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“From 0 to 0”: dal mare in cima alle Apuane e ritorno, la nuova sfida di Andrea Lanfri

“From 0 to 0” è questo il nome con cui l’atleta paralimpico Andrea Lanfri ha unito bici, corsa e montagna. La sua è stata un’estate molto ricca, con la salita di Gran Paradiso, Monte Bianco e Monviso insieme a Massimo Coda.

Non è bastato a sfogare la voglia di vita, e di fatica, di Lanfri che sabato 26 settembre è partito dal lungo mare di Lerici (La Spezia) in sella alla sua bici, pronto ad affrontare i 57 chilometri che separano la località dal rifugio Val Serenaia, ai piedi del Monte Pisanino. Da qui via bici e gambe. Indossate un paio di protesi più adatte alle salite in montagna ha iniziato a salire verso i 1946 metri della cima più alta delle Apuane. E non è finita perché, dopo essersi riposate qualche istante in vetta, Lanfri ha iniziato a scendere toccando prima il rifugio Orto di Donna, dove ha indossato le protesi da corsa, quindi ha proseguito fino a fare ritorno al mare di Lerici.

Da zero a zero, per l’appunto, in dodici ore. Un progetto, spiega l’alpinista che ha subito l’amputazione di entrambe le gambe e di sette dita della mani a causa di una meningite con sepsi meningococcica, nato per caso. L’ennesima dimostrazione di come la forza mentale di una persona possa spingerla oltre ciò che all’inizio potrebbe sembrare insormontabile, alla ricerca della vita con la V maiuscola.

Andrea, com’è nata l’idea del “From 0 to 0”?

“Direi che tutto è iniziato quando ho conosciuto Nico Valsesia in Equador. Poi, l’anno scorso, in vista dell’Everest molte persone hanno iniziato a consigliarmi un allenamento che unisse bici e corsa, magari unendole nel corso della stessa giornata.

Prima di iniziare con questo allenamento andavo in mountain bike una o due volte l’anno. L’anno scorso poi ho iniziato a intensificare, anche perché non avevo più le protesi da corsa. Così ho iniziato a fare molti giri in bici, unendoli al trekking.”

È curioso che, nonostante le amputazioni, tu usi una bici normale…

“In tutto quello che faccio uso attrezzature da normodotati. Modifico me, imparo a fare le cose diversamente, però voglio usare la bici e gli altri mezzi così come sono nati.

Venendo alla domanda. Non so dirlo con esattezza, ma in Italia penso di essere l’unico. In realtà ho scoperto che esistono delle protesi che si collegano direttamente al pedale, ma con queste non sarei autosufficiente nei giri che faccio. In pratica dovrei avere sempre dei piedi di ricambio per quando scendo dalla bici, magari per andare a mangiare un boccone, per fare una passeggiata o anche solo per scattare una foto. Certo con le scarpette si cammina male, ma si cammina. Così al momento uso dei piedi taglia 40 con le scarpette e attacchi spd.

Per cambio e freno utilizzo il pollice e non ho problemi.”

Ci riassumi questa prima esperienza sul Pisanino?

“Piacevolissima. Lungo il percorso ho trovato molti amici che mi incitavano e mi davano la carica, una bella sensazione. Sono riuscito poi a farla in una giornata veramente spettacolare, dopo giorni di brutto tempo. Sapevo che sabato ci sarebbe stato il sole, l’unico giorno di bel tempo. E che giornata. In montagna c’era quella tipica aria frizzante, fresca.

Nei primi chilometri avevo qualche dubbio a causa della nebbia e del vento contrario, poi dopo Aulla il cielo si è aperto lasciando spazio all’azzurro.”

Avevi un mezzo a supporto?

“No, ogni tanto mi si affiancava l’auto dei videomaker, ma per il resto ero in autonomia. Non ho mangiato nei 57 chilometri in bici, per l’acqua invece mi fermavo alle fontane e ricaricavo la borraccia.”

Prima ci hai detto che questo “From 0 to 0” era il primo, quali saranno i prossimi?

“Volevo fare questo sul Pisanino perché le Apuane sono le montagne di casa. Quelle su cui è nata la mia passione per il trekking, per l’arrampicata e per l’alpinismo.

A fine ottobre ci proverò sull’Etna mentre per l’anno prossimo ho in cantiere un ‘From 0 to 0 sul’ sul Monte Rosa.”

Dietro tutta questa fatica c’è un progetto più grande…

“Si, l’obiettivo vero e più importante è quello di riuscire a raccogliere fondi per sostenere il progetto ‘Pink is good’ di Fondazione Umberto Veronesi. Un progetto nato per finanziare la ricerca scientifica contro i tumori femminili. Per me un’occasione in cui mettermi alla prova e superare i miei limiti, sfruttando le fatiche di questa impresa per una buona causa.”

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