Alpinismo

“Emozioni alpine”, la nuova via di dry tooling di Santi Padrós in Val Travenanzes

La salita effettuata con Rolando Varesco e Raffaele Mercuriali. Il racconto nel coinvolgente, a volte buffo, italiano dello scalatore spagnolo

Posso dire che questa è la via di dry tooling più dura che io abbia mai scalato”. Parole di Santi Padrós, il fortissimo arrampicatore spagnolo da oltre 15 anni trapiantato in Val di Zoldo. A metà dicembre, approfittando delle temperature gelide Santi ha aperto con Rolando Varesco e Raffaele Mercuriali una nuova via in Val Travenanzes, non lunghissima ma dalle difficoltà elevatissime. Sono stati necessari due giorni per portare a temine la salita, battezzata Emozioni alpine (115m. M11? WI6) e dedicata all’amico Giovanni Andriano scomparso un anno fa.

Padrós ci ha inviato un racconto-relazione di quei giorni, raccomandandosi di sistemare il suo italiano non ancora perfetto. Preferiamo però pubblicare (quasi) esattamente il suo testo, salvaguardando le coinvolgenti, e a volte divertenti, contaminazioni linguistiche. Sembra di sentirlo parlare.

Il mio racconto intossicato di pazsione

La via non è stata concatenata, proponiamo un avvicinamento ai gradi che possano saltare fuori, però servono un po di giri per sistemare la roccia, forse anche qualche protezione fissa in più. Abbiamo usato dei spit per evitare romperci le gambe in diversi tratti, e cosi lasciare un itinerario d’impegno psicologico e fisico, però bello da scalare, sperando venga ripetuto ed apprezzato dagli entusiasti di questa modalità.

Se qualcuno ha la passione necessaria di andarsi a farsi un giro, lo faccia con consapevolezza. A noi ha piaciuto! Il muro dove si svolge la via, decisamente si presta a itinerari moderni multipitch di alta difficolta, di dry tooling, chi sa cosa salta fuori li!

12 dicembre. E’ un po’ di giorni che ho le punte di Dry sulle mie picche. Come gli ultimi anni la stagione parte con falesie dry, più o meno strapiombanti, diciamo che quello non è il terreno che più amo, però aiuta a mettere le bracciole al suo posto prima della stagione chiave.

 Tra altro riprendo alcuni dei miei soci appassionati di picche, Rolando Varesco e Raffaelle Mercuriali, che accettano, “quasi” qualsiasi proposta che venga da me…

 In Dolomiti saltano fuori nuovi itinerari da per tutto, sembra parta proprio una stagione interessante. A noi viene voglia di perlustrare la Val Travenanzes, dove idee non mancano e sembra che nessuno ci abbia meso il naso ancora. Sarà perche nessuno ha publicato nei nostri amati social? O perché tocca camminare un po’ più di una oretta per vedere qualcosa?

 Ci addentriamo nella Valle dal silenzio, le prospettive già nell’avvicinamento sono buone, tantissimo ghiaccio in giro, anche qualche colata mai vista, sì, sì. Io sono ancora in formato arrampicata Dry, così spingo per una nuova linea che ho occhiato da 3 anni, nel muro roccioso giusto prima d’entrare in valle. La verità è che avevo scelto un’altra linea, però non son stato l’unico, li ci riposa una corda appesa da due anni.

Torniamo a noi, poveri sprovveduti, risaliamo un zoccolo un tanto scabroso, per piantarci alla base della prima fessura che sarà l’inizio della via! Quando ci arrivo sento Rolando battere un chiodo nella sosta zero! Marciota sì quella fessura che lo stesso Rolando, con tanta pazienza, scalerà.  A un punto decidiamo proteggere con un spit una brutta caduta, la roccia non è un gran che e ci sentiamo di lasciare l’itinerario con espansioni e cosi abbassare l’esposizione.

 Il secondo tiro lo faccio io, è proprio una goduria, la attraversata verso sx in partenza della sosta  è esposta e molto tecnica. Pianto uno spit dopo 4 metri per non schiantarmi contra la cengia di sosta e poter fare i movimenti verso la fessura soprastante più felicemente. Si continua con buoni piedi e fessura bella da proteggere, dopo il tiro si raddrizza e diventa molto duro. Buchi, rovesci, un bel volo… ed arrivo, dopo mettere due spit, alla fessura sotto il ghiaccio.

Lì lo strapiombo si fa sentire forte, il peso dell’imbrago con tutta l’attrezzatura mi tira in giù come un maiale, soffro la mia pazsione mattamente, mentre sorrido, godo, ed arrampico. Esco sul ghiaccio, sempre spettacolare ed arrivo alla cengia dove faccio sosta. Rolando ed Raffaelle ricuperano il tiro, non riescono però a concatenare, bisognerà tornaci a chiuderlo. Ci caliamo a terra, lasciando le corde fissate per tornare domani a finire.

13 dicembre. Nevica leggermente, ho dormito poco, faccio fatica ad alzarmi, son stanco… Alle 6.30 siamo al parcheggio, con la idea da finire e tornare presto giù, si, si! Risaliamo le corde fisse, Rolando si lamenta di dolore in mano destra, ieri si è frantumato un po’ la mano nel primo tiro, dopo risalire le corde decide scendere ed aspettarci a terra.

Raffa parte attrezzato come per salire il Cap, a 5 metri fissa il primo spit ed attraversa verso il ghiaccio. La parte finale del ghiaccio è staccata e suona a vuoto, ma riesce ad alzarsi su movimenti aleatori fin sotto la fessura. Ufff, un piccolo friend, dopo un altro, lì la roccia è rotta, ancora due o tre movimenti, un po’ in libera un po’ di artificiale e mette un altro spit. Ora la faccenda diventa tosta, in un mix di Dry fessurato strapiombante, con protezioni veloci e qualche spit. Son 30 metri, forse un M11?

In sosta mi preparo, svuoto l’imbrago e parto da secondo il più gasato possibile per probare di concatenare il tiro. Raffa mi grida: “GODI bastardo”.  Riesco a fare tutti i movimenti ma arrivando all’ultimo spit non ne ho più. Il tiro e di una esposizione incredibile, duro, piedi precisi, qualche bola di ghiaccio, friend, un chiodo, tra spit e spit bisogna arrampicare, wow, mi sembra un’opera di arte, non ho arrampicato mai in vita mia un tiro di Dry Alpino così bello!

 La festa non finisce lì! Raffa si è fermato in un punto un tanto delicato per vari motivi:  finito quasi tutto il materiale, cottura varia del cervello, cottura varia dei bicipiti. Appesi come maiali nella sosta, scambiamo materiale e parto sopra di lui, sì, sì proprio sopra la sua testa, infatti non sa dove nascondersi, se cadessi lo lascerai come uno scolapasta!

 Non cado, metto una vitte rovescia ed un’altra corta sulla candele di uscita, passo lo strapiombo e mi incastro nel camino/diedro che mi sputa in fuori. Riesco a fissare una picca ed appendermi per mettere uno spit e proteggere una eventuale brutta caduta oltre la sosta! Già con meno stress inizio una serie di movimenti, riesco a incastrare un #2 e mettere una punta di chiodino per aggiungere un altro spit.

L’ambiente è impressionante, la gravitá si fa sentire forte pero già con questo altro spit, riesco ad alzarmi altri 5-6 metri con molta esposizione prima d’infilare un chiodo. Di nuovo mi riposo prima d’uscire fino ai ciuffi gelati. Qui metto due spit che segnano la fine di questa pazzia.

 Raffa ricupera il tiro senza concatenarlo, sarà sul M9??? Anche questo bisognerà rifarlo, anche questo con un style selvaggio come piace a me.
Ci caliamo per l’itinerario di salita sino alla sosta tre, da lì alla sosta due diventa una istoria molto complessa e completamente sconsigliata. Dalla sosta due a terra si scende senza altri problemi.

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