Storia dell'alpinismo

Walter Bonatti e la tragedia del Pilone Centrale del Freney

Tra il mormorio sommesso del gruppetto poco discosto, riconosco la voce del dottor Bassi: ‘Incredibile ha un’azotemia al di là dei limiti di sopravvivenza’. Nel tepore vivificante di questa immobilità sento le ossa dentro il mio corpo ricomporsi come fossero state spezzate”.

È l’estate del 1961. Walter Bonatti, l’amico di sempre Andrea Oggioni e Roberto Gallieni vogliono provare il Pilone Centrale del Freney: alta quota, imponenza della torre di granito rosso e severo isolamento. Questi gli ingredienti della sfida. Loro il “Bianco” lo conoscono bene. Anche Pierre Mazeaud, Pierre Kohlmann, Robert Guillaume e Antoine Vieille, tra i migliori alpinisti francesi, hanno la stessa idea e la medesima passione per quegli ingredienti.

La salita

È lunedì 10 luglio, il tempo è bello. Tutti partono da Courmayeur, si trovano e si mettono poi insieme. In arrampicata le cordate si alternano al comando, a mezzogiorno dell’11 luglio sono già lassù, a 80 metri dalla fine del Pilastro, alla fine di ogni problema. Bravi, efficaci, veloci.

Sopra scorrono delle nebbie, ma nulla li potrà fermare. Un’ora dopo, superati i primi 40 metri di strapiombi, si scatena però il finimondo. Sono costretti a retrocedere sulle esili cenge sopra la “Chandelle”. I fulmini si scatenano e uno lambisce Kohlmann, che perde i sensi trattenuto dal pronto intervento di Mazeaud. La saetta lo centra nell’apparecchio acustico, rendendolo completamente sordo. Si separano da piccozze e ramponi, dai chiodi, ma le scariche elettriche si fanno sempre più potenti, come la paura e poi il terrore d’essere perduti. Fuggire, ma dove?

La violenza distruttiva fortunatamente s’allontana: subentra la calma della neve che cade, la precarietà della posizione, i muscoli doloranti e l’aria che manca sotto il telo tenda. Gli italiani intuiscono gli stessi lamenti provenire da dove sono i francesi ma null’altro, il buio rende tutto tetro e la notte scorre esasperatamente lenta. L’alba è grigia e mettendo fuori la testa rimangono sorpresi dalla quantità di neve caduta. Fa freddo e il cielo pare colorarsi, schiarirsi. Si preparano, l’illusione dura però poco. Il vento li investe e li gela, la neve turbina. Si riprendono le posizioni di attesa: Kohlman lascia il suo terrazzino più ampio agli italiani e da solo si accomoda sul loro. Mazaud e Bonatti concordano di far cordata, appena schiarisce, per forzare gli strapiombi e far salire gli altri cinque. Il proposito non potrà però essere attuato: non ci sarà alcuna schiarita.

Parlano i tre italiani, parlano di tutto per far trascorrere il tempo. Sono in posizione precaria e per urinare usano il casco di Gallieni, che distribuisce vitamine a tutti. Continuano a parlare.  È mercoledì e le speranze di uscire verso l’alto ci sono ancora, soprattutto in considerazione che Bonatti è già sfuggito alla bufera sulla vetta del Monte Bianco. Parlare di andarsene fa bene all’umore. Trascorre anche la notte ed è giovedì. Mazeaud si infila nella tenda degli italiani e chiacchierando passa ancora una giornata. Domani sarà bello, si dicono, non può durare così a lungo il maltempo in questa stagione. E invece no. Bonatti sa che sono in una situazione disperata, anche Oggioni ne è consapevole e concordano che la mattina dopo scenderanno tutti insieme. Non osa ancora dirlo agli altri. Sarà difficilissimo e pericoloso.

Sono le 3,30 di venerdì mattina: “Bisogna scendere, assolutamente”.

La tragica discesa

Alle 6 Bonatti inizia la discesa che si rivelerà un calvario al contrario. È Walter davanti, a chiudere ci pensa Oggioni. Ore a cercare nel bianco lattiginoso e verticale la via, un chiodo, una fessura. A un certo punto gli precipita addosso Kohlmann, lo scaraventa nell’abisso. Si salvano entrambi. Continua la calata, ma la corda finisce mentre Bonatti è nel vuoto, i compagni gliene passano un’altra che congiunge alla prima e riprende a scendere nel bianco e nel vuoto. Rocambolescamente verso sera raggiungono la base del Pilone e si dirigono verso il colle di Peuterey. La neve è altissima a tratti quanto un uomo.

Hanno davanti la notte tra il venerdì e il sabato, cercano un seracco per ripararsi. Sono sfiniti, il più provato è Kohlmann. Nella notte scendono altri 60 centimetri di neve e i viveri sono terminati. La situazione è sempre più disperata. Solo Bonatti pare in grado di reagire e agire, di pensare e decidere: deve arrivare alla Capanna Gamba scendendo per i pericolosi Rochers Gruber.

Si riparte all’alba, sono legati in un’unica cordata: Bonatti, Oggioni, Gallieni, Mazeaud, Kohlmann, Vieille e Guillaume. I pendii sono spaventosamente carichi di neve e tutto è pericolo. Vieille è sfinito, non reagisce e deve essere aiutato, trascinato nella neve, finché il giovane francese non ce la fa e muore di sfinimento. Bonatti risale dai compagni e poi scende con Mazeaud a dare la notizia a Kohlmann; lo shock è grande.

Si riprende la discesa, quando a un certo punto pare di udire delle voci. I naufraghi gridano sperando sia una squadra di soccorso in fondo ai Gruber, poi più nulla se non le calate delle doppie. Bonatti abbranca Oggioni, che si lascia andare, e s’accorge che il forte amico di sempre è in crisi di energia di vita. Il ghiacciaio del Freney dove sono giunti è ricoperto di un manto di neve, il programma stampato nella testa di Bonatti è di raggiungere il colle dell’Innominata per risalirlo e poi ripararsi alla Capanna Gamba. Si dividono: Walter e Gallieni vanno avanti ad attrezzare prima che faccia notte. Quando arrivano gli altri, tutti si legano di nuovo in cordata. Bonatti, Gallieni, Mazeaud, Kohlmann, Oggioni. Guillaume non c’è, caduto in un crepaccio del ghiacciaio.

È il caos. Solo Walter ha ancora la lucidità di agire, gli altri sono oltre il limite o già nella follia. Bonatti decide di lasciare tutti per andare alla Capanna Gamba dove sicuramente ci sono i soccorsi. Lasciano Oggioni, che sfinito non si muove più, ancorato in sicurezza alla parete. Torneranno prenderlo. Kohlmann decide di salire con Bonatti e Gallieni al Colle dell’Innominata per poi scendere con loro verso la Capanna, ma quando si ritrova sui pendii nevosi che portano alla Gamba il suo cervello lo molla e aggredisce i due compagni pensando che Gallieni stesse per tirare fuori una pistola per ucciderlo. A fatica i due lo lasciano lì per correre al rifugio.

È buio, entrano e qualcuno chiedeWalter sei tu?. Tutto diventa concitato e la speranza si riaccende, ma dopo tre ore Gaston Rebuffat informa Bonatti della morte di Oggioni. Solo Mazeaud si salva e piange i compagni con Bonatti.

Le accuse a Bonatti

Tutto finito nel dolore e nel cordoglio? No, certo, come accade talvolta gli uomini ci mettono un carico aggiuntivo di pena e disperazione. Accusano Bonatti di aver abbandonato l’amico fedele, di aver pensato a se stesso. Accusano con incompetenza, leggerezza, sete di protagonismo, cattiveria.

Posso assicurare che la violenza morale che l’‘uomo civile’ sa infliggere, non è per niente inferiore a qualsiasi altra violenza fisica. Questo io l’ho provato e pagato fino in fondo” scriverà Bonatti nel suo “I Giorni Grandi”. Ora che tutti -istituzioni alpinistiche, testate giornalistiche, uomini di montagna – si sciacquano la bocca con l’elogio del grande Bonatti, rimangono le sue parole che risuonano ancora alte e dolorose, come un’eco tra i ghiacciai del Monte Bianco.

La tragedia è stata raccontata abilmente dal regista Andrea Federico nel documentario “Grimpeurs”, che è possibile guardare integralmente online. 

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2 Commenti

  1. ciao.in precedenti forum di discussione su questa tematica,riproposi che si,i francesi si sa sono sciovinisti,sanno QUASI tutto loro.ma quando fanno qualcosa o la fanno bene o non la fanno.in aggiunta a questo articolo mi devo ripetere per chi non conosce i fatti successi.le chiacchere da bar gli atteggiamenti da alcolisti anonimi dei decani del cai e la spazzatura sparsa a fondo pagina dai soliti detrattori del solitario Bonatti.tutti conoscono la tragedia del freney.per parte della magistratura italiana Bonatti fu’ indagato per parecchio tempo.nello stesso e ridotto tempo in francia si opto’ praticamente quasi subito per la LEGION D’HONOR.perche’??perche Mazeud salvato da morte certa da Bonatti,dichiaro’ immediatamente che Bonatti non aveva colpe.le scelte di aggregarsi e salire e poi provare a scendere furono prese da tutti i componenti.nulla era da addebitare a Bonatti.bisogna ricordare lo spessore personale di Mazeud.uguale al granito.Mazeud fu uno dei rinnovatori della costituzione francese.magistratura e politica lo elessero alle piu alte cariche.onesto incorrutibile cinico con gli avversari.un senso di protezione per la popolazione piu debole.quando dietro alla pressione mediatica fu concessa questa onoreficenza ,chiaramente Bonatti fu investigato anche in francia,ma molto celermente dato che Mazeud lucidissimo riporto’ i fatti accaduti,chiusero la indagine e fu data appunto questa medaglia.in italia dal cai in giu invece si continuava a spalare letame.Bonatti rifiuto’ la medaglia d’oro.e con ragione!! questo libro e la dimostrazione della apertura mentale dei francesi e del loro essere obbiettivi.onore ai francesi.in francia la PORCATA DEL K2 la avrebbero risolta in poche settimane.in italia ci vollero decenni.scelte politiche?chissa’.importante che si ricordi sempre chi menti’.che spergiuro’.

  2. DIMENTICAVO,e sempre un grande piacere leggere editoriali storie ricordi antefatti aneddoti da parte di DA POLENZA.una persona retta e genuina.

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