comunità montane in Italia, soprattutto nelle regioni del Sud, non ne sentirebbe la mancanza nessuno, se non i diretti interessati. Va da sè che gli 800 milioni di euro che attualmente vengono loro trasferiti dovrebbero essere ripartiti, in tutto o in parte, tra i comuni di montagna". 

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