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Le valanghe mettono fine alla spedizione nepalese al Nanga Parbat

Dopo le prime difficoltà causate dalla caduta di sassi che avevano costretto Mingma G. e compagni a cambiare via di salita, le cose al Nanga Parbat avevano iniziato ad andare bene: la squadra nepalese aveva terminato di allestire la via Messner ed era tutto pronto per l’attacco alla vetta.

Il Pakistan, in questo momento, è però messo in ginocchio da un eccezionale monsone con piogge definite “senza precedenti negli ultimi 30 anni” dal primo ministro Shehbaz Sharif. Il maltempo ha causato nella parte settentrionale del Paese enormi inondazioni e frane che hanno causato oltre 1.000 morti, ma alcune zone montane più a nord sono ancora isolate e il bilancio potrebbe essere destinato a crescere. Secondo i dati della National Disaster Management Authority (Ndma) sono circa 33 milioni le persone sfollate, 80.000 gli ettari di terreni agricoli devastati, oltre 3.400 chilometri di strade e 157 ponti distrutti.

Il monsone sta avendo conseguenze anche sul meteo nella zona del Nanga Parbat, le cui pareti si sono caricate negli ultimi giorni di abbondante neve. Valanghe hanno sferzato la parete Diamir, tanto che i campi allestiti sono stati spazzati via dai distacchi provenienti della cresta Mazeno.

La montagna sarà ancora lì. Ci sono tanti motivi per cancellare la spedizione quest’anno: troppe valanghe, maltempo e cadute di rocce”, scrive Tsering Sherpa annunciando la decisione di Mingma G. di chiudere la spedizione, la squadra sarebbe esposta a troppi rischi e rischiare la vita non vale la pena. Sarà per il prossimi autunno.

 

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