Mostre e convegni

“Senza limiti, oltre i confini”. Una nuova mostra al Museo Montagna

Il Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” al Monte dei Cappuccini si fa interattivo con la nuova mostra Senza limiti, oltre i confini – Cinema sulle Alpi Occidentali, visitabile dal 5 luglio al 20 ottobre 2019. Una passeggiata cinematografica, come l’ha definita Marco Ribetti, vicedirettore del Museo Montagna e curatore della mostra insieme a Enrico Verra, documentarista e coordinatore AIACE (Associazione Italiana Amici del Cinema). Un’escursione, dalle Alpi Marittime al Monte Rosa, strutturata grazie ai materiali d’archivio conservati nella Cineteca storica e Videoteca del Museo Montagna.

Dai primi del ‘900 con le audaci riprese di Dario Piacenza sul Dente del Gigante, ai documentari con i protagonisti delle imprese più estreme di sempre. Da Gaston Rébuffat a Lionel Terray fino alle ascensioni di velocità dei primi free-climbers.

 

Dalla Grande impresa al film

La locandina di “Climbing the Matterhorn”. Foto Museo Montagna

Una info-grafica lungo il percorso cerca di condensare in un elenco puntato quella che è stata, fino a oggi, la cinematografia sulle grandi montagne delle Alpi Occidentali. Dal Monte Bianco al Cervino, fino alle montagne minori. Sono decine e decine le pellicole, vanno dai primi del ‘900 a oggi e raccontano l’evoluzione di un mondo che è drasticamente cambiato in poco più di cento anni.

Le grandi realizzazioni si susseguono sulle montagne come nella cinematografia. L’esposizione ci mostra come le epopee alpinistiche sul Monte Bianco e sul Cervino abbiano affascinato non solo gli amanti della montagna, ma anche cineasti e registi di fama internazionale. Storie da leggenda che hanno saputo conquistare, esattamente come le grandi tragedie hanno tenuto con il fiato sospeso. Ne è un esempio il racconto dell’incidente del 1961 sul Pilone Centrale del Freney o gli stessi accadimenti che hanno seguito la conquista della Gran Becca. Cervino grande protagonista di Climbing the Matterhorn, film che ben prima del Free Solo di Jimmy Chin ed Elisabeth Chai Vasarhelyi si è guadagnato la candidatura all’Oscar.

Un viaggio nella storia del cinema di montagna

Un momento dell’inaugurazione. Foto Museo Montagna

Non solo montagna estrema, ma anche vita in quota inseguendo i ritmi della natura. Un’esistenza dura raccontata dalle pellicole francesi che ritraggono i montanari dell’Alta Savoia. Ma non solo, anche film di sognatori, migranti oltreconfine, alla ricerca di una vita migliore. Lo racconta Il vento fa il suo giro, la storia vera di un pastore francese che cerca di integrarsi in un villaggio delle Alpi Marittime italiane. E ancora il lungo cammino di un gruppo di minatori siciliani attraverso il passo del Monginevro. Il cammino della speranza, come titola il film. Un percorso che oggi suona attuale come mai e riposta alle cronache di appena qualche mese fa, quando gruppi di migranti sfidavano quota e condizioni proibitive inseguendo il sogno dell’Europa attraverso quel medesimo passo di confine.

“Non abbiamo seguito un ordine cronologico” spiega Ribetti. “Abbiamo invece voluto creare dei focus nei quali i film sono messi a confronto secondo gli otto temi principali”. Pionieri, salite e discese, sogni e incubi, velocità e lentezza, confini. Otto aree tematiche che riescono a regalare una sfaccettatura a tutto tondo sul mondo delle Alpi occidentali ma, soprattutto, “sui molti significati che la montagna ha assunto nella storia del cinema”.

L’esposizione è veramente dinamica grazie, non solo ai curatori, ma anche ai ragazzi di auroraMeccanica che hanno realizzato l’allestimento multimediale dei materiali che, come detto prima, fanno parte delle collezioni del Museomontagna ma non solo. A fianco degli archivi museali si possono infatti trovare alcuni soggetti provenienti dagli archivi del Museè Alpin di Chamonix-Mont-Blanc, legato alla struttura torinese dal progetto europeo Interreg Alcotra iAlp. Musei alpini interattivi che ha il suo cuore nella catalogazione e digitalizzazione di una parte significativa dei rispettivi archivi. In futuro saranno messi a disposizione su una piattaforma web per la consultazione.

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