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Luca Colli di corsa in vetta all’Everest. Anche sul versante tibetano ritardi burocratici e ingorghi

Never give up on your dreams”. Questa la colonna sonora che ha accompagnato lo scorso aprile la partenza dello skyrunner Luca Colli, 49enne di Vigevano, alla volta dell’Everest (8.848 m), con l’obiettivo ambizioso di aggiungere una vetta alla lista delle Seven Summits già completate in velocità: l’Elbrus (5.642 m) e il Monte Bianco (4.810 m) in Europa, il Kilimangiaro (5.895 m) in Africa; il monte Kosciuszko (2.228 m) in Australia; l’Aconcagua (6.962 m) in Sud America, il McKinley (6.194 m) in Nord America e il Puncak Jaya (4.884 m) in Indonesia.

All’alba di giovedì 23 maggio il sogno di Luca è diventato realtà. Dopo aver completato la salita dell’Everest dal versante tibetano, resta ora da compiere l’ultima fatica: una traversata estrema del continente antartico con destinazione il monte Vinson (4.892 m).

Abbiamo atteso il suo ritorno a casa per farci raccontare qualche particolare di questa avventura, vissuta in una delle stagioni più affollate della storia del gigante himalayano.

 

Dopo settimane di cronaca drammatica dal versante nepalese dell’Everest, finalmente incontriamo il protagonista di un’ascesa dal lato tibetano. Ci sono stati problemi anche lì?

“Purtroppo abbiamo incontrato problemi anche sul versante tibetano. Il programma iniziale è saltato subito a causa della folle burocrazia cinese che è una delle ragioni, a mio avviso, per cui il lato tibetano è meno affollato. Il problema è che stiano rendendo commerciale anche le spedizioni private. Mi spiego meglio: anche se vuoi pianificare una spedizione privata devi appoggiarti a delle compagnie accreditate e dunque tocca utilizzare un programma commerciale offerto da loro. Come se non bastasse, nella filosofia del “tutti devono aver la possibilità di salire”, ogni anno viene attrezzato il percorso con le corde fisse e fino a quando questa fase non è completata, anche se vuoi salire senza corde fisse, non ti lasciano andare su! Finito di piazzare le corde fisse non è mica finita: la prima cordata che parte per la vetta deve essere cinese. Il problema è che questa prima cordata non ha una data predefinita di partenza. Quindi tocca aspettare un tempo incognito”.”

Per te niente corde fisse?

“No, non ho usato corde fisse. Solo allo Step 2 inevitabilmente tocca usare le scale che vengono montate e poi, in qualche punto particolarmente insidioso, mi sono agganciato alle corde per sicurezza”.

Le nuove regole “commerciali” includono l’obbligo di portare su delle bombole?

“Sì, per legge devi avere le bombole con te, anche se non le userai. Stessa storia delle corde fisse”.

In sintesi avete trovato fila anche sul versante tibetano?

“Praticamente sì, anche se le dinamiche sono profondamente diverse. Sul versante nepalese sono stati rilasciati circa 400 permessi di salita e questo numero già di per sé elevato, associato al maltempo che ha causato una concentrazione degli alpinisti in ascesa nella seconda finestra meteo di bel tempo del 22-23 maggio, ha generato il caos. Un po’ come quando vai alla Capanna Margherita sul Monte Rosa il 10 agosto. Sul versante tibetano invece si è perso parecchio tempo per i problemi di cui sopra, e anche se eravamo solo 150, allo Step 2 ci siamo imbottigliati sia in salita che in discesa. Sono veramente riusciti a creare un casino dove casino non c’era”.

Sei riuscito  a rispettare le 30 ore che avevi previsto di impiegare da Campo 3 alla vetta?

“Diciamo di sì. In realtà sono stato costretto a fare più soste del previsto perché per ragioni legate al maltempo e a questi ritardi non è stato possibile fare le rotazioni corrette di acclimatazione. Per cui anche io che avevo previsto di dormire delle notti a C2 e a quota 7.900 m (C4) per prepararmi in un certo modo, non sono riuscito a rispettare i programmi. Da C1 in poi è stata una totale avventura. Alla fine mi sono mantenuto attorno alle 35 ore e va bene così”.

Dopotutto non aspiravi a un record di velocità, giusto?

“Assolutamente. Avevo intenzione di salire in velocità, ma a una velocità mia”.

Torniamo un attimo alla questione “ossigeno supplementare”. In partenza eri incerto se saresti stato in grado di farne a meno. Com’è andata alla fine?

“L’ho usato, ma parzialmente. Nel senso che quando ci siamo trovati imbottigliati allo Step 2 e ci è toccato aspettare circa un’ora e mezza in piena notte, l’ho utilizzato per prevenire congelamenti. E poi l’ho usato nella mezz’ora che sono stato in vetta, in un momento in cui c’era vento davvero forte. Poi mi ero fatto una cantata prima della vetta…”

Davvero?

“Sì, ispirato dal video del mio amico Michele Cucchi in vetta al K2, mi sono cimentato nell’inno di Mameli appena sotto la cima”.

L’Everest, a confronto con le altre Seven Summits che già hai salito, lo hai trovato più o meno complicato?

“Tecnicamente la via salita con Michele Cucchi e Andrea Degasparis sul McKinley è stata nettamente più difficile. Però sull’Everest è il terreno a rendere tutto più complicato. Per la maggior parte del tempo sei su pareti rocciose anche abbastanza inclinate, non tecnicamente difficili ma su cui devi sempre mantenere un grado di concentrazione molto alto. C’è sempre questo rischio latente di inciampare, cadere, anche per la presenza delle corde degli anni precedenti, che il governo cinese ha promesso di togliere di mezzo”.

A quando la partenza per il Monte Vinson?

“Dipende dai soldi (ride). Sono in fase di ricerca delle sponsorizzazioni poiché è una montagna molto costosa, sotto una sorta di monopolio degli Americani, che sono gli unici ad avere il permesso di potervi atterrare e quindi dettano i prezzi. Prevedo di partire entro un paio di anni”.

 

Di seguito il video di Luca che intona l’Inno di Mameli quasi in vetta:

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3 Comments

  1. Se ho letto bene, a questo recordman è “toccato utilizzare le scale montate sul secondo step” per colpa della burocrazia, poi per colpa di alcuni punti insidiosi gli è toccato “agganciarsi alle corde per sicurezza” (ma “no, non ho usato corde fisse”), quindi gli è toccato portarsi dietro le bombole di ossigeno per colpa delle regole commerciali imposte dai cinesi, , infine gli è toccato persino usarle quelle bombole, dapprima per colpa degli ingorghi, poi in vetta perché tirava vento (strano!) ma soprattutto perché si era appena fatto una cantata dell’inno di mameli.
    Ora per il Mt. Vinson dovrà cercare un ricco sponsor e aspettare almeno due anni per colpa degli americani che hanno monopolizzato e reso carissima questa montagna.
    Nel frattempo potrebbe approfittare per tornare sull’Everest, di corsa ovviamente, essendo fallito l’obiettivo di salirlo senza ossigeno, o no?

    1. “Se ho letto bene”, no, non hai letto bene. La quasi totalità delle cose che scrivi sono pessime parafrasi di passaggi dell’intervista. Se si fosse trattato di un compito scolastico avresti preso un pessimo voto. Vuoi fare il figo? Vacci tu e poi ne riparliamo.

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