Ambiente

Le meraviglie della Val di Mello

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SAN MARTINO, Val di Mello — Si possono leggere articoli, guide turistiche, cartine illustrative. Si possono sentire gli abitanti del posto o i turisti, numerosissimi, durante il periodo estivo. Tutti parleranno della Val di Mello come della “perla delle montagne retiche”, del “gioiello delle Alpi”, della “piccola Yosemite”.

Silenziosa e selvaggia, unica in tutto l’arco alpino, la Val di Mello offre scenari naturali ancora intatti. Modellata dal lavoro dei ghiacciai, la valle presenta un tipico profilo ad U, offrendo allo sguardo dei visitatori due versanti molto diversi tra loro. Sul lato destro, immense muraglie di granito solcate da zone alberate dove sopravvivono faggi secolari. Ad intervalli regolari confluiscono qui le quattro valli laterali della Val del Ferro, Val Qualìdo, Val di Zocca e Val Torrone. Sul lato sinistro, le Valle d’Arcanzolo, Valle Mezzola, Val Temola e Val Romilla, più oscure e ombrose, piccole e corte. A oriente un vastissimo anfiteatro dominato dalle pareti del Monte Pioda (3431 m) e del Monte Disgrazia (3678 m) chiude la valle.

Esiste un itinerario, in questa valle, che l’attrav ersa interamente. Nulla più della descrizione di questo tragitto rende la meraviglia di queste montagne. Per attraversare la Val di Mello bisogna salire in Val Masino e raggiungere Cataeggio, il centro amministrativo di tutta la valle. Subito dopo si trova la frazione di  Filorèra.
Lì lo scenario cambia improvvisamente, aprendo verso un panorama che difficilmente si dimentica: la verticalità pura della cima del Cavalcorto e i pizzi del Ferro sorprendono l’occhio del visitatore.

Nel piano, enormi massi erratici e subito il famosissimo Sasso Remenno, il più grande d’Europa, meta privilegiata per i climbers di tutto il mondo. Da questa piana si raggiunge San martino, e da qui l’imbocco della Val di Mello. Gli scorci che si possono ammirare sono numerosissimi, sempre più suggestivi, disseminati ogni dove. Da San Martino si vede il Pizzo Torrone orientale, una delle vette più belle della valle con i suoi 3333 metri. Lo si riconosce facilmente per la sua caratteristica formazione rocciosa detta Ago di Cleopatra. Qui bisogna lasciare obbligatoriamente la macchina e proseguire a piedi perché, in questa valle ancora intatta, non esistono strade carrabili.

La traversata integrale parte proprio dal sagrato della chiesa di San Martino dove, a sinistra, parte il sentiero che s’inoltra nella valle. I boschi accompagnano la prima parte del tragitto, fino al ponticello del torrente che scende dalla valle del Ferro. A sinistra si possono ammirare le case di Ca’ dei Rogni, ma soprattutto l’immensa balconata di granito della Valle del Ferro. Si vedono le cascate che scendono dalla valle, i due famosi bastioni granitici che la delimitano.

A sinistra, le propaggini che scendono dalla cima del Cavalcorto alle cosiddette Sponde del Ferro. A destra le propaggini della costiera Ferro-Qualìdo, un sistema di rocce articolato costituito dalle formazioni del Pappagallo, dello sperone Mark e dal Precipizio degli Asteroidi. Un’ultima fatica in questa direzione porta il visitatore al parcheggio del Gatto Rosso.

Lì il tratto in salita finisce, la pista lascia il posto ad una larga mulattiera che scorre a sinistra di un bellissimo torrente. Alle spalle, uno sfondo costante accompagna tutta la camminata diretta al fondo della valle: la testata della valle della Merdarola. Di fronte, una sezione della Val Cameraccio, circo che chiude a nord-est la Val di Mello. Sulla destra, la cima del Monte Disgrazia. Sulla sinistra il visitatore aveva già lasciato l’apertura della Valle del Ferro e ora si ritrova lo scenario della Val Qualìdo, più arcana della Val del Ferro, unica fra tutte le valli laterali settentrionali a non avere alcun rifugio o bivacco.

Il sentiero che risale questa valle è certamente qualcosa di prezioso e unico in tutto l’arco alpino. La suggestione difficilmente esprimibile di questi paesaggi offre il meglio nel suo tratto mediano, dove il viottolo si arrampica scavato nel fianco di un’enorme e strapiombante formazione rocciosa, all’ombra dell’immanente parete del Qualìdo, massima espressione di verticalità della Val di Mello.

La mulattiera da qui prosegue allontanandosi dal torrente per raggiungere poi Ca’ di Carna. Il lato settentrionale della valle prosegue fino a località Cascina Piana. Un ponticello porta sul lato opposto, all’agriturismo “Alpe Val di Mello”. Oltre Cascina Piana, comincia un fitto bosco di conifere. Su entrambi i lati stanno solidi massi di granito, tra i quali spicca a destra, nella parte bassa del grande bastione roccioso, la formazione denominata Sperone della Magia.

Più avanti, a sinistra, appare quella che è in assoluto la più suggestiva delle valli laterali settentrionali: la Val Torrone. Da qui si scorge solo lo sperone terminale della costiera Torrone-Cameraccio. Mentre, deviando a sinistra e superando una breve salita, un ponticello che scavalca il torrente della Val di Zocca introduce all’ultimo, il più bello, gruppo di baite della valle. Lì, di fronte a località Ràsega, una fitta pineta chiude la  valle.

La traversata sta per finire. Un bivio scarta la traccia principale a sinistra e comincia a salire fino a raggiungere il ponticello sul torrente che scende dalla val Torrone. Sulla sinistra l’ultima e impressionante espressione della verticalità di queste montagne, la parete della Meridiana. Sulla destra, le formazioni rocciose denominate “Placche dell’Oasi”. Qui la Val di Mello si chiude, dopo la salita, con l’enorme anfiteatro della val Cameraccio. Un’oasi unica in tutto il panorama alpino. Il paradiso degli arrampicatori.

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