Alpinismo

Up Trip Two, la parola a Barmasse

 Appena rientrato dalla Patagonia, il valdostano Hervè Barmasse (nella foto) racconta per montagna.tv il rocambolesco Trip Two. Dal tentativo sfortunato sulla nord del Cerro Piergiorgio alla via aperta sull’inviolata parete nord ovest del Monte San Lorenzo, passando per la frana che ha colpito il capospedizione Luca Maspes.

Dopo il rientro un bilancio della spedizione è d’obbligo. Per Lei, come è stato questo Trip Two?
Questa mia nuova esperienza in Patagonia – Patagonia che personalmente non avevo mai visto – si conclude con un bilancio tutto sommato positivo. Dei due obiettivi, abbiamo portato a casa una via nuova sul San Lorenzo e, se vogliamo, metà parete del Piergiorgio. Ma soprattutto, abbiamo portato a casa Luca. Dopo la frana di cui si è già parlato tanto, è la cosa più bella. Non avrei mai pensato che qualcuno si potesse salvare da un evento naturale così catastrofico come quello che mi è passato davanti agli occhi in quei pochi istanti. Due o tre minuti, ma eterni. Il bilancio è positivo finale è tutto sommato positivo. Soprattutto perchè si era in Patagonia

Perché per la Patagonia in modo speciale?
Di due obiettivi, portarne a casa “uno e mezzo”, è comunque un successo. Soprattutto in Patagonia perchè lì il problema maggiore non è tanto il livello della via, che può essere più o meno tecnico. Il problema è il tempo. Si sa, le tempeste patagoniche spazzano tutte le montagne per più giorni concedendo solo poche finestre di bel tempo. E dunque anche poche occasioni per riuscire ad avere successo sul proprio obiettivo.

Dopo la frana e il rientro di Luca Maspes in Italia, si può dire che lei si è ritrovato a fare il capospedizione. Per la prima volta, giusto?
Sì, nella seconda parte del Trip Two mi sono trovato anche nel ruolo di “capospedizione”, dopo che Luca è dovuto tornare in Italia a leccarsi le ferite, per farsi curare. Diciamo che alla fine l’esperienza di Giovanni Onagro e di Lorenzo Lanfranchi (per loro era la quinta volta in Patagonia) hanno fatto sì che il mio ruolo fosse comunque sorretto da importanti pilastri. Non c’è stato in verità un mio dover prendere delle decisioni. E’ sempre stato un discutere con loro due, ma anche con Bernasconi, di tutto quello che dovevamo fare. Ci siamo trovati molto bene.

E non c’è mai stato un momento di tensione nel gruppo?
No, non ci sono mai stati momenti di discussione accesa. Anche perché l’unico motivo di discussione avrebbe potuto essere il decidere la via da provare sulla parete del San Lorenzo. Ma era evidente che quella che poi abbiamo realizzato era l’unica possibile. La più plausibile agli occhi di tutti. Discussioni di altro genere non ce ne sono state. Ci sono invece stati simpatici momenti di allegria nei quali ci prendevamo in giro, scherzando e ridendo. Un bel team e soprattutto un bello spirito Up.

Il momento più bello?
Beh, probabilmente questa volta è stato raggiungere la vetta del San Lorenzo. Perché comunque per me è stato il sessantesimo giorno di Patagonia. Periodo nel quale ho vissuto tanti momenti diversi. Di gioia ma anche di stanchezza, magari legata al fatto che le cose non stavano andando proprio nel verso giusto. Dopo non esser riusciti a salire il Piergiorgio per la parete e per la via che avevamo in mente. E la vetta è stato veramente il momento nel quale mi sono sentito più felice e più appagato di quei lunghi giorni in Patagonia.

E il momento più brutto?
Un momento drammatico, in quei pochi minuti, è stata sicuramente la frana. Me la ricorderò per tutta la vita. Luca è un miracolato. Deve ringraziare qualcuno.

 
Elisa Lonini

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