Storia dell'alpinismo

L’avventura sull’Everest compie un secolo

Il 31 maggio del 1920, Francis Younghusband ha dato il via alle prime spedizioni

L’Everest, in questi giorni, festeggia due anniversari importanti. Il 29 maggio sono passati 67 anni dall’arrivo di Edmund Hillary e Tenzing Norgay sulla cima più alta della Terra. Il trionfo dei due membri della cordata di punta, e della spedizione diretta dal colonnello John Hunt, cambia la storia dell’alpinismo, e ha un’eco straordinaria in tutto il mondo. 

La prima salita di Edmund Hillary e Tenzing Norgay

Grazie a James Morris, che segue la spedizione per il Times, la notizia arriva a Londra in tempo per essere annunciata dagli altoparlanti durante il corteo per l’incoronazione di Elisabetta II. Folle enormi accolgono e celebrano gli alpinisti anche a Kathmandu, a New Delhi, al Cairo, a Roma e in decine di altre città in tutto il mondo. L’umanità era uscita da una guerra terribile, c’era bisogno di una notizia di pace, ci hanno festeggiato per questo” mi ha raccontato tanti anni fa John Hunt, quando l’ho intervistato nella sua casa di Henley-on-Thames, alle porte della capitale britannica.

Dopo la vittoria sull’Everest, Hillary dedica la sua vita alle valli degli Sherpa, dove costruisce scuole, ponti, ospedali e l’aeroporto di Lukla. Si fa acclamare un’ultima volta a Kathmandu nel 2003 durante il Golden Jubilee, la festa per il mezzo secolo dalla prima salita. Ci lascia cinque anni dopo. Tenzing, che dopo la vittoria diventa cittadino dell’India, mette in piedi e dirige a lungo a Darjeeling lo Himalayan Mountaineering Institute dove si formano generazioni di alpinisti indiani. Viene più volte in Europa, e in Italia per il Festival di Trento. Se ne va trentaquattro anni fa, nel 1986. 

Dodici mesi or sono, l’anniversario numero 66 viene celebrato alla grande. Sulla cima dell’Everest, nel maggio del 2019, salgono ben 876 alpinisti. Uno di loro, Kami Rita Sherpa, arriva a 8848 metri due volte, con due diversi gruppi di clienti, e porta i suoi successi personali a 24. Un altro, Nirmal Purja, tocca l’Everest nella galoppata che lo porta a raggiungere tutti i 14 “ottomila” in sei mesi. Kami e Nirmal sono nepalesi, molti clienti delle spedizioni commerciali vengono ormai dalla Cina e dall’India. L’Everest, dedicato a un topografo arrivato dal Galles, si lega sempre più all’Asia.     

1920, Francis Younghusband avvia le prime spedizioni

L’altro anniversario, altrettanto importante, ci riporta ai tempi del Raj, l’Impero britannico in India. Nella primavera del 1920 la Grande Guerra è finita da un anno e mezzo, il dolore causato da milioni di morti, e da un numero ancora più alto di mutilati e feriti, è profondo in tutta Europa. A Londra, però, ci si sente ancora al centro del mondo.   

All’inizio dell’anno la Royal Geographical Society, pilastro dell’esplorazione e dell’Impero, elegge il suo nuovo presidente. E sceglie Francis Younghusband, l’uomo che trentatré anni prima, nel 1887, ha traversato il Deserto di Gobi e poi il Passo Muztagh, in Karakorum, e ha osservato per la prima volta da vicino il K2.

Nel 1904, Younghusband partecipa a una missione diversa, la spedizione militare che sbaraglia le milizie tibetane, raggiunge la “città proibita” di Lhasa, e impone al Dalai Lama un trattato. L’aspetto cruento della missione lo turba profondamente. Ma l’uomo che ha visto da vicino il K2 sogna da tempo la sola montagna che lo supera. Durante la marcia verso Lhasa, Younhgusband vede in lontananza la cima più alta di tutte. Da Khampa Dzong, più volte, ammira “le prime luci dell’alba colorare le vette nevose dell’Everest, in equilibrio nel cielo come la cima immacolata del mondo”. 

Al ritorno, invia verso la montagna i capitani Cecil Rawling e Charles Ryder. Dal Kura La, a 5455 metri di quota, i due osservano l’Everest. “Nella forma somiglia a una cattedrale” scrive Rawling nella sua relazione. 

Mentre torna in Inghilterra, in uno scalo a Port Said, Younghusband incontra George Curzon, il Viceré dell’India, che viaggia in senso inverso, e lo convince a organizzare un tentativo. Poi arriva la Grande Guerra, e il progetto si ferma. 

Al ritorno della pace in Europa, Francis Younghusband è pronto. Nel 1919, in una conferenza, si augura che il primo a calcare la cima “sia un inglese, o almeno uno scozzese. Poi l’eroe del Passo Muztagh e del Gobi diventa presidente della Royal Geographical Society. Inizia il suo mandato il 31 maggio del 1920. E quel giorno, esattamente un secolo fa, celebra le avventure di Shackleton e di Scott in Antartide, annuncia “un nuovo standard di esplorazione”, nel segno della “Madre Terra, l’essere vivente che ci ospita”. Nel passaggio più famoso del discorso, dice di essere “determinato affinché l’avventura all’Everest sia l’elemento centrale della mia presidenza”. Aggiunge che “compiere un’impresa del genere servirà a innalzare l’animo umano”, e che se “l’Uomo calcherà il punto più alto della Terra, aumenterà il suo orgoglio e la sua confidenza in sé stesso”. “La salita dell’Everest”, insomma, “porterà un bene incalcolabile”. 

Il resto della storia è famoso. Younghusband, a nome della RGS, decide insieme all’Alpine Club di lanciare una spedizione esplorativa, seguita da un tentativo di salita. A fine giugno, le due istituzioni inviano il tenente colonnello Charles Howard-Bury in India, e questi coinvolge nel progetto il Political Officer Charles Bell, che tiene i rapporti con il governo di Lhasa. Quando i due s’incontrano a Yatung, sul confine tra il Tibet e il Sikkim, Bell consiglia a Howard-Bury “di farsi aiutare ad alta quota dagli Sherpa, che sono meno indisciplinati dei Tibetani”. 

Il 20 dicembre 1920, un telegramma che arriva da New Delhi annuncia a Londra che il Dalai Lama ha dato il permesso. Nei primi giorni del 1921 la notizia arriva alla stampa e al pubblico inglese. 

La prima spedizione parte da Darjeeling il 18 maggio, traversa l’altopiano tibetano, esplora per due mesi i ghiacciai che scendono dalla grande montagna. Solo a settembre, prima di ripartire verso casa, George Mallory e compagni scoprono la via migliore per la cima, che passa per il Colle Nord. 

Meno di un anno dopo, a marzo del 1922, parte il primo tentativo di ascensione, che si ferma a circa 8200 metri. Il 7 giugno, una valanga sui pendii del Colle Nord uccide sei portatori d’alta quota, tra Sherpa e Tibetani. Altri due anni dopo, nel 1924, un nuovo tentativo alla cima si conclude con un record di quota (Edward Norton arriva a 8570 metri) e con la scomparsa di Mallory e di Andrew Irvine. 

Poi la storia dell’Everest continua. Agli anni dei primi tentativi seguono quelli di Eric Shipton e Bill Tilman, poi quelli di Raymond Lambert, Edmund Hillary e Tenzing Norgay. 

Nel 1960, tre alpinisti di una spedizione cinese, Wang Fuzhou, Qu Yinhua e Gonbu, arrivano sulla cima da nord. Credono nel socialismo di Pechino, tengono delle riunioni di partito ad alta quota, lasciano a 8848 metri una piccola statua di Mao. Anche loro, però, seguono le tracce dell’impresa “imperiale” ideata da Francis Younghusband nel 1920. 

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