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Alpinismo

L’India apre agli alpinisti stranieri 137 picchi himalayani

sikkim, india, alpinismoUnnamed peak (6.252 m) a Nord del Jongsong peak (7.462 m), 57esima montagna più alta del mondo, posizionato in un punto di incontro tra Sikkim, Nepal e Cina – Foto della prima ascesa, 2009. Ph. Anindya Mukherjee

Lo scorso 13 agosto l’India ha aperto agli alpinisti stranieri l’accesso a 137 picchi himalayani finora vietati. Vette distribuite nelle zone del Sikkim, Jammu, Kashmir, Uttarakhand e Himachal Pradesh.

Dei 137 picchi 51 ricadono nel territorio dell’Uttarakhand, 47 nell’Himachal Pradesh, 15 in Jammu e Kashmir e 24 nel Sikkim, tra cui il Kangchenjunga (8.586 m), la terza montagna più alta del Pianeta.

Come dichiarato in una nota del Ministero per gli Affari Interni (MHA), si tratta del recepimento di una proposta del Ministero del Turismo, in valutazione da parte del Governo da molto tempo.

Secondo le nuove regole, un cittadino straniero che voglia salire una delle vette in lista, non avrà più necessità di richiedere un permesso di salita al Ministero degli Affari Interni né a quello della Difesa, ma potrà direttamente fare richiesta all’Indian Mountaineering Association (IMA).

Malcontento in Sikkim

Il recepimento della proposta è stato accolto con giubilo dal Ministro del Turismo Prahlad Patel, che ha definito la caduta di tali divieti un passo storico per favorire gli introiti legati al turismo d’avventura sulle montagne indiane.

La popolazione del Sikkim non ha accolto altrettanto bene la notizia e sono molte le organizzazioni locali che si sono mobilitate per richiederne uno stop“Tutte le montagne del nostro stato, soprattutto il Kangchenjunga, sono considerate sacre da Bhutias, Lepchas e Buddisti, in generale dalla popolazione del Sikkim”, ha dichiarato al quotidiano indiano The Wire Tseten Tashi Bhutia, membro della Sikkim Bhutia Lepcha Apex Committee (SIBLAC).

“Crediamo che su queste montagne risiedano le nostre divinità. Veneriamo il Kanchenjunga come nostro dio protettore. Noi non saliamo in vetta al Kangchenjunga, non dal versante del Sikkim”.

In termini legali le nuove disposizione governative risulterebbero in contrasto con l’articolo 371F della Costituzione del Sikkim, che salvaguarda ciò che la popolazione considera sacro. Inoltre rappresenterebbe una chiara violazione di un atto del 1991, il “Places of Worship (Special Provision) Act″. Un documento approvato a livello parlamentare che non riguarda soltanto il Kangchenjunga ma tutte le montagne considerate sacre.

Kangchenjunga, la più sacra tra le montagne sacre dell’India

Il 25 maggio 1955, quando il Sikkim non era ancora parte dell’India ma governato dai monarchi Chogyals, due alpinisti britannici – Joe Brown e George Brand – guidarono una spedizione di 4 componenti verso la vetta della terza montagna del Pianeta, salendo lungo la parete Sud-Ovest. Per rispetto della religione della popolazione del Sikkim e di una promessa fatta al re, si fermarono a 10 metri dalla cima.

La prima salita dal versante del Sikkim risale invece al 1977 ad opera dell’esercito indiano lungo lo sperone Nord-Est. Si tratta di una via poco utilizzata, in quanto la maggior parte delle spedizioni si dirige in vetta dal versante nepalese.

Secondo le dichiarazioni della popolazione finora sarebbe sempre stata rispettata dai salitori la regola dello stop a “10 metri dalla vetta”.

La posizione del governo indiano

L’idea di aprire 137 picchi a cittadini stranieri deriverebbe, secondo dichiarazioni del governo indiano, dalla necessità di favorire un turismo d’avventura, accanto a quello già in voga di stampo culturale e spirituale.

La problematica dell’alpinismo in India è legata a lunghe trafile burocratiche necessarie finora per ottenere permessi di accesso. Per tali motivazioni molteplici spedizioni hanno preferito optare per il Nepal.

La prospettiva ultima risulterebbe essere quella di rendere accessibili tutte le vette indiane a cittadini indiani e non, così da rendere il subcontinente una rinomata meta d’avventura. Ciò comporterebbe un incremento delle offerte di lavoro per i giovani, aiutando così l’economia dello stato.

Di contro resta il rischio di vedere un “effetto Everest” anche sulle vette indiane. Ovvero di richiamare un numero sempre crescente di alpinisti, con conseguenti problemi di sicurezza.

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2 Comments

  1. Buongiorno, non credo che il Kangchenjunga sia stato scalato per la prima volta solo nel 1995, è evidente che si tratti del 1955.
    Saluti

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