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Trail running

Gare trail, il medioevo nel 2019

Kathrine Virginia "Kathy" SwitzerKathrine Virginia “Kathy” Switzer, la prima donna a correre la maratona di Boston nel 1967.

Testo di Tatiana Bertera, da Corda Doppia

 

La massa di atleti è al via. Tutti scalpitanti, eccitati, con la voglia di dare il massimo e la speranza di arrivare. Là davanti ci sono i big, quelli che partono in testa perchè vanno più forte. Tanti uomini e qualche donna. I muscoli tesi, quasi fossero già in gara. Al segnale si scatena l’inferno. La mandria si riversa lungo la strada e poi su, fino ad imboccare il sentiero. Il silenzio. La quiete dopo la tempesta. Lo striscione è solo in mezzo al niente, così come lo speaker che fino a pochi minuti fa “caricava” gli atleti, e il pubblico lentamente si zittisce.

Sono ore di attesa. In cui si aspetta di vedere i primi atleti fare capolino in fondo alla via. Il volto rigato dallo sforzo, il sorriso stampato a fuoco. Perchè la fatica, quella vera, quella che si prova quando si corre in montagna, è uguale per tutti. La montagna non risparmia nessuno e non fa differenze, nè di età nè di sesso. La montagna è democratica, lei.

Peccato che quando salgo sul podio io, prima tra le donne, ricevo un premio un po’ inferiore al mio collega uomo, anch’esso primo nella sua categoria. Sgrano gli occhi. Perchè? Abbiamo corso sullo stesso tracciato, abbiamo versato lo stesso sudore, questa sera saremo entrambi stanchissimi e non vedremo l’ora di toccare il materasso, anche se probabilmente l’adrenalina ancora in circolo non contribuirà a favorire il sonno. Sono qua, su questo podio, dovrei essere la donna più felice del pianeta e invece mi sento piccolina. Lo trovo un po’… quantomeno ingiusto. Non reclamo, non urlo con nessuno, ringrazio e torno mesta al mio posto e guardo il mio collega #primouomo mentre, giustamente, gioisce della sua vittoria. La mia però, di vittoria, è amara.

Questa storiella, che potrebbe essere realmente accaduta oppure no, per raccontare che a oggi esistono gare in cui il montepremi maschile è superiore a quello femminile. La giustificazione sarebbe, semplicemente e se vogliamo superficialmente, che sono gare in cui le donne partecipano in percentuale minore rispetto agli uomini. Traduco: ci sono meno donne, quindi il primo posto categoria femminile vale di meno rispetto al primo posto categoria maschile.

Non sto parlando delle gare più importanti e famose, non di UTMB, di LUT o di Ultra Trail World Series, ma di gare “minori”, preferirei dire locali. Minori per fama forse, minori per numero di iscritti, ma non minori come storicità visto che una di queste vanta 37 edizioni (come dicono loro, di successo). Mi è venuto il dubbio che il regolamento fosse stato stilato prima del diritto di voto… Beh, direi che è ora di aggiornarlo.

Ho esposto il problema a più personaggi, organizzatori di gare e amatori. Qualcuno mi ha detto che le donne sono numericamente inferiori e che quindi gli uomini faticano maggiormente a raggiungere l’obiettivo. La risposta, suggerita non da me ma da un organizzatore (cosa che molti già fanno), è di avere perfetta parità di valore dei premi a podio, o top five o top ten, e poi allungare la lista di premi minori per gli uomini, questo in virtù del fatto che i partecipanti uomini sono di solito sensibilmente di più (tipicamente all’intorno di 80/20). In questo modo si riconosce la partecipazione maschile di livello numericamente maggiore e si incentiva comunque la partecipazione delle donne in quanto la percentuale di premiate sul totale delle donne è comunque superiore alla percentuale di premiati tra gli uomini. Tutto il resto è inaccettabile discriminazione.

Vero è che il livello delle donne sta crescendo e anche il numero delle partecipanti del gentil sesso, ma mai si potrà pretendere che il gap uomo/donna venga appianato e questo per ragioni squisitamente fisiche e di performance. Ci sono poi casi (Federica Boifava docet) che ribaltano la teoria, ma non possiamo certo prendere queste eccezioni come la regola.

È vero anche che il numero delle donne è di molto inferiore a quello degli uomini e pertanto sarebbe sbagliato premiare lo stesso numero di donne e di uomini. Quindi mi pare assennato e democratico premiare, in pecentuale, un tot di donne e un tot di uomini (ex 5 donne e 20 uomini?) ma con premi di ugual valore.

Le gare che ho riportato, di cui per ora non faccio il nome, sono due competizioni lombarde abbastanza famose. Il mio consiglio: quando vi iscrivete a una gara chiedete o guardate (dovrebbe essere a regolamento) il valore del montepremi e fateci un pensierino. Boicottare le gare discriminanti è l’unico modo per far cambiare le cose (forse non l’unico ma un modo!), visto che le soluzioni intelligenti, come riportato sopra, esistono.

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18 Comments

  1. Io sarei per la parità totale. Quindi abolirei le categorie M e F e farei una categoria unica. Poi però, pur essendo parità al 100%, le donne non riceverebbero nessun premio.

  2. Giustissimo boicottare le gare discriminanti. Io boicotterei le gare che dividono le classifiche in Uomini e Donne. Unica classifica e viene premiato chi va piu’ forte, senza distinzioni di sesso. Punto.

    1. Scusa ma così come fa una donna andare a podio? Se una donna è estremamente forte nel trail, raramente sfiora la top ten maschile… Nella tua maniera le gare si rilegherebbero ai soli uomini no?

  3. Mi limito solo a fare due considerazioni senza volermi schierare in un senso o nell’altro. Partendo dal fatto che tutto è riconducibile agli affari che vengono generati da un evento sportivo, di solito il monte premi è erogato in misura maggiore a chi fa guadagnare di più. Non è un caso che gente come Ronaldo guadagni tanto perchè fa vendere tanto. Prendiamo ad esempio il tennis: se una finale Djokovic – Federer fa introitare di più di una finale femminile a livello di pubblico e pubblicità, ritengo sia corretto che il premio maschile sia più elevato rispetto a quello femminile e tale principio si può applicare a tutte le competizioni in cui è rilevabile lo stesso assunto.
    Se il premio fosse uguale o sarebbe al ribasso o una delle due componenti andrebbe immeritatamente a scrocco sull’altra. Ovviamene se ci fossero competizioni in cui la componente femminile realizza più introiti ed interesse di quella maschile, è giusto chi il monte premi sia più elevato per quest’ultime.
    Non trovo corretto, a livello puramente concettuale, che ci debba essere una parità di default se questa non è supportata dai fatti perchè penalizzerebbe a prescindere una delle due categorie.

    1. Nel caso si parlava di Trail running. La parità di default sig Gianpiero è data dal fatto che come io sudo per tot km e tot di dislivello, le donne fanno esattamente lo stesso percorso… Riconoscere due premi distinti vorrebbe dire organizzare una classifica con percorso distinto per i sessi.

      1. Ma anche Gattuso correva e sudava come e più di Maradona. Eppure non mi scandalizza che Maradona guadagnasse dieci volte più di Gattuso, pur facendo lo stesso lavoro e sudando anche meno.

  4. Nello sport dove c’è un cronometro o un ritorno pubblicitario è ovvio che il guadagno vada di pari passo alla prestazione. Un ingegnere che ottiene un certo risultato è ovvio che debba guadagnare la stessa cifra, che sia uomo o donna. Ma in una competizione che poi ha un ritorno pubblicitario in base al risultato ottenuto…cronometrico o di “immagine” che sia, è altrettanto ovvio che ci sia differenza. Altrimenti bisognerebbe boicottare le partite della Juve perché Ronaldo guadagna più di Chiellini? Oppure Ambra Angiolini dovrebbe guadagnare come Meryl Streep?

  5. Alberto Tomba attirava milioni di persone e per questo non trovo scandaloso che guadagnasse più di Isolde Kostner. Così come non ho trovato scandaloso che come attore in Alex l’Ariete abbia guadagnato molto meno di Natalie Portman in Il Cigno Nero. Non l’ho trovata una discriminazione nei confronti di un attore uomo.

  6. Ciao Tatiana, l’argomento può certo valere un confronto.Non capisco però perché aprire l’articolo con tono così disprezzante. Avendo partecipato a molte gare di trail l’ho trovato fuori luogo. Premesso che l’obiettivo sia tendere all’equanimita’ e quindi ritengo giusto ci siano stessi premi, vorrei dire a quella donna, che sgrana gli occhi e si sente tradita, che probabilmente, se a partecipare ci fossero stati tanti uomini quante donne, esempio 20 e 20, l’anno successivo quella gara sarebbe scomparsa dal calendario.
    Quando siamo sulla linea di partenza i muscoli son rilassati, gli occhi osservano le espressioni di chi ci sta intorno, il pensiero va a tutte quelle ore passate in montagna leggeri come il vento, leggeri come solo l’amore ci fa essere, e ci sentiamo privilegiati.

  7. Ho fatto gare dove su 300 partenti c’erano 3 donne e non tutte sono arrivate. Come fai a premiare con lo stesso montepremi

  8. ma dov’è la parità in dare premi del stesso valore quando il numero di inscrizione maschile in queste gare più piccole sono in norma più di 5x quelle femminile? Se volgiamo essere veramente equi come si parla in questo articolo i montepremi per le donne dovrebbe essere 1/5 del totale però ognuno vede solo ciò che vuole vedere. Adesso viviamo in un mondo politicamente corretto dove le equità deve essere forzata a tutti costi e chi la pensa diversamente è accusato di misoginia, maschilismo o di vivere nel medioevo. Fino a 10 anni fa tutte le gare avevano montepremi diversi e se adesso hanno cambiato non è stato in nome della parità/equalita ma in nome della moda del politicamente corretto e sopratutto per non subire attacchi come questo articolo

  9. A Wimbledon è dal 2007 che il montepremi è identico per uomini e donne.Se un atleta ha più influenza saranno gli sponsor a pagarlo di più. Non si sta parlando di stipendi (ingaggi di Ronaldo,ecc)ma di montepremi.sono due cose completamente diverse.

    1. ma Barbara secondo cosa ha generato piu entrate a Wimbledom, una finale Novak Djokovic vs Roger Federer o Simona Halep vs Serena Williams? come dice te sono due cose diverse perche devono essere considerate uguali?

  10. Ma sono proprio gli sponsor che pagano il montepremi. Se Wimbledon fosse un torneo solo femminile, stai pur sicura che il montepremi scenderebbe drasticamente. Se invece fosse solo maschile, probabilmente sarebbe uguale. In questo caso ci dovrebbe essere discriminazione al contrario?

  11. Beh, basterebbe da parte dell’organizzazione invertire tutti i premi, il ritorno e le spese sono uguali!

  12. Il miglio modo per boicottare é andare a farsi un bel giro in montagna, dopo essersi studiati ľitinerario e godersi il panorama, il sentiero e la soddisfazione di aver trascorso una giornata a fare quel che più ci piace. Questo è il premio. Il resto, le coppe, le medaglie, sono cose che ingombrano gli scaffali.

  13. Ecco, Fuoridalcoro ha detto quello che penso anche io!

    Basta gare, competitività, protagonismi, premi!
    Risolveremmo tutti i problemi di cui sopra…
    e pensateci: niente più doping!

    Il mio doping è la felicità di aver fatto (per me!) una bella salita…
    Francesco

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