AlpinismoAlta quota

Etica e alpinismo? un disastro!

Stiamo vivendo un rapido degrado del modo di pensare l’alpinismo guardando al futuro.

Basti pensare alle ultime vicende di Nirmal Purja – che dopo aver raggiunto le cime dei 14 ottomila utilizzando in ogni occasione (tranne sul Dhaulagiri) l’ossigeno supplementare, i trasporti in elicottero e ogni altro sussidio – ha portato in cima all’Ama Dablam un bandierone di 100 metri (per il quale è anche sotto investigazione) il tutto per coprirsi di sponsor e di dollari.

Già da diversi anni le montagne più alte sono preda delle spedizioni commerciali che, con il solo obbiettivo del ricavo economico, massimizzano le entrate con gruppi numerosissimi (anche di 80 alpinisti al K2) e minimizzano le spese sottopagando gli sherpa, ai quali sarebbe più corretto a questo punto cambiare il nome in “schiavi”.

Ora ci mancava la spedizione di Simone Moro e Tamara Lunger, che hanno deciso di utilizzare un acclimatamento artificiale in camera ipobarica seguendo un protocollo molto “raffinato” per prepararsi ai Gasherbrum in invernale. In passato altri alpinisti (tra cui Kilian Jornet per l’Everest o Adam Bielecki per il K2 invernale) avevano usato in allenamento maschere ipossiche.

Ormai non c’è più limite: andare in montagna segue delle logiche che nulla hanno più a che vedere con l’“Alpinismo”. Che cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi anni? Magari fra un po’ si arriverà in elicottero sotto la cima e si saliranno solo gli ultimi 500 metri. Intanto, col denaro si può fare di tutto e magari anche morire perché si seguono delle logiche non naturali.

Certo, ci si nasconde dicendo che l’alpinismo non è uno sport e quindi non si può parlare di pratiche riconducibili al doping, sebbene in Italia per la legge sportiva l’uso della camera ipobarica è vietata non solo prima della gara, ma anche in allenamento. E fare certe cose sulle alte montagne in maniera continua e strutturata è come dire che Adam Ondra sale una via di 10a e una di 11a in meno di dieci minuti, ma con la corda dall’alto. Per fortuna l’arrampicata sportiva rientra nel mondo dello sport e almeno lì le regole sono chiare e ci sono i controlli antidoping. Nell’arrampicata in falesia già siamo nel limbo.

Oggi siamo arrivati a un vero e proprio circo sostenuto da media, social e sponsor. Non siamo più in montagna, siamo altrove. La domanda è: ci interessa questo alpinismo? A me sinceramente no e penso che anche molti altri siano della stessa idea.

L’alpinismo, per sopravvivere alla “maledizione” pronunciata da Messner già diversi anni fa quando diceva che “è morto”, deve rinnegare questi approcci e riscoprire le salite vere quelle di ricerca e di avventura.

Se fossi nelle aziende ci penserei due volte a sponsorizzare spedizioni così fuori da ogni etica corretta.

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50 Commenti

  1. Un articolo davvero inutile. Questo sito per campare ha bisogno di Simone Moro altrimenti nessuno si prende nemmeno la briga di leggerlo.

    1. Inutile non direi, fa capire che oramai l’alpinisimo puro non esiste più. Tutto è commerciale e tutto è basato sul Dio Denaro.

  2. La bottiglia di grappa portata sul Cervino in elicottero e’ risalente a decenni fa…precisamente sui manifesti e spot :8 giugno 1976.

    1. La domanda giusta è : chi ha drogato l alpinismo? I montanari o gli sponsor? Oggi le manifestazioni alpinistiche, i film di montagna, le riviste, i social mostrano solo aspiranti suicidi che nulla hanno a che vedere con l avventura in Montagna. La gente si siede sul divano e guarda drogata ! convinta che di quel mondo e di quelle montagne non farà mai parte. Così muore l alpinismo e vincono gli spots dei funanboli.

  3. Le aziende di lavoro movimentano soldi. Le aziende sono fatte di uomini, che vivono i giorni nostri, così come gli alpinisti o i piloti di formula uno. Se ci si guarda attorno ci si rende conto che ormai la comodità che porta alla grande impresa è il vero obiettivo. A tutti i livelli, anche dove allo sponsor non interessa arrivare. Permane qualche atleta serio, originale, ma è ormai evidente che questa è una tendenza irreversibile alla quale, forse, si fa prima a cercare di smussarla che a cercare si tornare ai pantaloni di fustagno. A me piace vedere l’atleta che costruisce l’impresa in sicurezza utilizzando anche attrezzature moderne ma con alla base una certa ” vecchia mentalità ” ma la macchina della facilitazione pare inarrestabile.

  4. Caro Maurizio Gallo,se lei “fosse nelle aziende”,ovviamente senza esserne proprietario,con questa mentalità sarebbe già stato licenziato. Saluti.

  5. Mauri … Proprio tu?! Io non sono d’accordo con il tuo pensiero semplicemente perché tutto il mondo sta evolvendo…so che ultimamente hai provato a cambiare l’assetto della tua barca provando vele nuove e spostando punti di manovra originali.
    Tutto questo l’hai fatto per migliorare le prestazioni…Con possibilità di budget infinite tutti utilizzerebbero barche di coppa america che volano ecc…tu non pagheresti per farci un giro? O magari tentare un record su orma con foile ecc…gli ultimate sono trimarani giganti che solo poche aziende al mondo possono finanziare eppure tutti li seguiamo con interesse…mi pare che anche tu usi scarponi e picozze moderni…non in cuoio o legno…quindi direi che l’evoluzione bisogna accettarla …siamo qui in questo periodo…guarda il volante delle formula 1ecc…tutto evolve…io direi che ognuno la prende come vuole…l’importante e non disturbare le idee e le attività di chi la pensa in un altraaniera. Forse c’è qualcuno che scriverebbe un articolo su come le persone sono lente in montagna…usano ancora scarponcini da trekking anziché scarpette leggere…usano bastoni di legno e pantaloni di velluto…Mach…io direi che meglio attaccarsi a uno spot che un chiodo in fessura…le persone che criticano le vie rispittate in montagna vedo che però usano gli spit non i chiodi vecchi…credo che ognuno debba fare quello che di sente e se ha le capacità e le possibilità di evolvere perché la tecnologia lo permette che faccia…importante il rispetto di tutti sia natura che esseri viventi …tutti.
    PS.quanfo ho tentato il record in solitaria con gli sci del Mustaghata nel 2013 ho usato anch’io un sistema di adattamento in una cella ipossiemica , ho guadagnato tempo e qualche vantaggio economico riducendo la permanenza al campo base in Cina. Non per questo mi sento di aver defraudato l’etica…allora bisognerebbe fare tutto nudi come mamma ci ha fatto.

    1. A me pare piuttosto che tutto il mondo stia ‘involvendo’…. l’alpnismo – così come tutto il resto – è specchio di questo mondo, nient’altro

  6. Bisogna tornare alle origini.
    Scalare ciò che si ha vicino a casa, avvicinamenti in bicicletta e treno, 0 impianti, 0 rifugi, dormendo in tenda, così diventa una gioia (ed una piccola avventura) scalare un nostrano 4000 alpino, anche per un alpinista esperto. Le vette Himalayane diventano lontanissime, irraggiungibili, su un altro pianeta…meno interessanti.
    C’è già chi lo sta facendo, basti guardare il documentario che ho girato “Allontanare le Montagne“ su YouTube.

  7. Secondo me stiamo vivendo, invece, un rapido degrado nel modo di pensare, corretto, ma riferito a qualsiasi cosa. Basti vedere quanto odio c’è in giro, soprattutto scritto. Non Le interessa la scalata di Moro che si acclimata in camera iperbarica? Non la segua. Non crede nell’alpinismo con gli elicotteri? Vada a piedi. Crede che Nims sia un Rambo fanatico di record e soldi (che ha rischiato di perdere in toto per l’impresa)? Segua Urubko. Il mondo è bello per questo.
    Oggi, grazie al progresso di cui ha paura, abbiamo la possibilità di seguire cosa si vuole, quell’alpinista oppure il tanto odiato Nims (ancora non ho capito il perché).
    Ma perché provare a proibire ad altri di fare quello che vogliono senza che invadano la libertà altrui? Perché criticare? Elogi i Suoi eroi al posto di attaccare i suoi sfavoriti. Questa è la tecnica corretta. L’etica giusta.
    Questo genere di commenti confermano il titolo…parlare di etica in questi termini e essendo chiaramente di parte (cioè ha un’opinione non completamente condivisa e estrema) fa solo disastri e non aiuta l’alpinismo, ne il suo, ne il mio ne nessuno.

    “Se fossi nelle aziende ci penserei due volte a sponsorizzare spedizioni così fuori da ogni etica corretta.” La frase è un chiasmo in sé. Cosa ci sarà mai di etico in una sponsorizzazione? Manco se fosse per gente come Bermasse o Della Bordella. Di cosa stiamo parlando? Soldi etici? Non è meglio commentare in funzione del mondo in cui viviamo, che non è affatto un paradiso e sicuramente ossigeno e elicotteri non lo rendono peggiore ma l’odio e il fanatismo sì?!

    1. Completamente d’accordo, mi viene da pensare a Miles Davis che quando intraprese la via del jazz elettrico venne contestato e ripudiato dai “puristi”. Un giorno Davis disse: “i musicisti devono utilizzare gli strumenti che meglio riflettono la loro epoca,la tecnologia darà loro quello che vorranno ascoltare”. Il mondo é cambiato e solo i “conservatori”, solo gli “ayatollah dell’etica” non se ne sono resi conto. Viviamo e lasciamo vivere, ognuno risponde alla propria coscienza, e sul pianeta di coscienze ce ne sono più di 7 miliardi.
      Cordialmente

        1. Se non ci fossero stati “In a Silent Way”, “Bitches Brew” oppure “On The Corner”, non ci sarebbero i Weather Report, John Mc Laughlin, Herbie Hancock, Ian Carr etc. etc., e allo stesso tempo io ascolto ancora “Kind of Blue” oppure “Sketches Of Spain ” oppure “Porgy and Bess” 😉
          Ritornando alla nostra cara montagna ho seguito Bonatti, Messner, Kammerlander, De Stefani ecc. ecc. ma ho seguito anche i rimpianti Steck e Nardi e seguo ancora Moro, Purja, Urubko, senza dimenticare Nives e Romano, diciamo la nuova generazione.
          Le cose cambiano, in bene o in male non lo so, so solo che cambiano e cerco di capirle senza a priori ideologici e senza seguire le mode.
          Cordialmente

  8. Ma intanto, i titoloni sui giornali parleranno sicuramente dell’impresa del mitico Simone Moro…e agli sponsor interessa ovviamente solo questo.

  9. Chissà come arriveranno ai campi base le spedizioni invernali sul Baltoro. Arrivarci in elicottero o no potrà fare la differenza etica tra queste spedizioni xché la montagna parte alla fine delle strade, non dove ci si fa portare in elicottero.

  10. no, non ci interessa questo alpinismo; si potrebbe cominciare evitando di pubblicare certe “imprese”, oppure aspettare qualche giorno prima di commentare notizie senza averle prima verificate (vd i francesi con prima invernale al K2 di 3 gg fa). Pubblicità (anche sul niente) uguale soldi. Personalmente sono felice quando imparo che qualcosa di nuovo è avvenuto nel mondo alpinistico senza averlo imparato prima da siti/social/riviste specializzate. TI leggi il report, ti guardi 3/4 foto significative della salita e pensi a cosa starà programmando qualcun altro zitto zitto

  11. Complimenti per l’articolo. Fa piacere leggere constatazioni che mi trovano assolutamente d’accordo. L’alpinismo è storicamente prima di tutto il rapporto tra uomo e montagna. Se in questo incontro ci mettiamo camere iperbariche, bandiere, ossigeno, elicotteri.. a che serve andare incontro alla montagna? Nel caso di Purja la risposta è facile, lo scopo è chiaramente commerciale. Nei limiti del rispetto per gli altri che frequentano le montagne e per le montagne stesse, ognuno fa quello che vuole, ma per favore non lo chiami alpinismo. Per fortuna il giudizio un po’ precipitoso di Messner di qualche anno fa lo trovo ancora non veritiero, nonostante la scomparsa di Auer e Lama, qualcuno a alto livello fa ancora dell’alpinismo.

  12. Non capisco sinceramente il “senso” di questo articolo…mi sembra un “propagandismo al contrario”. Nel nostro ambiente ( e intendo la montagna) come in qualunque altro ambito sportivo, lo scorrere del tempo porta all’evoluzione dei materiali, delle tecniche di allenamento, e delle tecniche di progressione. C’era un tempo in cui primi Alpinisti staccavano dalla fabbrica e correvano in montagna….anni dopo un certo Messner si allenava e preparava fisicamente e psicologicamente prima di una qualsivoglia spedizione. Anche questa è Evoluzione rispetto alle prime salite, andava criticata??…niente è più com’era una volta, ma è nel ciclo normale delle cose…
    E’ ovvio che la preparazione che stanno seguendo Simone e Tamara è in questo momento la massima evoluzione dell’allenamento in altissima quota e che non è paragonabile alla praparazione ed all’acclimatamento classici, ma non credo che neanche loro abbiano paragonato la loro spedizione a spedizioni di altri loro illustri colleghi.
    Il tempo passa e TUTTO si evolve, ma, sempre a parer mio, non vuol dire che non ci sia etica.

  13. Buongiorno.
    Concordo sulle pagliacciate della bandiera e sul record dei 14 x 8.000 scalati tanto per dire “ho fatto 14” (anni fa ci accontentavamo del 13 ah ah ah). Non sono invece d’accordo sul contestare la preparazione di Moro. Non perché parteggi per lui o altri, ma perché la scienza può in questo caso essere utile. Ovvio senza sconfinare nel doping. È vero che per la legge sportiva italiana la camera ipobarica è doping, ma attenzione!!! Filippo Tortu (grandissimo!!!) non corre a 8.000 metri. Le maratone non si svolgono a certe quote. Per certe quote, tu Maurizio stesso me lo insegni, ci vuole una preparazione differente.
    Il problema nasce da quello che la gente vuole. Vuole ormai spettacolarità e Moro, Nirmal e tanti altri glielo stanno dando. Le aziende seguono poi l’onda per il loro fatturato (un’azienda sta in piedi e da lavoro e stipendi solo se rende e fattura!!!). Se tanto mi da tanto, vedo più diseducativo il video di Burgada che Voi stessi di Montagna.tv avete pubblicato senza però mettere commenti in merito. Si vede uno che si muove in Montagna con le pedonate già fatte, ma senza capirne la preparazione e la squadra mediatica e di sicurezza che ha dietro (stesso episodio del Cervino). Se questo non lo si spiega al pubblico non specializzato allora rimane uno spettacolino da circo con rischio di emulazione.
    Il problema non sta nell’Alpinismo o in noi che ne parliamo, bensì nella Società in generale ed in quello che chiede.
    Fa più notizia ed è più seguito con i “like” un calciatore che gira con “f…a”, lamborghini e gucci in discoteca, piuttosto di un suo collega più modesto che si impegna seriamente e magari fa beneficienza senza “spantegarlo” (vedi esempio negativo di Ronaldo che mette cartelli ovunque).
    Ma questo è ciò che noi, pubblico comune, chiediamo; spegnere il cervello ed accendere il cell per i selfie!!!
    Ciao a tutti.

  14. In una società veloce come quella odierna campare di alpinismo é impossibile, a meno di trovate discutibili in termini di pura etica; ma dobbiamo ricordare che ció che per noi é una passione, per alcuni é -anche- un lavoro. E le scorciatoie (piccole o grandi) le troviamo tutti sul lavoro. Chi piú riesce a tenere uniti utilitarismo e etica vince il cuore e la stima degli uomini. Il resto é invidia o chiacchiericcio: l’alpinismo non é religione. Molto interessante lo spunto sul ritorno a uno “stile a km0” sulle nostre montagne, credo sia fondamentale perché tutti riscoprano il vero alpinismo.

  15. Daniele Nardi, ancora una volta, ci insegna qualcosa di fondamentale da cui non si può prescindere. Lettura totalmente condivisibile, grazie!

  16. Il futuro sarà piazzare una bella funivia che arriva in cima all’everest.
    Sicuramente quella sarà una impresa… Di ingegneria quanto meno…
    Sono d’accordo con chi scrive… sta diventando tutto una pagliacciata. Quasi come il calcio…

  17. Da dopo ke avete iniziato a portare sui monti tutta sta gente, ho visto aumentare i rifiuti in maniera esponenziale, a ke da noi in Italia negli ultimi 10 anni con montainbake e passeggiate in quota hanno riempito i sentieri di rifiuti le prima quando in montagna venivano solo quelli del posto non succedeva.

    1. Questo è falso. IO, 60 anni fa lasciavo cicche e lattine, ora le raccolgo (quelle altrui). Gli alpinisti sono almeno decuplicati, ma in giro trovo i rifiuti dei pastori e fazzoletti di carta.
      Dai e dai …

  18. l’alpinismo non è morto, caro Gallo, piuttosto è scomparso il vecio alpìn, con la piuma sul cappello, il naso rosso e il fiasco de vin..ahimè

  19. Io non capisco sinceramente tutto questo accanimento verso l’ossigeno. Qual è il problema? In montagna ci sono vestiti? No, te li porti. C’è cibo? No, te lo porti. C’è ossigeno? No, te lo porti. Mi sembra naturalissimo.

  20. Il problema è che l’alpinismo è una disciplina sportiva che viene praticata al di fuori di qualsiasi competizione regolamentata come può essere l’olimpiade per la maratona o la corsa in genere questo fa sì che le regole del gioco siano stabilite dal singolo nella propria salita e questo produce che ognuno critica l’altro non in virtù di regole comuni ma di regole proprie che impone all’altro.per esempio :io ho deciso che le mie salite devono essere senza ossigeno supplementare quindi chi lo usa bara.

  21. Ho 67 anni natoin un paesino di montagna di 70 anime ho trascorso più della meta della mia vita in montagna ho fatto dell alpinismo un idea di vita ho fatto innumerevoli vie fatte sulle alpi soprattutto occidentali pareti nord in solitaria etc etc..quando andavo forte pensavo che l’alpinismo fosse più una disciplina di vita che uno sport fine a se stesso.strettamente legato a valori etici e culturali della cultura alpina e dell’introspezione del singolo..bene.. ma allora gli spazi e i limiti fisici e culturali erano fortemente limitati…ovvero più stretti da limiti spaziali la lontananza e dai concetti limitanti l’analisi delle possibilità..poi è successo di tutto e di più..ad ogni latitudine e della logica pulsione dell’esserci dell’io sia del singolo e degli interessi economici aggregati..il risultato lo ritroviamo tutti i giorni..non stupiamoci..potrà piacere o no ma l’uomo è un mutante che la dove non riesce adeguarsi modella ciò che lo circonda come lui crede sia meglio ..creando per sua necessità anche il peggio…auguri

  22. Assolutamente d’accordo. Non mi piace la piega che sta prendendo, per me possono fare come credono ma si perde tutto il fascino dell’impresa. Per me il punto non è arrivare in vetta, ma tutto quello che c’è stato prima: la preparazione, l’allenamento, le speranze, le gioie e le difficoltà. La vetta è il lieto fine, ma i bei film non sono solo quelli con finali da favola. So già chi seguirò e chi no, spero solo che il genere di alpinismo che piace a me non si estingua.

  23. L’ALPINISMO essendo una disciplina del corpo e della mente e non uno sport non ha limiti ed è illimitato. Ognuno lo vive a suo modo. L estetismo e la personalizzazione non sono azioni nobili e sporcano tale disciplina perché vanno in contrasto con l ambiente in cui si pratica ovvero la NATURA. Unica forma di vita umana pura. Detto ciò, usare l’ossigeno, usare la camera iperbarica, usare i portatori d alta quota ecc…Non sono altro che stili differenti, non è vietato e non è dannoso purché chi ne fa uso lo dichiari senza nessun problema. Simone Moro non ha nulla da dimostrare, il suo Cv parla chiaro. In questa spedizione e stato chiaro e trasparente come sempre che piaccia o no.
    Di tutti i critici, hanno sentenziato qualsiasi azione di Simone Moro, di Daniele Nardi ecc…darei a loro l opportunità di fare una,spedizione su un 8000m senza,spendere un euro, con ossigeno e portatori d alta quota ecc…e mettetevi in gioco. Le montagne si scalano con gambe, testa è fiato. Non con la lingua e la tastiera. Potrete sentenziare, giudicare ecc…ma resterete sempre il pubblico e mai protaginisti.

  24. sono più che d’accordo!
    oltre che l’assalto alla montagna, che di per se è un mucchio di sassi, è scandalosa l’indifferenza per questa ennesima forma di consumo di massa con relativo problema rifiuti in loco, ed emissioni di CO2 per voli aerei da ogni parte del mondo…Probabilmente come segnala Gallo c’è pure lo sfruttamento dei locali….
    Personalmente l’inflazione di imprese alpinistiche mi ha fatto perdere ogni interesse per il genere, un po’ come il turismo di massa spegne il piacere di viaggiare…
    Se la logica del profitto continua a prevalere su tutto, e, soprattutto, se non riusciamo ad acquisire una morale che includa un po’ di rispetto per questo pianeta…poveri nostri nipoti….
    Sandro – Genova

  25. L’etica non dico di certo che è un retaggio del passato, ma ha comunque rappresentato dei valori

    che forse si sono persi.

    Per me, l’etica del praticare alpinismo consiste nel fare un’adeguata fatica in modo sano e consapevole, fino ad un

    sicuro limite.Sempre con il massimo rispetto per le terre alte.

  26. Il rischio più grande è la banalizzazione della montagna e lo vediamo ogni anno con decine di incidenti gravi specie in inverno.Tutti alla ricerca dell’impresa ognuno a modo suo e vedi gente senza ramponi ne piccozza o che risale un canalino con le ciaspole. Ormai è passato il messaggio che per andare in montagna basta fare un po’ di spesa in un negozio di articoli sportivi.

  27. L’alpinismo non è uno sport.
    L’alpinismo è una salita dell’anima.
    Tutti gli alpinisti intimamente lo sanno e sono certo che lo sanno molti di voi.
    Per quanto riguarda gli altri, dagli espositori di bandiere, ai cacciatori di record, agli utilizzatori di camere iperbariche, essi fanno qualcos’altro che non merita di essere commentato.

  28. L’alpinismo non è uno sport: vi sono, in ciò, pro e contro. Se si vogliono fare “classifiche”, statistiche e quant’altro ( prima invernale, libera ecc. ecc. ) bisogna allora che qualche regola l’alpinismo cominci a darsela. Nello sport la presenza di regole e di classifiche, di giudici e di agonismo rende chiaro a tutti di cosa si stia parlando: esempio il record ufficiale ed ufficioso in maratona da parte di Kipchoge. Ciascuno secondo me è libero di fare ciò che vuole in montagna: l’essenziale è rispettare l’ambiente e gli altri fruitori. Ci si scandalizza per il bandierone ma lo si dovrebbe fare più per la spazzatura ai campi base…Relativamente alle salite ad allo stile o all’utilizzo delle tecniche, credo che una camera ipobarica non possa essere messa sullo stesso piano delle moderne piccozze. E’ ovvio che acclimatarsi in loco potrebbe essere più complicato e richiedere più tempo: presupposti essenziali per l’esito successivo della scalata che così vengono totalmente falsati. Oltretutto le moderne attrezzature vengono contrapposte alle vecchie, ma questo è sbagliato poichè una piccozza moderna se la possono permettere tutti, la camera ipobarica non solo non era utilizzata in passato, ma non è alla portata di ogni alpinista, è uno strumento evidentemente troppo elitario.Non tutto ciò che la scienza porta dovrebbe entrare con disinvoltura nell’utilizzo degli alpinisti ( come non lo può fare nello sport propriamente detto poichè si parlerebbe allora di doping ). Occorrerebbe valutare e giudicare ma non è detto che sia giusto farlo. Mi limito ad osservare che ciò che ha fatto Purja è grandioso ( lo stesso Moro ha detto che pochi sarebbero stati in grado anche con le medesime condizioni…) ma se la difficoltà principale ( non l’unica ) di un ottomila è la carenza di ossigeno come si dovrebbe valutare una prestazione che tramite le bombole elimina o quasi il problema? Non sò dare soluzioni. Secondo me, due come Meroi – Benet ( ma ce ne sono molti altri, è solo un esempio ) hanno fatto molto di più di Purja: ma quest’ultimo ormai lo conosce tutto il mondo, Benet…? Ed è questo il problema. Certo l’impresa di Purja ha avuto anche il significato del riscatto per le popolazioni locali troppo spesso sfruttate e non nelle possibilità degli occidentali. Pertanto la sua impresa meriterebbe un discorso a parte. Per quel che concerne la camera ipobarica…sarebbe stato meglio senza. Su alcuni parametri bisognerebbe mettersi d’accordo, più che per fare “classifiche”, per raggruppare le salite nel “posto” che effettivamente meritano, dando ai protagonisti il giusto valore al merito.

  29. Ormai il motto dell l’Alpinismo è “com un po’ di furbizia e un po’ d’inganno si tira avanti tutto l’anno “

  30. L’ultimo grande scalatore purtroppo giace sul nangaparbat, L’ultimo che credeva ancora nella purezza di andare su solo con le proprie forze. Ciao Daniele sei un grande

  31. Quindi sarebbe poco etico un metodo di allenamento che ti permette di diminuire i passaggi in punti oggettivamente pericolosi (crolli, valanghe…)?

  32. da sempre l’alpinismo non ha regole se non quelle stabilite dai singoli alpinisti che modificano a proprio piacimento anche nel corso della loro carriera. Siamo tutti conquistatori dell’inutile e inutili sono le nostre conquiste se non per chi lo fa. I problemi della vita stanno davvero da un altra parte: povertà, migrazione, disabilità ecc.
    Buona Natale

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