Gente di montagna

Andrzej Bargiel

“I sogni e la passione sono fondamentali, ma la mia vita e quella dei miei compagni è più important.”

Andrzej Bargiel

Ha solo 33 anni, ma il suo nome è già parte della storia. Andrzej Leszek Bargiel prosegue la tradizione alpinistica polacca iniziata con la prima invernale dell’Everest nel 1980. Bargiel non è uno specialista dell’inverno himalayano, ma è un atleta di altissimo livello. Più volte campione polacco di scialpinismo e tra i primi nelle classifiche mondiali. Detentore di diversi record di velocità ama sfidare l’impossibile sciando nella zona della morte. Nel 2018 diventa protagonista indiscusso delle altissime quote con la prima discesa integrale del K2.

La vita

Nato il 18 aprile 1988 nel piccolo comune di Jordanów, nel sud della Polonia, Andrzej è il nono di undici fratelli. Fin dai primi anni si dimostra un bambino ricco di energie che da un gran lavoro ai suoi genitori Maria e Józef Bargiel.

La passione per lo sport e l’aria aperta lo accompagna fin dall’infanzia. Ama correre dietro ai palloni, arrampicarsi sugli alberi o nuotare. Durante gli anni del liceo inizia a canalizzare questa sua naturale predisposizione verso lo sport grazie ad attività come la mountain bike e l’ippica. Lo sport lo forma e già durante i primi anni riesce a togliersi qualche soddisfazione in sella alla sua bici. Purtroppo però l’avanzamento atletico si interrompe con la rottura della bici. Il club sportivo non ha i soldi per permettersene una nuova e lo stesso vale per la famiglia di Bargiel. È in questo momento che il polacco riscopre le assi.

Bargiel prova il suo primo paio di sci a 9 anni. Li prende dal vicino di casa che in cambio riceve delle racchette da ping pong. Sono sci in legno, insieme a cui riceve un paio di scarponi taglia 44, un po’ fuori misura per un bambino di 9 anni. Ma Bargiel è entusiasta del suo affare e non vede l’ora di provarli. Niente piste da sci, ma le collinette del paese dove con gli amici si diverte a scendere e a saltare su rudimentali trampolini. L’amore è immediato, tanto che continua ancora oggi.

Lo sport

Trovato nello sci, ma anche nella corsa, il suo mezzo di espressione in breve Bargiel dimostra di avere qualcosa in più degli altri. A 19 anni, nel 2007, si classifica al primo posto nel campionato polacco di sci alpino (giovanili). L’anno seguente si guadagna un terzo posto alla Coppa del Mondo di Madonna di Campiglio (categoria junior). Nel 2009, come espoir, conferma nuovamente un terzo posto in Coppa del Mondo. Nel 2010 in Georgia partecipa all’Elbrus Race, durissima gara di corsa in montagna dove riesce a conquistare il primo posto migliorando tra l’altro il record prima appartenente a Denis Urubko (edizione 2006). Sempre nel 2010 partecipa a Pierra Menta e Patrouille des Glaciers ottenendo rispettivamente un nono e un decimo posto.

L’altissima quota

Nel giro di poco l’evoluzione di Bargiel lo porta ad allontanarsi dal mondo agonistico per ricercare nuove emozioni. Le trova nell’alpinismo o, meglio, nella combinazione tra alpinismo e sci. Lo sci estremo, sul ripido e anche oltre gli ottomila metri diventano il nuovo pane quotidiano per questo ragazzo carico di energia. Nel 2012 prova il suo primo Ottomila, il Manaslu, dove si vede costretto a fermarsi a circa 7600 metri per colpa del peggioramento meteo. Già in questa prima occasione porta con se gli sci, che utilizza per il rientro al campo base. Tre mesi dopo viene invitato a prendere parte alla spedizione al Lhotse. Cerca la salita in velocità ma viene fermato a 7900 metri dal maltempo. Anche in questo caso per il rientro utilizza gli sci.

Nel 2013 da il via al progetto Hic Sunt Leones – ecco i leoni – che ha come obiettivo la discesa con gli sci dalle più alte montagne della Terra. Primo obiettivo è la cima centrale dello Shisha Pangma da salire nel minor tempo possibile per poi lanciarsi in discesa sulle assi. Con lui in questa spedizione suo fratello Grzegorz, il cineoperatore Dariusz Załuski e il fotografo Marcin Klin. La salita riesce in 30 ore per poi concludersi con una sciata che lo riporta a campo 2 e poi al base. È il primo polacco a riuscirci.

Nel 2014 affronta nuovamente il Manaslu impiegando 14 ore per andare dal campo base alla vetta per poi ridiscenderlo con gli sci. Quando ferma il cronometro al campo base sono passate appena 21 ore e 14 minuti dalla sua partenza. Record battuto nel settembre 2019 dal valdostano François Cazzanelli, salito e sceso in 17 ore e 43 minuti.

Il 2015 lo vede in cima al Broad Peak, salito in sole 8 ore. In sole 3 ore compie invece la prima sciata integrale della montagna.

Nell’estate 2016 si dedica alle 5 vette sopra i settemila metri dell’ex Unione Sovietica che portano al conferimento del premio Snow Leopard a chi le sale tutte. Bargiel non solo le sale tutte, ma lo fa nel tempo record di 30 giorni battendo il precedente record di Denis Urubko e Andrei Molotov.

Il 22 luglio 2018 è diventato il primo uomo nella storia a scendere con gli sci il K2 dalla cima alla base.

Onorificenze

  • 2015 – Croce d’Oro al merito
  • 2016 – Man of the Year 2015 del National Geographic
  • 2016 – Premio Snow Leopard
  • 2016 – Premio Kolosy per l’alpinismo
  • 2018 – Premio Kolosy per l’alpinismo
  • 2019 – National Geographic Adventurer of the Year

“Guardavo in tv, con alcuni amici, il resoconto di una spedizione polacca e pensai solo questo: c’è neve, si può scendere sciando.”

Andrzej Bargiel sull’idea di sciare il K2.

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