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Monte Bianco, tutte le vie classiche di salita sono in condizioni molto difficili

Chiedere informazioni ai professionisti della montagna, e alle Guide alpine in particolare, è la prima regola di prevenzione degli incidenti che viene impartita a chi vuole avventurarsi lungo qualsiasi percorso di montagna. Ed è esattamente ciò che abbiamo deciso di fare, immaginando di intraprendere l’ascensione del Monte Bianco durante questa estate torrida e secca, già segnata dal drammatico incidente della Marmolada, sentendo al telefono il presidente della Società delle Guide Alpine di Courmayeur Alex Campedelli.

Alex, cosa consiglieresti a un alpinista preparato che ti chiede le condizioni delle vie di salita al Monte Bianco?

Innanzitutto gli comunicherei che da domenica 17 giugno la via normale italiana dal Rifugio Gonella è vivamente sconsigliata, sia perché il rifugio chiude per mancanza d’acqua, sia perché il ghiacciaio non è più in condizioni. Dopo un inverno secco come lo scorso, a inizio stagione eravamo ancor più pessimisti. Ma poi è stato fatto un gran lavoro di tracciatura che ha consentito di individuare i punti più sicuri e di percorrere l’itinerario fino a questi giorni. Il caldo ha fatto il resto. Rimane quindi un’unica via di salita al tetto delle Alpi, quella su cui portiamo anche noi i nostri clienti, cioè il percorso del Gouter.

Che tipo di pericoli presenta?

Occhio al ben noto Couloir del Gouter che scarica ghiaccio e sassi con zero termico oltre i 4000 metri di quota. Sono poche decine di metri, ma occorre affrontarlo solo nelle prime ore della giornata e con buon rigelo notturno (nel bollettino sullo stato del Monte Bianco del 14 luglio La Chamoniarde segnala che a causa delle temperature nel Couloir del Gouter cadono rocce a qualsiasi ora del giorno e della notte, ndr). E poi bisogna considerare la quota elevata e la lunghezza del percorso: meglio arrivarci per gradi. Per esempio, a coloro che si presentano all’ufficio guide proponiamo sempre le salite del Breithorn e del Gran Paradiso prima di tentare il Bianco.

Cosa ci dici della via dei Trois Monts, quella che sale dall’Aiguille du Midi e dal rifugio dei Cosmiques?

Noi da quella parte non passiamo già da qualche anno perché i seracchi del Tacul sono troppo pericolosi e imprevedibili per portarci i clienti. Senza contare che l’uscita sul Col du Mont Maudit sta diventando sempre più complessa. No, quello è un percorso che mi sento vivamente di sconsigliare.

Cosa resta da fare in zona, allora?

Con queste temperature bisogna evitare, ovviamente, i percorsi di ghiaccio e di misto. E i ghiacciai più facili stanno diventando impraticabili. Restano le grandi vie di roccia. Ma anche in questo caso mi spaventa consigliare un percorso piuttosto che un altro perché il caldo sta modificando le condizioni del permafrost, il collante che tiene insieme lo straordinario granito del Bianco. È uno scenario inedito che nemmeno i geologi sanno interpretare. Sono anche nel Soccorso Alpino Valdostano come tecnico di elisoccorso e non posso più prendermi la responsabilità di mandare qualcuno a fare una via. E se domani crolla proprio mentre la stanno salendo?

Nei giorni scorsi si è parlato di una variante più sicura alla normale italiana, recentemente riattrezzata da Delfino Viglione e dai finanzieri di Entreves. Cosa ne pensi?

Si tratta di una via storica, già presente anche nelle guide grigie del CAI. Presenta difficoltà nettamente superiori a quelle di una normale, ma potrà sicuramente diventare una valida alternativa. Per il momento mi sento di dire che bisognerà provarla e percorrerla un po’ di volte prima di dare il pronti via.

Di fronte all’ipotesi di chiudere le montagne o alcuni itinerari, come vi ponete?

Siamo assolutamente contrari perché la montagna e l’alpinismo devono rimanere un terreno di libertà, un ambiente bellissimo che si affronta a proprio rischio e pericolo e dove ciascuno si assume le proprie responsabilità. Detto questo, gli scenari che ci sta mettendo di fronte il cambiamento climatico sono inediti per tutti e ci stanno proponendo nuove problematiche e nuovi pericoli a cui dobbiamo imparare ad adattarci.

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