Trail running

Aconcagua: nuovo record di salita. Martin Zohr: “Non pensavo di riuscirci”

3 ore 38 minuti e 17 secondi è l’incredibile tempo con cui, lo scorso 27 dicembre, il ceco Martin Zohr ha compiuto il dislivello di 2562 metri che separa il campo base (Plaza de Mulas) dalla vetta dell’Aconcagua, la più alta vetta del Sud America.

Lo sky runner è salito lungo la via normale infrangendo il precedente record che perdurava da ormai vent’anni. A stabilirlo erano stati gli italiani Bruno Brunod, Fabio Meraldi e Jean Pellisier nel febbraio del 2000. Saliti con un tempo di 3 ore 40 minuti e 20 secondi, a differenza di Zohr non hanno arrestato la loro corsa in vetta, ma hanno continuato a cronometrarsi anche durante la discesa facendo ritorno al campo base in 4 ore e 52 minuti dalla partenza.

L’impresa di Zohr dimostra ancora una volta come ogni limite sia solamente una barriera temporanea. L’abbiamo rintracciato sull’aereo di rientro verso casa, a Chamonix, e ne abbiamo approfittato per conoscerlo meglio.

Martin, partiamo dal record. Cosa ti ha spinto verso l’Aconcagua con l’ambizione di infrangere il precedente record?

“È una passione nata negli ultimi anni. Ho iniziato a fare salite in velocità sulle Alpi, sulle cime intorno a Chamonix, dove vivo. Nel 2019 ho poi portato a termine un mio personale progetto chiamato ‘Tre vette’ che consisteva nel collegare, in un’unica impresa, le vette di Monte Rosa, Monte Bianco e Gran Paradiso partendo e ritornando a valle. 103 chilometri e 9700 metri di dislivello che ho portato a termine impiegando 29 ore di arrampicata e 5 ore e mezza di guida per gli spostamenti da una montagna all’altra”.

L’Aconcagua è stata quindi lo step successivo?

“Si, era tempo di provare qualcosa di più alto. L’Aconcagua mi ha attratto perché rappresenta una delle ‘Seven Summits’ e ha una logistica abbastanza semplice.

Oltre a questo sono anche rimasto molto colpito dal fatto che il record sia durato venti anni, nonostante molti atleti e alpinisti abbiano provato a infrangerlo.”

3 ore 38 minuti e 17 secondi. Pensavi di poterlo fare in così poco tempo?

“Rompere il record è stato un sogno, ma sembrava molto lontano e irraggiungibile per essere onesti. Quando sono arrivato ho parlato con Felipe Randis, guida alpina locale che detiene il record argentino (4 ore e 28 minuti) e credevo di riuscire a migliorare almeno quel tempo. Avevo l’ambizione di salire in 4 ore.”
Quindi come hai reagito quando hai guardato l’orologio e hai visto i tempi?

“Superare le 3 ore e 40 minuti è stata una grande sorpresa, soprattutto pensando che la salita del 27 sarebbe dovuta essere un allenamento.

Avrei dovuto tentare il record tre giorni dopo, però mi sentivo bene e ho raggiunto La Cueva (6600 m) con l’ottimo tempo di 3 ore e 10 minuti. Visto l’orologio mi sono detto: se continuo a questo ritmo lungo La Canaleta posso battere il record! Ed è successo. Uno sforzo folle, un misto di dolo, polmoni che bruciano, crampi muscolari. Una cosa che non vorresti ripetere molte altre volte nella tua vita, ma ce l’ho fatta.”

Prima di riuscire nel record hai fatto altre salite preparatorie sull’Aconcagua?

“Sono salito due volte prima del record. La prima dal campo base di Plaza Argentina (lato est) per acclimatarmi e controllare le condizioni. La seconda volta sono invece partito da Plaza de Mulas impiegando ho fatto un tempo di 4 ore e 38 minuti. La parte superiore è stata molto dura ed ero ancora piuttosto lento, sia a causa dell’abbigliamento che delle temperature. Nel mio giorno del record sono partito con abbigliamento leggero: scarpe da corsa, pantaloni, t-shirt, giacca e piumino nello zaino.”

Parlando di acclimatazione, questa è stata la tua prima esperienza sopra i 5500 metri. Come ti sei sentito in quota?

“Ho imparato molte cose. Ho visto come il corpo rallenta in modo drastico, come poi lentamente si adatta alla quota. Rispetto alla prima volta già alla seconda salita mi sentivo meglio e ho potuto spingere di più. Devo però dire che in gran parte è stato un gioco mentale, è stata la testa a fare la differenza. I venti giorni di permesso che concedono non sono sufficienti per adattarsi completamente alle quote più alte.”

Dopo aver parlato così a lungo di Aconcagua ci racconti qualcosa in più su di te? Come ti sei appassionato alla montagna?

“Sono cresciuto in Repubblica Ceca leggendo i libri di Reinhold Messner e di altri alpinisti. Letture che mi hanno ispirato, che mi hanno fatto sognare le montagne. Tuttavia non mi sono subito potuto dedicare alle scalate. Da ragazzo ho praticato molta atletica leggera e devo dire che mi è servita perché mi ha offerto una solida base di resistenza e forza di volontà per spingermi oltre. A 26 anni, mi sono poi trasferito a Chamonix nelle Alpi, dove finalmente ho potuto vivere la mia passione per la montagna. Qui ho scoperto che ad appassionarmi era il connubio tra velocità e alpinismo.”

Come ti mantieni?

“Lavoro sugli impianti di risalita all’Aiguille du Midi, questo mi permette di rimanere ‘acclimatato’ tutto l’anno.”

Dopo l’Aconcagua hai in progetto di battere altri record?

“Si, vorrei spingere ancora più in la i miei limiti. Quest’anno mi piacerebbe affrontare alcune montagne sopra i 7mila metri. La sfida finale è l’Everest, che vorrei provare nei prossimi anni: una scalata veloce e senza ossigeno, la più grande sfida di resistenza che offre la Terra.”

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