Alpinismo

Eiger: libera da brivido sulla Nordwand

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GRINDELWALD, Svizzera — "Con le dita bagnate e ghiacciate, ho trovato un piccolissimo appiglio dopo l’altro, scivolavo con le scarpette per colpa dei piedi intirizziti ma sono andato avanti. Alla cieca. Non sentivo più niente agli arti, è stata la forza di volontà che ha rivelato risorse che non sapevo di avere". Con queste parole Robert Jasper parla di come ha superato, in libera, il tiro più difficile della Super Direttissima dei giapponesi: un 8a sulla Nord dell’Eiger. Jasper, insieme a Roger Schaeli, è riuscito liberare l’intera via a fine agosto: un’impresa a dir poco memorabile.

Herman Buhl, decenni fa, definì questa via "impossibile da affrontare in libera". Oggi, due giovani fuoriclasse dell’alpinismo – uno tedesco, l’altro svizzero – lo hanno smentito. Sono riusciti a realizzare quella che hanno definito "il diamante della nostra carriera", una salita che inseguivano da oltre sei anni. E che oltre ogni aspettativa, sono riusciti a realizzare.

Questa via, aperta esattamente quarant’anni fa, nel luglio agosto del 1969, è considerata la più difficile della parete. La firma è di Michiko Imai, Takio Kato-Yasuo Kato, Susumu Kubo, Hirofumi Amanao e Satoru Negishi. Partiti sulla via Heckmaier, i giapponesi l’hanno abbandonata oltre la Fessura Difficile, per intraprendere una linea verticale, sul lato destro della parete, che hanno superato soltanto con abbondante uso di chiodi ad espansione e scalette.

Oggi, Jasper e Schali l’hanno salita completamente in libera. 1800 metri di strapiombi e pareti lisce e verticali, con un passaggio di grado 8a. Quasi da non credere.

"Ricordo la prima volta che ho tentato questa via – ha detto Jasper a Everestnews -. Era il 1991 e sono stato investito da una scarica di rocce. Ho dovuto tornare indietro. Ma il pallino mi è rimasto. La Rote Fluh, con quella struttura compatta, bianca e strapiombante, avrebbe permesso una libera? Sarei mai riuscito a liberare l’intera via? Ma quei chiodi giapponesi, umidi e instabili, non incoraggiavano a sfidare i limiti".

"Poi nel 2003 ho sentito che Roger ci aveva provato con Simon Anthamatten – prosegue Jasper – e ho sentito un colpo al cuore. Era la via dei miei sogni. Erano quasi riusciti a liberare la Rote Fluh, gli mancava solo il tiro chiave di 8a".

L’unione della cordata è venuta quasi naturale. Jasper e Schaeli, entrambi innamorati di questa parete mostruosamente verticale e inaffidabile, dove ognuno vantava già risultati di rilievo come libere e nuove vie, ci hanno provato insieme. E ci sono riusciti tra il 30 e il 31 agosto.

"La Rote Fluh, alta 200 metri, è la più ripida, difficile e scostante sezione dell’intera Nord – dice Jasper -. Abbiamo provato e riprovato a liberarla. C’erano rigoli d’acqua, era scivolosa, la parete scaricava rocce. Poi un giorno d’agosto, con le dita bagnate e ghiacciate, ho trovato un piccolissimo appiglio dopo l’altro. Continuavo a scivolare con le scarpette, avevo i piedi intirizziti. Sono andato avanti alla cieca, non sentivo piu niente agli arti. E’ stata pura forza di volonta a spingermi avanti, rivelando risorse che non sapevo di avere. E l’ho superato. Anche il tiro chiave".

Il giorno dopo, il maltempo ha costretto i due alpinisti al riposo nella loro tenda. Il 30 agosto, a mezzanotte, sono partiti per tentare la loro libera. "Sul Pilastro Spezzato la roccia si sbriciolava – dice Jasper – i chiodi non tenevano, il freddo era tanto. Le condizioni hanno portato la nostra immaginazione alle celebri storie sull’Eiger. Prima di bivaccare, una roccia ha colpito il mio casco, per miracolo non ho perso l’equilibrio. Abbiamo temuto di dover rientrare, ma poi siamo riusciti a riposare e abbiamo proseguito".

"Roger ha combattutto come un samurai – conclude l’alpinista. Siamo riusciti ad arrivare in cima salutati dagli ultimi raggi di sole. ci siamo abbracciati. Ce l’abbiamo fatta. La nostra libera, su questa storica via, brilla come un diamante nelle nostre carriere".

Sara Sottocornola

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