Ambiente

Una storia a lieto fine dal PNALM. Cucciolo di orso marsicano ritrova la madre

“Per fortuna ci sono anche storie a lieto fine. Una di queste ve la racconteremo nei prossimi giorni”. Con questa frase, lo scorso 11 settembre, il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM) ci aveva lasciati impazienti e speranzosi. Una conclusione da puntini di sospensione, al termine dell’ultimo aggiornamento sulle sorti del cucciolo di orso marsicano, figlio dell’orsa Sebastiana, disperso dopo la fuga in compagnia della madre per le vie di Pescasseroli (AQ).

Finalmente la storia a lieto fine promessa ai lettori ha fatto la sua comparsa sulla pagina Facebook del Parco. “Cucciolo di orso ritrova la madre. Un caso mai documentato in Italia”, recita il titolo.

Una storia a lieto fine

“Vi avevamo promesso una storia a lieto fine, eccola qui. Si tratta di una storia accaduta prima della triste vicenda dell’orsa Sebastiana e dei suoi cuccioli, di cui vi abbiamo ampiamente parlato in queste ultime settimane. Il 15 agosto scorso, un cucciolo di orso bruno marsicano, trovato solo lungo una strada all’interno del Parco, si è ricongiunto alla madre grazie ad una operazione dei Tecnici del Servizio Scientifico e di Sorveglianza del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise”.

L’avvistamento del cucciolo a Ferragosto

“Durante la settimana di ferragosto viene segnalata la presenza di un cucciolo di orso bruno marsicano a bordo strada, da solo. Il Parco con i suoi Servizi Tecnici e con i Guardiaparco si è subito attivato per osservare il cucciolo e cercare di comprendere cosa potesse essergli accaduto. Generalmente infatti, a 6-7 mesi i cuccioli sono ancora nel nucleo familiare. La presenza di un cucciolo da solo indicava o un abbandono da parte della madre, o la morte della stessa, oppure una separazione traumatica (ad esempio l’attacco da parte di un maschio adulto o altri fattori di disturbo)”.

Piano di ricongiungimento attivato

“In accordo con l’Istituto Superiore per la Protezione Ambientale (ISPRA) e il Ministero dell’Ambiente si è stabilito di mettere in campo tutte le azioni necessarie per favorire il ricongiungimento del cucciolo con la madre. Nella stessa area, infatti, i tecnici del Parco, durante le sessioni di monitoraggio per la conta delle femmine con i cuccioli, hanno verificato la presenza di due nuclei familiari.

Diverse esperienze europee ed internazionali documentano che i gruppi familiari possono ricongiungersi fino a 14 giorni dopo il verificarsi di eventi traumatici. Inoltre, sono stati anche documentati casi di adozione da parte di altre madri. I biologi del Parco erano fiduciosi, che anche nel caso in cui il cucciolo non si fosse associato a nessuna femmina, sarebbe potuto sopravvivere. Infatti, già a partire da 6-7 mesi i cuccioli sono considerati autosufficienti da un punto di vista alimentare, ma i pericoli che corrono, senza la madre, sono tanti, come già spiegato per la vicenda dell’orsa Sebastiana e dei suoi cuccioli”.

Cattura e rilascio del cucciolo

“Il 15 agosto il cucciolo, un maschio in buone condizioni di salute, è stato catturato meccanicamente senza anestesia per ridurre al minimo le manipolazioni, e rilasciato in quota, nell’area di presenza delle femmine. Nella zona di rilascio sono presenti numerosi cespugli di ramno, le cui bacche sono un potente attrattivo per gli orsi. Il cucciolo, al momento del rilascio è apparso subito reattivo e si è allontanato immediatamente dagli operatori.

Per i successivi giorni il personale del Parco ha organizzato turni di osservazione sia al tramonto che all’alba. Il 17 agosto si è avuta la certezza che il cucciolo si fosse ricongiunto ad una femmina con due piccoli. Da quel momento e fino a qualche giorno fa, i tre cuccioli sono stati sempre osservati insieme alla madre. Non siamo riusciti a comunicare prima questa storia a lieto fine a causa del sopraggiungere del triste episodio dell’orsa Sebastiana, che ha richiesto un ulteriore impegno lavorativo sul campo”.

Il ruolo essenziale dei tecnici del Parco

In questa vicenda i tecnici del PNALM sono riusciti nell’intento di aiutare il cucciolo nel ricongiungersi alla madre. Ogni step del piano di ricongiungimento è stato portato avanti in collaborazione con ISPRA e il Ministero dell’Ambiente. Come dichiarato da Piero Genovesi, Responsabile “Servizio per il Coordinamento della Fauna Selvatica” di ISPRA, in tal modo è stato possibile definire un protocollo di intervento che riducesse al minimo i contatti degli operatori con il cucciolo, evitando l’insorgere di comportamenti di confidenza con l’uomo. Protocollo che ha anche consentito di evitare l‘anestesia e la marcatura del piccolo, minimizzando possibili stress.

La scelta di rilasciare il cucciolo in un ramneto è stata strategica. Come avevamo raccontato in un articolo dello scorso luglio, in questo periodo gli orsi marsicani sono particolarmente ghiotti di tali frutti. In vista dell’inverno gli esemplari, soprattutto le femmine con piccoli a seguito, necessitano di quasi 20.000 kcal al giorno. Il ramo è dotato di bacche molto energetiche (0,8 kcal/frutto) che pertanto risultano un’ottima fonte di nutrienti per caricarsi di energie prima di andare in letargo.

Rispettare le regole del Parco

“Questa storia a lieto fine, diversamente dall’altra – ha dichiarato il Vicepresidente del Parco Augusto Barile ci offre uno spunto per ragionare sulla necessità di rispettare le regole e le indicazioni dell’Ente Parco. La chiusura temporanea di alcuni sentieri che attraversano i ramneti cosi come il divieto di abbandonare i tracciati ufficiali hanno proprio lo scopo di garantire la tranquillità degli orsi in questa fase critica del ciclo vitale. La conservazione dell’orso dipende da ciascuno di noi“.

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