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Alpinismo

Miracolo sul Latok, Alexander Gukov è salvo

Foto @ FB Anna Piunova

Ce l’hanno fatta i piloti pakistani, Alexander Gukov è stato finalmente portato in salvo dall’elicottero questa mattina. Ora è già a Skardu, in ospedale.

I piloti dell’Askari sono arrivati alle 5.30 al campo base e, alleggeriti gli elicotteri dal peso, sono partiti verso la parete nord della montagna. Ci sono voluti ben 45 minuti per trovare la tenda arancione del russo, oramai coperta dalla neve che nei giorni scorsi è caduta in abbondanza. Doveva essere un volo di ricognizione, poi la decisione: ci avrebbero provato, subito.

Hanno usato la long line, nonostante il forte vento e le turbolenze: mentre un elicottero lanciava il cavo a Gukov, l’altro gli dava istruzioni affinché arrivasse all’alpinista. 15 minuti dopo Alexander riusciva ad agganciarsi con l’imbragatura. Poi l’intoppo mentre stava per volare via: l’alpinista si era dimenticato si sganciarsi dall’ancoraggio a cui si era assicurato. Un’ultima resistenza di quella parete che lo aveva tenuto in ostaggio per ben 6 giorni, che alla fine fortunatamente ha ceduto.  

Alexander Gukov era da 23 giorni in parete, da quando con il suo compagno di cordata era partito per tentare quell’incredibile, complessa ed inespugnabile parete nord del Latok I. Il 25 luglio l’incidente: Sergej Glazunov precipita nel vuoto portandosi con sé tutta l’attrezzatura e la richiesta d’aiuto: “Ho bisogno di aiuto, devo essere evacuato. Sergei è caduto. Sono rimasto in parete senza l’attrezzatura“. Sono stati giorni drammatici con uno sguardo sulla montagna ed uno alle previsioni meteo, che non hanno dato mai tregua, nonostante le previsioni annunciassero schiarite. Finalmente oggi il miracolo. 

Ce l’ha fatta Alexander Gukov e ce l’hanno fatta i bravissimi piloti pakistani dell’Askari. Il pensiero va ovviamente a Sergej Glazunov. 

 

 

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5 Comments

  1. Soccorritori eroi, alpinista extra-terrestre. Una storia incredibile, degna di farci un film o un documentario. Amarezza per il suo compagno di cordata, ma inno alla vita per la sua sopravvivenza.

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