Alpinismo

Mondinelli, Moro e Merelli: con l’Everest non si scherza

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BERGAMO — Ci vorrebbe più consapevolezza. E’ questo, in sintesi, il monito di Silvio Mondinelli, Simone Moro e Mario Merelli. Tre grandi dell’alpinismo intervengono, seppur con toni diversi, sulle discusse spedizioni commerciali e le presunte omissioni di soccorso commesse sull’Everest la primavera scorsa.

Silvio Mondinelli: “Non si può proibire nulla, ma le montagne non si comprano”
(Sulle spedizioni commerciali all’Everest) —  Non possiamo proibire a nessuno di salire sull’Everest. Lì si lamentano tutti, però anche i forti alpinisti usano la roba delle spedizioni commerciali, perché fa comodo. Fa comodo anche a me. L’importante è che sappiano quello che fanno, con i soldi non si comprano le montagne. Poi è ovvio che se chiamano aiuto mettono in pericolo anche gli altri, ma sarebbe meglio discutere di chi li porta in cima piuttosto che di loro: l’uomo è sempre andato all’avventura, è un istinto. Ad andare su un ottomila si fa già fatica da soli, figuriamoci a volerne portare un altro. Questi meriterebbero una ramanzina.
 
(Sulle omissioni di soccorso) —  Io sono tornato indietro per fare un soccorso, e son del parere che possono farlo anche gli altri. Credo che sia più importante salvare una persona che andare in cima ad una montagna. Questo però non deve essere una scusa per non essere arrivati in cima.
 
Simone Moro: "Il 90 per cento di coloro che salgono sull’Everest non sono in grado di affrontarlo"
(Sulle spedizioni commerciali all’Everest) — "Per affrontare il problema di soccorrere o no le persone sull’Everest va fatto un passo indietro: il vero nocciolo della questione è che ci siano così tante persone in difficoltà. Il 90 per cento di quelli che oggi tentano l’Everest secondo me non sono in grado di affrontare la montagna con un coefficiente di rischio accettabile, e non dovrebbero neanche tentarlo. Attenzione: non sto giustificando chi omette il soccorso. Ma così come manca il buon senso a chi si inerpica sull’Everest e poi magari collassa, non mi meraviglia che altri alpinisti, magari anche più forti, non abbiano il buon senso o le capacità di aiutare gli altri. Anche perché a quelle quote è molto anomalo avere la forza di aiutare qualcuno che non sta più sulle proprie gambe. E ve lo dice uno che nel 2001 un salvataggio l’ha compiuto".
(Sulle vere o presunte omissioni di soccorso) — “Conoscendo Russel Brice, che è una delle persone più ciniche del mondo, mi viene da pensare che sia vero che abbia detto “andate avanti”. Ma non essendo stato lì, non posso dire niente di sicuro. Comunqe, se per Sharp è inequivocabile che 40 persone gli sono passate davanti e non hanno fatto un tubo, la polemica riguardo Piantoni ha un taglio completamente diverso, nel senso che secondo me è stata montata ad hoc da Dan Mazur, che non è arrivato in vetta e aveva probabilmente bisogno di qualche etichetta come scusa. Ma l’ha combinata davvero grossa”.
 
Mario Merelli: "Il mondo è libero ma la propria libertà non deve essere misurata sugli altri"
(Sulle spedizioni commerciali all’Everest) – “L’Everest è una montagna strana. La più alta del pianeta, la più famosa. Quando sei al campo base, capisci che è ancora lei la montagna che tutti sognano di tentare… alpinisti o pseudo alpinisti. Per esempio, ho visto una giapponese letteralmente portata in spalla da uno sherpa da campo 1 a campo 2. Tutti gliene hanno dette un sacco. Lo sherpa voleva portarla indietro e lei diceva “no, io a campo 2 ci voglio arrivare”. Aveva 60 anni. Aveva ramponi ai piedi e piccozza in mano, ma non toccava terra. In questi casi devi far finta di niente, passare via e pensare che il mondo è libero. Però questa libertà ogni tanto andrebbe valutata. Non può essere una libertà che chiede troppo agli altri e pensare che coi soldi si possa fare tutto".
 
(Sulle vere o presunte omissioni di soccorso) – "Ho letto di Piantoni e mi è dispiaciuto perché l’ho conosciuto bene l’anno scorso al Broad Peak. E’ un ragazzo in gamba e penso che tutto quello che  hanno scritto sia assolutamente falso. È impossibile che sia passato a fianco di qualche ferito senza prestare soccorso: è un professionista della montagna, una guida alpina. C’è da dire anche che a 8600 metri non è sempre facile riconoscere chi sta bene chi sta male, tutti siamo appoggiati sulla piccozza a cercare il fiato".
 
Sara Sottocornola

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