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Il ghiacciaio della Marmolada a 2 mesi dalla tragedia: il drone in volo tra rivoli e crepacci

Sono trascorsi due mesi dalla tragedia del ghiacciaio della Marmolada. L’estate è ormai meteorologicamente finita ed è tempo di togliere i teloni distesi a preservare quel tanto di ghiaccio e neve che basta ad assicurare qualche sciata invernale. Ma come sta nel complesso il ghiacciaio? Le immagini spesso dicono più delle parole, e i video di Local Team, girati nei giorni scorsi con un drone in volo sul ghiacciaio ferito, hanno bisogno di ben pochi commenti.

Via i teloni

La differenza tra zone coperte dai teli geotessili e quelle lasciate scoperte nel corso dell’estate risulta evidente. Ed è inevitabile tornare a riflettere, di fronte all’immagine di quella lingua bianca in un deserto di roccia e tracce di ghiaccio ingrigito, sui pro e contro di tale soluzione. Quei teli stanno salvando un ghiacciaio o il business dello sci?

Come sta il ghiacciaio nel complesso?

A mostrare lo stato di “salute” del ghiacciaio, al di fuori dell’area preservata dai teloni, è il secondo video del Local Team, che mostra sulla superficie glaciale la presenza di diffusi crepacci, estesi e profondi. E di ampi rivoli d’acqua di fusione. Condizioni che, al termine di una estate caratterizzata da continue ondate di calore, in una annata avara di precipitazioni invernali, accomunano la Regina delle Dolomiti a molti altri ghiacciai lungo l’arco alpino. Giganti in ritirata che si spera possano giovare quest’anno di un inverno più benevolo e foriero di precipitazioni nevose, di quello passato.

Le ultime stime parlano di una manciata di anni di sopravvivenza per il ghiacciaio della Marmolada. 15 anni, meno di un quarto di secolo. Nell’ultimo secolo la Regina ha infatti perso oltre il 70% in superficie e il 90% in volume. Il ghiacciaio più grande delle Dolomiti diventa sempre più piccolo, e mentre i giganti si rimpiccioliscono, i ghiacciai minori scompaiono sotto i nostri occhi.

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