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Allarme Parchi USA: in un anno piovono oltre mille tonnellate di microplastiche

Sui Parchi Nazionali degli Stati Uniti piovono annualmente oltre mille tonnellate di microplastiche. Quantità equivalente a 123 milioni di bottiglie di plastica. Questo il dato allarmante che emerge da un recente studio condotto dai ricercatori dell’Università dello Utah, pubblicato sulla rivista Science.

Una ricerca che amplia e approfondisce lo studio intrapreso lo scorso anno da Gregory Wetherbee dello US Geological Survey che, in maniera casuale durante campionamenti atti ad analizzare l’inquinamento da azoto nell’acqua piovana delle montagne rocciose, aveva rivelato la presenza di fibre plastiche policromatiche anche oltre i 3000 metri di quota.

Lo studio di Wetherbee aveva pertanto sollevato perplessità sulla capacità ad ampio raggio dei residui plastici di trasferirsi tramite acqua, suolo e aria in ogni angolo del globo. La nuova ricerca made in Utah conferma che le microplastiche vengano trasportate dall’atmosfera, muovendosi tra mare, terra e cielo, come fossero gocce di acqua.

1000 tonnellate in 14 mesi

Il recente studio ha interessato 11 località dell’Ovest degli Stati Uniti, inclusi i Parchi Nazionali del Gran Canyon, Joshua Tree Park, Great Basin e la riserva nazionale Craters of the Moon.

Il quantitativo totale di microplastiche rilevate in 14 mesi di analisi ammonta, come precedentemente accennato, ad oltre 1000 tonnellate. A detta dei ricercatori le stime potrebbero anche essere sbagliate per difetto. Le particelle di dimensioni microscopiche derivano da pezzi di plastica più grandi. La maggior parte del materiale sembrerebbe derivare da disgregazione di fibre tessili sintetiche, dunque da indumenti. Circa il 30% appare caratterizzato da colori sgargianti, tipici delle vernici e dei rivestimenti di tipo industriale.

Le minuscole dimensioni delle microplastiche ne consentono l’entrata nel ciclo dell’acqua, con spostamento pertanto attraverso suolo e atmosfera. Janice Brahney, a capo del team di ricerca, ha definito tale processo “spirale plastica”.

“I materiali plastici si possono depositare, possono reimmettersi in atmosfera, essere trasportati a lungo, depositarsi di nuovo e magari essere nuovamente rimessi in circolo – ha dichiarato la ricercatrice alla rivista The Guardian – . E chi lo sa quante volte e quanto a lungo abbiano viaggiato”.

Tali microplastiche, che si spostano come fossero gocce d’acqua, vengono definite umide. E secondo gli scienziati, verrebbero più facilmente immesse in atmosfera in caso di tempeste, dopo essersi originate in ambienti urbani. Le microplastiche secche, al contrario, mimano il comportamento della polvere. In entrambi i casi gli inquinanti riescono a viaggiare per lunghe distanze, anche attraversando interi continenti.

Non solo USA

La pioggia di plastica non è in ogni caso un fenomeno circoscritto al settore occidentale degli USA nè agli USA. Ma un problema mondiale. Nell’agosto del 2019 uno studio condotto dai ricercatori dell’AlfredWegenerInstitut für Polar- und Meeresforschung di Bremerhaven in Germania, e del WSL Institute for Snow and Avalanche Research di Davos in Svizzera, aveva rilevato la presenza di frammenti plastici e fibre polimeriche nei ghiacci artici e sulle Alpi. Componenti derivanti dalla disgregazione di materiale plastico di rifiuto disperso nell’ambiente, giunte ad ampie distanze non attraverso il trasporto marino ma per via aerea. Seguendo dunque la medesima “spirale plastica” descritta dalla dottoressa Brahney.

Le stime per il 2025 prevedono potenzialmente un accumulo di un miliardo di tonnellate di microplastiche nell’ambiente.

Verso un mondo plastic free

A seguito del recente studio dell’Università dello Utah, viene pertanto rinnovato da parte della comunità scientifica l’invito a prendere quanto prima provvedimenti per ridurre l’inquinamento da plastiche. Nonostante gli effetti sulla salute umana, come accennavamo un anno fa, non siano ancora del tutto chiari, gli scienziati affermano che le dimensioni microscopiche ne rendano possibile l’accesso ai tessuti polmonari. Qui potrebbero causare lesioni e, in caso di esposizione continua, favorire asma e cancro. Importante è ricordare che le microplastiche contengano spesso composti tossici o che siano in grado di attrarre composti tossici e microrganismi, fungendo così da carrier.

E il danno da microplastiche non riguarderebbe solo la salute umana ma anche quella animale, in quanto le particelle possono essere ingerite facilmente dagli animali marini ed entrare nella catena alimentare. E di quella vegetale. È stato infatti dimostrato che le microparticelle determinino delle alterazioni nelle proprietà termiche del suolo, che si lega a una minore sopravvivenza degli organismi vegetali.

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