Alpinismo

K2, Mingma G. Sherpa prevede una catastrofe come nel 2008

Noi facciamo il tifo per il K2. Voglio che sia chiaro.

Sono 85 gli alpinisti che si trovano al campo base del K2. Nel numero sono compresi anche gli sherpa che faranno da supporto alle spedizioni commerciali, in pratica tutte. Il grosso punterà allo Sperone degli Abruzzi, gli altri alla vicina e “più dritta” Cesen.

Al campo base hanno fatto una “puja”, la cerimonia sherpa, per ingraziarsi la montagna, a testimoniare di come il modello nepalese del turismo d’alta quota sia ormai consolidato anche qui.

Come abbiamo già scritto in precedenza, da due anni il K2 resiste all’assalto degli alpinisti; clamorosa la valanga dello scorso anno che ha spazzato via campo 3, senza miracolosamente fare vittime, ma che aveva stretto il posteriore di tutti, per primi – giustamente – quello dei salariati che avevano decretato anzitempo la chiusura dei giochi alpinistici. Persino gli intrepidi polacchi, in loco per prepararsi all’invernale, si erano “impressionati” e fatti suggestionare dal fuggi fuggi generale.

Dream Destination e Himes, insieme a Seven Summit (camuffati da pakistani), porteranno anche quest’anno il loro carico umano, di ossigeno e corde sulla montagna, speck e birra al campo base, satellitare e trackers GPS, così non si perdono nessuno.

Chissà come andrà? Io, come da premessa, tifo per il K2, per un tre a zero, palla al centro, nonostante anche quest’anno i polacchi abbiano messo in piedi una spedizione di prova. Intanto già qualcuno al base si chiede chi metterà e fisserà le corde (ci sarebbe da domandarsi anche chi le toglierà poi) e chi batterà e porrà in sicurezza il “collo di bottiglia”, sopra la “spalla” e sotto il grande seracco pensile terminale.

Mingma G. Sherpa racconta, anche lui via satellite, che al momento sulla via sono gli unici ad aver delle corde e che non capisce come faranno gli altri a salire perché è evidente che non sono degli alpinisti in grado di procedere  autonomamente. Visto l’affollamento pronostica il ripetersi degli eventi del 2008, quando undici alpinisti provenienti da sette nazioni sono morti nella salita di massa della vetta. Mingma racconta di accordi tra vari gruppi, ma sono proprio le notizie di questi accordi intrecciati tra organizzazioni che fanno presagire il peggio: l’esperienza insegna che sono patti scellerati. Basta che un gruppo non parta o non lo faccia all’ora stabilita, o addirittura faccia il furbo rallentando o “dimenticandosi” le corde, che tutto diventa inverosimile e terribilmente pericoloso.

Tutto questo continua a non avere senso ed è indubbio che mortifichi la montagna, il potente valore simbolico che da millenni esprime e che umili anche la storia e la tradizione alpinistica che di fatto sono moribonde, almeno in questi campi base. Le notizie di queste spedizioni andrebbero classificate solo come cronaca, talvolta turistica, altre volte nera.

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