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Verza: ciaspole e ghiaccio traditore

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BERGAMO – “Le racchette da neve avvicinano molta gente alla montagna. Ma sono un attrezzo escursionistico e hanno dei limiti ben chiari: i pendii ripidi e il ghiaccio, che in questa stagione trasforma molte escursioni a bassa quota in percorsi per alpinisti”.. E’ sonoro e diretto il monito di  Giampietro Verza, guida alpina e tecnico del Comitato EvK2Cnr, che dopo un’escursione sulle Orobie ha voluto fare una riflessione sull’uso delle racchette da neve e dare alcuni preziosi suggerimenti a chi le usa in montagna.

Verza, qual è la sua opinione sull’uso delle racchette?
Sono uno strumento sempre più diffuso e molto bello, ma che bisogna conoscere. Ieri sono stato sull’Arera, nelle Orobie, e ho visto molti escursionisti con le ciaspole infilarsi su pendii ripidi da cui non riuscivano a scendere, rischiando pericolose scivolate. Il rifugista mi diceva che ha cercato più volte di richiamarli, senza però essere ascoltato. Ma il messaggio è importante: la montagna invernale va considerata escursionistica solo fino a un certo punto. Tanti itinerari semplici d’estate, in condizioni invernali vanno considerati alpinistici e quindi affrontati con le conoscenze e le attrezzature dell’alpinista, le ciaspole non bastano.

Che limiti hanno?
Oggi ci sono racchette da neve di ottima fattura, con dei piccoli ramponi sulle punte che permettono di salire anche su ghiaccio e su pendii abbastanza importanti, perfino sopra i 40 gradi. Ma in discesa è un disastro, perché la racchetta non ha la stessa presa di un rampone: le punte corte, lunghe solo un centimetro, tendono a galleggiare se c’è neve. Ne basta un minimo per iniziare una scivolata difficile da controllare.

Perché difficile da controllare?
Le racchette tengono poco sulla neve molto dura / ghiacciata: i ramponcini non fanno abbastanza presa, non hanno lamine di lato come gli sci e non hanno snodi alle caviglie come i ramponi. Se cadi con le ciaspole, non ti fermi più, perché i piedi sono ingabbiati in queste grosse piastre. Spesso le racchette danno una falsa sensazione di sicurezza: in realtà, in discesa e su terreno ripido rendono più difficile mantenere l’equilibrio.

Che cosa bisogna fare in questi casi?
Bisognerebbe usare i ramponi. Ma chi va con le ciaspole di solito non li ha con sé. Paradossalmente, in questo caso è meglio togliere le racchette e scendere i pendii ripidi con le scarpe aiutandosi con due bastoncini o un bastoncino e una picozza. Su neve dura, dove c’è rischio di scivolare, in discesa sono più sicure le scarpe perché se sono un minimo rigide, intaccano la neve e permettono una migliore tenuta. Ieri ho visto molte persone veramente imbarazzate a scendere: si erano spinte su pendii ripidi e creste dove c’era questa crosta ghiacciata che poi in discesa li ha messi in difficoltà. Non si rendevano conto che sarebbe stato meglio toglierle o perlomeno provare a scendere con le racchette faccia a monte. Ma la logica è di non ficcarti in quella situazione perché è un attimo partire senza più fermarti.

Qual è l’uso corretto delle racchette?
La racchetta serve sopratutto quando si sfonda nella neve.. Anche in discesa, ma solo se si sfonda. Dove il terreno è ghiacciato, e quest’anno lo è un po’ dappertutto, bisogna fare molta attenzione. Sono e rimangono attrezzi per escursionisti, quindi hanno dei limiti, che sono proprio il terreno molto duro o il ghiaccio, e le forti pendenze. In ambiente è facile spingersi su salite ripide senza accorgersi che poi in discesa sono problematiche. Un’altra cosa da valutare sono le condizioni della neve. La neve non è sempre uguale, si trasforma rapidamente a seconda delle condizioni termiche. Se parto con il sole, la neve è molle. Se tramonta, la crosta superficiale si gela e le discese diventano difficili.

Suggerimenti per chi vuole avvicinarsi a questo sport?
Sarebbe l’ideale iniziare sulle mulattiere, sulle stradine e vicino alle piste di fondo. Anche in un angolo di una pista da sci, dopo la chiusura degli impianti, se si vuole sperimentare i loro limiti e vedere con i propri occhi come funzionano su terreno ripido. Una cosa bella, comunque, sarebbe fare una gita con una guida alpina, non tanto per imparare ad usare le ciaspole che sono molto intuitive, ma per perché la guida ti addestra un attimo alla montagna invernale. Molte guide organizzano gite di avvicinamento noleggiando le racchette. Chi fa da sé ha la tendenza ad usarle un po’ anche dove non servono, e questo disabitua a camminare correttamente in montagna su terreno innevato, quindi spesso instabile e scivoloso. Un’abilità questa che è bene tenere esercitata.

Prima parlava del ghiaccio che è facile trovare in questo periodo. Come mai?
Quest’anno a Natale abbiamo avuto un innalzamento enorme delle temperature, con precipitazioni piovose fino a quote molto alte, addirittura sopra i 2.500 metri sulle Orobie e sopra i 3000 in Valtellina. L’escursione termica nel giro di una settimana è stata di oltre 30 gradi: sono tutti dati registrati sulle Alpi Centrali. Il risultato è che il manto nevoso esistente si è imbevuto d’acqua e ricoperto di una pellicola di nevischio bagnato che al successivo (rapido) raffreddamento si è trasformata in una corazza di ghiaccio e neve durissima, un terreno da ramponi. Sulla superfice poi si sono aggiunte le successive precipitazioni nevose, ma sopratutto là dove il vento è molto efficace, il risultato attuale è di una lastra durissima con copertura di lenti di neve trasportata che, per chi usa le ciaspole, è una trappola.

Insomma, un terreno alpinistico…
Su percorsi che d’estate sono escursionistici, spesso ci si trova ad affrontare, in inverno, condizioni che magari somigliano a quelle dei 4000 d’estate dove si va con piccozze, corde e ogni tipo di sicurezza. D’inverno abbiamo terreni sulle Orobie in condizioni come queste. Solo che una volta ci andavano solo quei 4 alpinisti, adesso tanta gente si avvicina perché ci sono più strade, più impianti, più opportunità di vivere la montagna. E’ una cosa bellissima, ma si fa presto a finire su un pendio pericoloso. Serve solo un po’ di curiosità e voglia di conoscere la montagna, in cambio avremo la soddisfazione di comprendere meglio questo meraviglioso ambiente, insomma un po meno tecnologici ma più "animali".

Sara Sottocornola 

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