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Come frenare l’uccisione illegale dei lupi? In Maiella si punta sugli “investigatori”

Circa 3000, questa la stima del numero di lupi presenti tra Alpi e Appennini, sulla base del primo monitoraggio nazionale della specie. Un dato importante, che segnala una progressiva espansione del carnivoro, portato quasi all’estinzione nel secolo scorso lungo la Penisola, e al contempo accende un riflettore su problemi connessi a tale accresciuta presenza. La convivenza del lupo con una specie a due zampe, l’uomo, non è infatti un obiettivo di facile raggiungimento. Di pari passo all’aumento della popolazione aumentano casi di uccisioni illegali (bracconaggio, trappole, bocconi avvelenati) e aumenta la necessità di tutelare la specie. A tale scopo nasce il progetto WOLFNEXT, che vede la collaborazione di 17 Parchi Nazionali e il Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dell’Arma dei Carabinieri, nella definizione di una nuova strategia operativa contro i crimini a danno della fauna selvatica.

Il primo incontro di “squadra” si è svolto nel mese di luglio presso il Wildlife Research Center del Parco Nazionale della Maiella (Ente capofila del progetto), a Caramanico Terme. Un primo incontro operativo tra i tecnici del Parco Nazionale della Maiella e i vertici del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dell’Arma dei Carabinieri.

Erano presenti all’incontro il Comandante del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dell’Arma dei Carabinieri, il Gen. C.d’A. Antonio Pietro Marzo, il Vice comandante, Gen. Div. Davide De Laurentis, e il Capo di Stato Maggiore, Gen. Div. Michele Sirimarco, oltre al Col. Giulia Uricchio, Comandante del Raggruppamento Carabinieri Parchi, e il Col. Livia Mattei, Comandante del Reparto Carabinieri Parco Maiella.

Investigatori in difesa del lupo

Come spiega il Parco in un comunicato ufficiale, obiettivo del progetto “è quello dimettere a punto un percorso di collaborazione tra i 17 parchi aderenti al progetto e i Carabinieri Forestali, che porti in breve tempo alla formazione di squadre specializzate nelle investigazioni su crimini a danno degli animali selvatici, in primis del lupo che, nonostante il buono stato della popolazione, continua ad essere oggetto di mortalità illegali.”

“WOLFNEXT è il nome di un nuovo network di parchi che guarda al futuro del Lupo in Italia, alla luce dei significativi cambiamenti ecologici che ne hanno guidato l’espansione dell’areale in aree nelle quali era scomparso da decenni, che ne determinano spesso interfacce nuove e che richiedono adeguate e sempre più avanzate capacità operative e, non da ultimo, che suggeriscono soluzioni adattative e comunicazioni efficaci con i diversi portatori d’interesse – prosegue l’Ente – . Nell’alveo del progetto, tra le numerose occasioni di coordinare e sviluppare azioni innovative per favorire la tutela del Lupo e la coesistenza con l’uomo, particolare attenzione è dedicata alla lotta alle mortalità illegali.”

I protagonisti

Come premesso, sono 17 i parchi che aderiscono:

  1. Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise,
  2. Parco Nazionale dell’Alta Murgia,
  3. Parco Nazionale dell’Appennino Lucano – Val d’Agri-Lagonegrese,
  4. Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano,
  5. Parco Nazionale dell’Aspromonte,
  6. Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni,
  7. Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna,
  8. Parco Nazionale del Gargano,
  9. Parco Nazionale del Gran Paradiso,
  10. Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga,
  11. Parco Nazionale della Maiella,
  12. Parco Nazionale dei Monti Sibillini,
  13. Parco Nazionale del Pollino,
  14. Parco Nazionale della Sila,
  15. Parco Nazionale dello Stelvio,
  16. Parco Nazionale della Val Grande,
  17. Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.

Da Wolfnet a WOLFNEXT

Il progetto WOLFNEXT si fonda su 20 anni di esperienze maturate presso il Parco della Maiella nell’ambito di un altro progetto a tutela del lupo, il Life Wolfnet. Come spiegato nel corso della prima riunione dal Responsabile dell’Ufficio Veterinario del Parco, Simone Angelucci e dal Responsabile dell’Ufficio Monitoraggio e Tutela Biodiversità, Antonio Antonucci, si cercherà di adattare le tecniche investigative attualmente utilizzate a quelli che sono i “complessi contesti ambientali che connotano le cosiddette “scene del crimine” proprie delle uccisioni o dei maltrattamenti sugli animali selvatici”, mettendo a disposizione dei Carabinieri attività innovative sia nel campo medico veterinario forense, sia delle attività di monitoraggio. Tra Parchi e Arma verrà dunque attivato un percorso di collaborazione e formazione di investigatori specializzati in fauna selvatica.

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