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Mongolia in inverno: Omar di Felice si prepara ad affrontare il deserto del Gobi

Ci aveva lasciati con la curiosità di sapere quale sarebbe stata la sua prossima avventura Omar di Felice. Ora, finalmente, l’ha svelato. Si sta preparando a partire, il prossimo febbraio, per la Mongolia. Obiettivo? Pedalare nel freddo inverno del deserto del Gobi.

Un territorio che d’inverno diventa veramente estremo, che incute timore solo a immaginarlo. “È tempo di scrivere un nuovo capitolo di quella lunga storia d’amore tra me e l’esplorazione invernale” scrive Di Felice sul suo profilo Instagram. Sarà pura esplorazione. Sarà estremo. Sarà una delle più lunghe e difficili traversate in bici in uno dei territori più estremi al mondo. Ecco a voi la grande avventura 2020”.

A ispirarlo, ci racconta, l’avventura solitaria vissuta da un sessantenne Reinhold Messner. “In particolare ricordo una sua dichiarazione in cui spiega come la primavera sarebbe l’unico vero momento in cui poter vivere il deserto. Questo perché non ci sono più le rigide temperature dell’inverno e nemmeno quelle torride dell’estate”. L’amore di Di Felice per il freddo è però troppo grande e così eccolo prepararsi ad affrontare un territorio dove le temperature invernali oscillano tra i -20 e i -40 gradi.

L’impresa

Partendo da Ulaanbaatar,  ufficialmente la capitale più fredda al mondo, Omar pedalerà verso sud raggiungendo l’ingresso orientale del deserto mongolo e tentando poi di attraversarlo in senso orizzontale: da est a ovest raggiungendo Altay.

Circa 2000 chilometri da percorrere senza una rotta stabilita. Si tratterà di pura esplorazione in quanto in Mongolia, e più nello specifico nella regione del Gobi, le poche piste e i sentieri offroad presenti, mutano continuamente in base alle condizioni meteo.

Al suo fianco Di felice non avrà un team di supporto. L’unico contatto sarà con una guida locale “che mi aiuterà nel rintracciare i campi nomadi che non sono individuabili sulle carte”. Si spostano in continuazione in base alle condizioni meteorologiche e per Di Felice rappresenterebbero l’unico punto di appoggio nel gelido deserto. “Grazie al mio contatto sul posto riceverò le coordinate GPS di questi, poi starà a me trovare il percorso per raggiungerli”.

Nei programmi del ciclista romano si prospettano due settimane di viaggio, su una gravel con gomme larghe, da vivere in semi autonomia. Molto spesso si troverà infatti a bivaccare lungo il tracciato nella sua tendina, in completa autonomia. Un’esperienza decisamente diversa dalle alte che Di Felice ha già vissuto e sperimentato. Un modo per esplorarsi sia fuori che dentro. Un viaggio psicologico dove sarà “veramente solo con me stesso e le giornate saranno scandite unicamente dal sorgere del sole e dal tramonto”.

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