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Il nome di Daniele Nardi arriverà fino a Marte. Il regalo speciale di Filippo Thiery per l’amico scomparso

filippo thiery, marte, daniele nardi, tom ballard, microchip, nasaFilippo Thiery e Daniele Nardi – Foto FB @Filippo Thiery

Questa primavera dai toni invernali, con la neve che continua a imbiancare le vette e il cambio di stagione che sembra un lontano miraggio, ci fa perdere di vista lo scorrere del tempo, che invece corre veloce. Sono già trascorsi 3 mesi dalla tragedia del Nanga Parbat, che ha infranto il sogno di Daniele Nardi di vincere quello Sperone Mummery che tanto lo ha affascinato in questi anni. Una sfida in cui aveva voluto credere anche Tom Ballard.

Tre mesi in cui si sono moltiplicati gli eventi in memoria dei due alpinisti. Proprio qualche giorno fa avevamo annunciato l’intitolazione del sentiero CAI 710 dei Lepini a Nardi, in attesa che anche la vetta del Semprevisa venga a lui dedicata in maniera ufficiale.

Ma il ricordo di Daniele arriverà ben più in alto dei 1.536 m della vetta più elevata dei Monti Lepini, addirittura su Marte.

Un regalo che ha voluto fare all’amico scomparso Filippo Thiery, che ha fornito a Nardi la sua consulenza come meteorologo nel corso di tutte le spedizioni invernali sul Nanga, a partire dal gennaio 2013.

Nell’estate del 2020 un microchip con inciso il nome di Daniele verrà lanciato a bordo di un rover della NASA diretto sul Pianeta rosso. Certamente un dono insolito, del quale abbiamo voluto scoprire qualcosa in più, interpellando direttamente Thiery.

Come è nata l’idea di un “regalo” così particolare?

In realtà non è un’idea mia ma un servizio gratuito offerto a chiunque dalla NASA, già messo a disposizione in precedenti spedizioni spaziali. Per l’anno venturo è infatti prevista una nuova spedizione esplorativa di Marte, al momento denominata “MARS 2020”.

Tra il 17 luglio e il 5 agosto 2020 verrà lanciato nello spazio un nuovo rover, una versione evoluta del Curiosity, quello che conosciamo un po’ tutti, che ci ha ammaliati con le sue immagini incredibili ad altissima definizione, e sul sito della NASA c’è proprio una sezione in cui tutti sono invitati a “richiedere il proprio boarding pass” per prendere parte a questa missione. Basta inserire nome, cognome, email e CAP per richiedere che il proprio nome venga inciso materialmente su un microchip. Parliamo davvero di lettere di pochi micron! I microchip saranno poi caricati a bordo del rover, il cui ammartaggio è previsto per febbraio 2021.

Quando ho letto di questa possibilità mi è venuto spontaneo non mettere il mio nome ma quello di Daniele.

Quale legame c’è tra Daniele Nardi e lo spazio?

Daniele usava un’espressione particolare per descrivere il genere di alpinismo cui si era appassionato, quello esplorativo: astronauti moderni. E questo già potrebbe bastare.

Altro elemento caratterizzante della personalità di Daniele era la sua continua ricerca di risposte, anzi prima ancora la continua ricerca di domande da porsi! Una passione per l’ignoto, una sete di conoscenza senza limiti, con la costante voglia di poggiare le mani dove nessuno le avesse mai posate prima, di aprire nuove vie. La sua non era solo una esplorazione fisica, di alte vette, di luoghi nuovi, ma anche una continua ricerca di risposte ai tanti quesiti sui limiti umani, sui limiti dell’alpinismo e anche dell’universo.

Amava spingersi ai limiti della conoscenza umana per portarli un po’ più in là e credo che un’esplorazione su Marte sia quanto di più simbolico possa esistere per rappresentare questo suo modo di essere.  

Lo stesso rover, in un certo senso, ricorda un po’ Daniele.

Sì, sarà di fatto un esploratore inviato da noi terrestri su un Pianeta di cui aneliamo a scoprire sempre di più. La zona su cui verrà fatto scendere e che poi esplorerà, è quella del cratere Jezero, immenso come quelli terrestri, formatosi un miliardo di anni fa probabilmente per l’impatto con un meteorite. A quell’epoca, quando il clima marziano era ben diverso dall’attuale, ebbe modo di riempirsi di acqua allo stato liquido. Poi nei millenni l’acqua è scomparsa a seguito dei cambiamenti climatici.

Un po’ come sulla Terra andiamo a cercare tracce di vita in aree che rappresentano degli ex fondali, zone che in tempi remoti erano coperte di acqua, lo stesso stiamo per fare su Marte. La domanda base cui vorremmo rispondere è se lassù ci sia mai stata vita. Il rover, al momento senza nome, avrà il compito di raccogliere elementi utili a  lungo termine per progettare future missioni con equipaggi umani. Non è tanto dissimile da Curiosity in termini di design ma presenta molte migliorie, come le ruote più performanti, una trazione migliore, e soprattutto sarà dotato di un trapano per prelevare campioni di roccia che verranno fotografati e le cui foto verranno poi inviate sulla terra per essere analizzate. Non solo, ma i campioni verranno impacchettati e lasciati lì su Marte in attesa di una seconda esplorazione in grado di riportarli sulla Terra.

 

 

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