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Un mulo robot a supporto del Soccorso Alpino

michele focchi, robotHyQ-Blue tra i ricercatori del dipartimento di ingegneria industriale dell’Università di Trento e del laboratorio Dynamic Legged Systems dell’IIT di Genova – Foto FB @Michele Focchi

I ricercatori del dipartimento di ingegneria industriale dell’Università di Trento e del laboratorio Dynamic Legged Systems dell’IIT di Genova hanno messo a punto un “robot da montagna”. Un mulo di 90 chili di peso per 1 metro di lunghezza, in lega di alluminio, capace esattamente come l’animale da cui trae ispirazione di camminare e trottare sui sentieri.

Il mulo robot HyQ-Blue

Il suo nome è HyQ-Blue ed è nato per essere un alleato resistente e agile dell’uomo laddove il lavoro si fa più duro: in quota. Il proposito è di utilizzarlo negli interventi in caso di catastrofi naturali o per ispezionare luoghi altrimenti inaccessibili all’uomo. Al di là di situazioni estreme o emergenziali, il mulo potrebbe rappresentare un ottimo aiuto nelle attività in montagna e nel campo agricolo, grazie alla sua capacità di trasportare carichi pesanti senza sentire fatica.

Un robot animaloide

HyQ-Blue fa parte di quella che potremmo definire famiglia di robot animaloidi progettati e realizzati dal laboratorio Dynamics dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova, sotto la guida del dottor Claudio Semini. Si tratta di robot, ispirati dalla natura, azionati non tramite corrente elettrica ma per via idraulica. Gli attuatori idraulici consentono a questi animali bionici di essere tra i pochi robot quadrupedi veloci ma anche precisi allo stesso tempo.

Il posizionamento delle zampe è legato alla presenza di sensori di posizione. Accanto a questi il robot possiede anche sensori di equilibrio inerziali e di forza che gli permettono di percepire la forza esercitata sul terreno e, a seconda delle necessità, di decidere di camminare con passo felpato.

HyQ-Blue è inoltre in grado di scegliere in autonomo dove mettere i piedi. È infatti in grado di acquisire dati ambientali, ricostruendo una mappa 3D di ciò che lo circonda.

Nel corso di 3 anni di collaborazione i due istituti punteranno a sviluppare algoritmi, software e hardware che consentano al mulo robotico di essere in grado di camminare su terreni accidentati, di accedere a zone impervie, così da incrementare la gamma dei suoi utilizzi in casi di emergenza.

Il primo punto su cui lavoreranno alacremente i ricercatori sarà il controllo della locomozione, che verrà migliorata utilizzando algoritmi di apprendimento automatico, che aumenteranno la capacità del mulo di reagire a disturbi e imprevisti.

Michele Focchi, tra Piolet d’Or e robot

Nel team di ricercatori che ha collaborato alla realizzazione di HyQ-Blue troviamo l’ingegnere-alpinista Michele Focchi, candidato al Piolet d’Or 2018 insieme a Marcello Sanguinetie Gian Luca Cavalli per l’apertura della via Amman in Kashmir sulla parete Nord-Est del Fiost Broq (5850 m) in Pakistan. Una impresa nata come deviazione dall’obiettivo principale della spedizione Trans Limes capitanata da Daniele Nardi e Tom Ballard nel luglio 2017, ovvero la prima salita del Link Sar (7.041 m). Daniele e Tom avevano proseguito nel tentativo, per poi decidere di rinunciare. Quest’anno sono stati decisamente più fortunati Steve Swenson, Chris Wright, Graham Zimmerman e Mark Richey.

Come spiegato da Focchi in una intervista al giornale trentino Il Dolomiti.it, “questo robot potrebbe trovare applicazioni per attività in montagna, come ad esempio il trasporto di oggetti pesanti su sentieri estremamente accidentati, dove i robot con ruote o cingoli non riescono a muoversi o in condizioni ambientali e climatiche sfavorevoli a supporto del soccorso alpino”.

 

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