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Bernasconi e la spedizione in Patagonia del 2009: “Un posto pazzesco e selvaggio”

Nella Foto Daniele Bernasconi. Foto @ Hervé Barmasse

Vi abbiamo raccontato ieri, grazie alle voci di Egidio Spreafico, Bruno Lombardini e Giuliano Maresi, dell’incredibile avventura dei Ragni di Lecco, che nel 1988 scalarono per la prima volta il Cerro Riso Patron.

La storia della prima salita è una storia incredibile: i Ragni sono arrivati in barca d’inverno, si sono avvicinati, hanno portato su i rifornimenti, hanno girato attorno alla montagna e dopo aver scoperto la maniera più facile per andare in cima, sono andati in vetta e sono scesi per poi fare tutta la traversata dello Hielo Continental. Hanno trovato quasi sempre bel tempo, un colpo di fortuna fotonico!”.

Così ci commenta quell’impresa di 30 anni fa Daniele Bernasconi, che nel 2009, assieme ad Hervè Barmasse e Giovanni Ongaro, ha realizzato la traversata dello Heilo Continental, partendo però da El Chaten, in senso quindi inverso rispetto ai “vecchi” Ragni.

Il problema è che dalla parte argentina c’è il famoso vento patagonico. In quella zona invece non ce ne è tanto, ma è invece un posto dove fa 7/8 metri di acqua all’anno, praticamente piove sempre” ci spiega Daniele per farci capire l’eccezionalità della condizione trovata dalla spedizione del 1988 di Casimiro Ferrari, “basta pensare – aggiunge Bernasconi – che i francesi per fare la seconda salita sono dovuti tornare lì per tre o quattro volte”.

La spedizione del 2009 di Bernasconi, Barmasse e Ongaro terminò con la traversata, infatti risultò del tutto impossibile per loro raggiungere la montagna. “Quando abbiamo concluso la traversata dello Hielo Continental e siamo riusciti a vedere la montagna, questa si è rivelata irraggiungibile da dove eravamo noi perché il ghiacciaio era completamente collassato, dei crepacci enormi, ci stava dentro una casa. Allora abbiamo deciso di scendere fino al mare, dove è venuto a prenderci con un pescatore Mario Conti”.

Nei ricordi però resta senza dubbio la bellezza di un luogo “incredibile”, isolato e lontano da tutto. “È un posto pazzesco, bellissimo, selvaggio nel vero senso della parola – ci dice Daniele -. Quando arrivi davanti al mare, capisci che se non ti vengono a prendere non torni più a casa. È oceano pacifico, però è un fiordo e piove talmente tanto e ci sono così tanti ghiacciai che l’acqua è quasi dolce, sebbene sia del mare. Era pieno di iceberg, leoni marini, aquile che atterravano vicino alla tenda. Un posto però che quando vedi quello che viene in barca a prenderti, sei contento” conclude ridendo.

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4 Comments

  1. Grande posto ; ho avuto la fortuna di esserci questo dicembre per attraversare lo Heilo patagonico e salire il cerro solo . Purtroppo, tempeste di neve e pioggia a manetta. Abbiamo cambiato tutto e abbiamo fatto lo Heilo CHico . Altro posto incredibile. Ma la Patagonia è davvero incredibile e bellissima

    1. Costretto a rileggere noto che i vecchi li hanno fatti mentre Daniele Bernasconi no. Saranno poi fatti loro.

      1. Ciao alby ed alberto,
        abbiamo voluto concentrarci per il momento sul conoscere di più il luogo e la storia, nell’attesa di sapere i dettagli della salita di questi giorni che rimangono ancora molto scarni a causa dell’isolamento. Non appena ne sapremo di più, approfondiremo, anche con altre voci, la salita 🙂

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