Storia dell'alpinismo

Ricordando Renato Casarotto

Non ha bisogno di introduzioni la figura di Renato Casarotto. Dov’è passato ha lasciato traccia indelebile di sé. Lo stesso segno innovativo che ha tracciato nella storia dell’alpinismo.

Ha aperto vie dal Sud America al Karakorum. Da solo, quasi sempre, ha portato a termine ascensioni difficili, ai limiti del possibile per molti. Con lui, ad aspettarlo ai campi base delle più alte cime della Terra (tranne che sul Gasherbrum II, scalato in coppia), la sua compagna, Goretta Traverso che ha anche assistito alla sua fine sul K2, il 16 luglio del 1986, quando ormai la scalata era terminata.

Per approfondire cosa accadde nel 1986 al K2, il racconto di Agostino Da Polenza, impegnato in quei giorni sulla montagna: K2 1986, l’annus horribis

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4 Commenti

  1. ti ringrazio Roberto per il preciso e intenso racconto, è molto importante tenere acceso il ricordo di uno dei più grandi alpinisti di sempre, chapeau!

  2. Renato Casarotto rappresenta un riferimento non solo per le sue straordinarie imprese… Un personaggio a cui vorrò sempre bene e che spero continui ad essere raccontato perché, grazie alla sua autenticità, sarà sempre fonte di emozione e ammirazione. Davvero un grande!

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