Alpinismo

Parete Nord dell’Ogre, al via il tentativo russo di scalata. Sarà finalmente la volta buona?

Nessuno fino a oggi è riuscito ad avere ragione della leggendaria, e difficilissima, parete del Karakorum.

La parete Nord del Baintha Brakk I (7285 m), conosciuto come Ogre, è una delle ultime questioni alpinistiche ancora aperte in Karakorum. I russi Ratmir Mukhametzyanov, Alexander Parfenov e Alexey Sukharev intendono sfidare questa parete e le sue elevatissime difficoltà, descrivendo l’impresa come il culmine della loro evoluzione di alpinisti. L’anno scorso, il trio ha vinto la versione russa del Piolet d’Or per la nuova via al Military Topographers Peak, nel Tien Shan centrale.

“Solo adesso siamo in grado di raggiungere qualcosa di importante, lasciando la nostra firma nella storia con la prima salita di una montagna leggendaria” ha scritto Mukhametzyanov.

Una montagna tanto bella quanto ostile

La Nord dell’Ogre si raggiunge dal ghiacciaio Choktoi. Si tratta di un’impressionante guglia di granito che si staglia tra tre massicci del Karakorum: i Latok, gli Ogre, e le Biacherahi Towers. Il Baintha Brakk I ha visto solo tre salite nella storia. I primi sono stati Doug Scott e Chris Bonington nel 1977, in una drammatica e famosa spedizione: durante la discesa, Scott si è rotto le gambe ma è riuscito a scendere dalla montagna, sopravvivendo.

Si è poi dovuto aspettare 24 anni, con oltre 20 tentativi falliti, per una seconda salita, ad opera di Kyle Dempster e Hayden Kennedy. I due hanno aperto una nuova via sulla parete Sud nel 2012 guadagnandosi un Piolet d’Or per l’impresa. Nel 2016, i due sono scomparsi mentre tentavano la salita della parete Nord della stessa montagna, dopo aver quasi raggiunto la vetta per lo stesso itinerario l’anno precedente, nel 2015.

L’ultimo tentativo sull’Ogre ha avuto luogo l’anno scorso, con gli alpinisti Francois Cazzanelli, Matteo Della Bordella, Silvan Schupbach e Symon Welfringer. Questi non sono riusciti ad aprire la via che avevano pianificato sul pilastro Sud-Est, ma hanno ripiegato sul Baintha Kabata, una cima vicina anche detta The Ogre’s Son.

La parete Nord

Nel 2021, Hervè Barmasse e Daniele Bernasconi hanno sfidato la parete Nord, ma sono stati respinti dal maltempo. È poi stata la volta di Bruce Normand e Billy Pierson, anch’essi costretti a rinunciare a causa di una sezione di roccia friabile e instabile. “Non si tratta affatto del granito perfetto per cui l’Ogre è famoso, ma di una roccia così fragile da non offrire alcuna possibilità di piazzare le protezioni, né abbastanza solida per appoggiarvi una piccozza o un rampone. Senza una copertura nevosa, che ci si può aspettare forse solo a settembre, era impossibile avanzare” aveva scritto Normand nel 2015 sull’American Alpine Journal.
Adesso la palla è in mano ai russi: non resta che aspettare per vedere come gestiranno questa formidabile e gigantesca parete.

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