GuideSicurezza in montagna

Pianificare un itinerario in montagna online, sì o no?

Il dibattito è tornato a divampare al termine dell’operazione del Soccorso alpino austriaco di qualche settimana fa (che ha consentito di salvare 99 alunni e 8 docenti di una scolaresca, rimasti bloccati su un sentiero esposto nella Kleinwalsertal). Appena tornato a valle, infatti, il professore che aveva organizzato l’escursione si è difeso affermando che la scelta di quel percorso, evidentemente inadatto per la comitiva, era stata presa basandosi su una relazione trovata in rete che lo definiva “facile”. La risposta del Soccorso alpino austriaco è arrivata a stretto giro con una dichiarazione in cui ribadisce che la pianificazione di un itinerario in montagna non deve essere fondata esclusivamente sulle informazioni raccolte in rete e che occorre prestare attenzione sull’uso delle APP.

Il punto di vista del CNSAS

I colleghi austriaci hanno ribadito un concetto condivisibile, ma attenzione a non demonizzare internet e le nuove tecnologie che possono essere strumenti molto utili per chi frequenta la montagna. Semplicemente, come tutte le novità, occorre imparare a maneggiarle con cura“. Si inserisce nella discussione Pino Giostra, avvocato cuneese e membro della direzione del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico per portare la testimonianza dell’organizzazione italiana che si occupa di soccorso in montagna e in tutte le aree del paese caratterizzate da terreno impervio e ipogeo.

Qual è stato il principale errore commesso dal professore austriaco?

Preferisco fare un ragionamento di carattere generale perché non conosco con precisione le dinamiche di ciò che è accaduto e perché non mi piace fare la parte di chi punta il dito. Mi sento di dire che internet può certamente essere un ottimo spunto per raccogliere informazioni su una gita o un itinerario da intraprendere. Ma non deve essere l’unico. Nel caso della scolaresca, mi pare di capire che la disavventura sia stata causata anche dalle piogge dei giorni precedenti che avevano reso particolarmente scivoloso il terreno. Questo perché le condizioni della montagna possono cambiare molto rapidamente mentre una relazione, anche la più affidabile e precisa, non può prevedere tutte le possibili variabili.

Quindi, qual è il modo corretto per documentarsi prima di affrontare un percorso in montagna?

Quando si raccolgono informazioni su internet, ma non solo per pianificare una gita, bisogna imparare a individuare le fonti attendibili, di cui possiamo fidarci. Poi consultare il bollettino meteo, e il bollettino valanghe in inverno, che ci aiuta a scattare un’immagine più definita dell’ambiente che andremo ad affrontare. Ma, soprattutto, rivolgersi ai professionisti che vivono e lavorano in montagna: mi riferisco alle Guide alpine, agli Accompagnatori di media montagna, agli Accompagnatori naturalistici. Sono le figure che conoscono meglio la montagna perché la frequentano quotidianamente, la osservano e hanno l’esperienza per interpretarne i cambiamenti. Non bisogna vergognarsi di chiedere un consiglio.

Che discorso si può fare sull’uso delle APP?

Possono essere strumenti molto validi, ma anche in questo caso vanno usate con attenzione. Prendiamo l’esempio del telefono cellulare che è utilissimo finché prende e funziona, ma se ne ho bisogno proprio quando non c’è campo o quando la batteria è scarica? Il messaggio è che non bisogna fare affidamento esclusivo sulla tecnologia. Il CNSAS, per esempio, ha realizzato una propria APP, GeoresQ, che consente il tracciamento di una gita in montagna tramite rete GPS, fornisce una cartografia digitale di alto livello e permette l’invio di un messaggio di allarme tramite rete dati. È gratuita per tutti i soci CAI e si sta rivelando sempre più efficace nell’attivazione dei soccorsi. Ma come tutte le cose, ha dei limiti che bisogna tenere in considerazione.

Meglio una relazione trovata su internet o le vecchie guide cartacee?

Certamente una relazione pubblicata in una guida cartacea e scritta da un professionista ha una maggiore rilevanza rispetto a quella di un appassionato pubblicata in rete. Tuttavia, anche le relazioni hanno dei limiti, proprio come la tecnologia. Forniscono informazioni tecniche e valutazioni di carattere soggettivo, ma non saranno mai in grado di restituirci le condizioni oggettive della montagna che cambiano molto rapidamente, soprattutto in inverno quando le caratteristiche della neve e del ghiaccio possono mutare in pochi minuti.

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3 Commenti

  1. Come per tutte le cose, anche per le app, le indicazioni di professionisti, fino ad arrivare alle vecchie cartine, come dicevano i latini … CUM GRANO SALIS

  2. sullo schermo appicco carta da lucidi e mi copio l’itinerario con pennarello a punta fine…se non è concesso stampare dal copyright. Utile esercizio lo sviluppo altimetrico con uso dellecurve di livello.Volendoci si puo’ confezionare un leggio simile a quello dello sci orientamento, ma molto piu’ leggero e molto meno costoso…in leggerissimo pannello di polietilene gommoso semirigido di schiuma dai imballaggio . un fac simile e’sul web, ma bisogna chiamarlo all’inglese-.finnico
    “ski oi map holder”, carta visionabile alla luce del sole o pila.
    Alcune regioni consentono di scaricare la carta tecnica regionale, e pure di stamparla con ingrandimenti.

  3. CUM GRANO SALIS
    Mi piace, aggiungo che sembra sia diventato molto più facile per la gente normale perdersi nella civilizzazione (città, sentieri iperbollati, creste attrezzate, ferrate, vie super spittate, …) che perdersi in ambiente poco frequentato, dove si deve studiare e guardare dove si va. 🙂

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