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L’El Capitan cede ad Alex Honnold, sua la prima salita in free solo

Fonte: Valley Republic Radio

Alex Honnold in Yosemite Valley si sente a casa e di recente aveva battuto il record su bear’s reach, compiendo anche un video tributo a uno dei grandi della valle: Dan Osman.

Sabato 3 giugno Honnold è tornato ad alzare l’asticella dell’arrampicata compiendo la prima salita in free solo su El Capitan: nel regno dell’arrampicata in solitaria e senza alcuna assicurazione lo statunitense ha completato i più di 1.000 metri del massiccio simbolo del Parco seguendo la via aperta da Alexander e Thomas Huber nel 1998, “Freerider” (7c+). L’impresa è stata definita da Tommy Caldwell “lo sbarco sulla Luna del free solo”.

Lo statunitense ha dichiarato dopo il suo grande successo: “Sono entusiasta di aver completato oggi il sogno della mia vita”.

Solo l’anno scorso la via era stata salita da Pete Whittacker in un giorno solo, ma con la corda. Senza compiere alcuna assicurazione, Alex c’ha messo lo strabiliante tempo di 3 ore e 56 minuti. Dopo aver salito, sempre in free solo il versante NW dell'”Half Dome” e “Moonlight Buttress” nel Parco Nazionale Zion dello Utah”, Honnold stava puntando questa salita già da novembre scorso, quando dopo un’ora di salita aveva desistito. Questa volta però, dopo aver fatto una ricognizione della via calandosi dall’alto, per verificare che le piogge non avessero pulito la magnesite dalle prese chiave, ed esser salito dalla stessa via in 5 ore con Caldwell , era più determinato che mai a portare a termine l’impresa.

Per leggere la prima intervista di Alex Honnold, qui
Per il primo video della salita, qui

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22 Comments

  1. 4 ore per 1000 metri dall’VIII grado in su senza corda. E poi si enfatizzano record di camminate…Questo ragazzo appena sceso dall’aereo ha fatto con Caldwell la traversata del Fitz scalando con le scarpe di avvicinamento la via di Casarotto in tre ore e non era mai stato in Patagonia.

  2. Trovo sempre un certo disagio a leggere queste notizie. Premessa la mia incondizioata ammirazione per Steck e Hannold, ho un dubbio etico ce mi rode il cervello: sarà “giusto” arrampicare senza corde? Come se un Vettel pretendesse di correte senza casco e tuta ignifuga o cinture di sicurezza. Ripeto, è solo un dubbio…

    1. Honnold non ha famiglia e figli. Steck sì. Non mi permetto di dire nulla ma a mio parere se hai dei figli non sei più libero di fare quello che vuoi

      1. Secondo me, con tutto il rispetto per lui e per i sacrifici fatti per arrivare in certe condizioni fisiche e mentali, forse è giocare un pò troppo con la propria vita… per il gusto di essere riuscito a fare quel qualcosa e per soddisfare i contratti con gli sponsor… spero che gli vada sempre bene.

        1. e secondo te uno fa una cosa del genere per contratto di sponsor? e secondo te un’azienda mette nel contratto di fare una salita senza corda anche di cinque metri? immagini vero cosa vorrebbe dire per un avvocato di decimo livello? A uno come honnold basta mettere nel contratto fare ogni tanto una salita di rilievo per essere a posto per venti anni facendo cose che per il 99% degli altri sono salite di una vita. come è difficile ragionare

    1. giusto, per favore smetti di giocare con la tua vita a questa “roulette russa”…gli eroi putroppo sono in altri posti…e preferisco averti qui…

  3. Per intuire ciò che ha fatto è necessario aver provato cosa è arrampicare anche tre gradi sotto quello che lui fa slegato per 1000 metri.
    E’ quasi inconcepibile per i normali.

    1. Sulla loro pagina feisbuk i ragni di lecco lo hanno omaggiato con un video della via e a un certo punto c’è un lancio. quel certo punto nel video ha almeno 500 metri di parete sotto e dovrebbe essere il 7c+ che dicono. gli americani sono dei friends umani e al limite posso capire che uno come Honnold su una fessura difficilissima vada slegato ma sulla placca e su un muro dove devi lanciare così siamo dalle parti di un’altra galassia mentale

      1. Il Boulder Problem lo fa staticamente (spacca, non lancia). E’ slegato e ha piu’ di 20 tiri sotto. Non e’ Mission Impossible, questo e’ un progetto preparato negli anni con una precisione certosina e un livello tecnico-atletico astronomico. Il metodo che usa si intuisce dalla foto 14 su El Cap Reports di Tom Evans.

        1. Ho trovato che il boulder problem lo fanno in due modi, o con lancio o con prese molto piccole e aleatorie e il lancio da molti è considerato più facile. Per come la vedo io siamo nel Mission impossible in entrambi i casi. ho salito qualche 7c in montagna e non è solo molto più difficile del 7a è un altro mondo. Posso immaginare il pesce senza corda e anche la hasse brandler ma questa cosa non è la luna, è un’altra galassia

          1. Salve, corretto, lo fanno nei due modi. E Honnold ha optato per quello statico. Credo che un lancio di quel calibro, anche per Honnold, resti aleatorio. (Invece a Tom Cruise in Mission Impossible gli riesce sempre.) Il passaggio statico una volta acquisito, per Honnold, non e’ piu’ aleatorio. Si trova un video dove prova (legato), vedere per credere. Per la stessa ragione (dice lui) ha preferito il Boulder Problem al Teflon Corner in quel punto, perche’ il secondo rimaneva troppo aleatorio. La cosa allucinante e incredibile e’ che El Cap slegato, per Honnold, non era affatto Mission Impossible. Era un progetto logico e lucido. E lo dice e lo ripete, e a un certo punto uno deve prendere per buono quello che dice. Lui ha questa capacita’ sovrumana e terrificante di ripetere slegato e in alto cose su cui tecnicamente e’ a suo agio. Honnold, comunque lo giri, fa paura.

  4. Fantastico! Pensavo che il futuro fosse lontano, ma è già qui.
    Sarei curioso di sapere quando, durante il primo tentativo ha deciso di rinunciare, come sia sceso; immagino abbia disarrampicato sino alla base e questo la dice lunga sul livello di questo ragazzo!

  5. Hi alex congratulations on having your dream come true! If you happen to came in italy, me and my friend Andrea invite you to try a very difficult path called the wall of weeping “muro del pianto” to Rocca pendice teolo – PD The very universe centre of climb as yosemite. The top for all climbers

  6. Questa non è arrampicata, non c’è nulla di sfida etica alla montagna.E’ solo oligofrenia esibizionista .
    Il fatto che stia arrampicando o tuffandosi in una piscina dal 20esimo piano o è solo strumentale al proprio narcisismo.Se il mettere a rischio la propria vita diventa l’unico motivo di questi tentativi a cui sono estranei sia l’amore per la montagna sia l’impresa atletica sportiva,questo ragazzo e quelli come lui, dovrebbero trovare in qualche terapia farmacologica o psicanalitica che sappia guidarli nel trovare la bellezza della vita esaltata dai sentimenti quotidiani e non da queste pagliacciate autoreferenziali.

    1. In risposta al post del Sig. Andrea.
      Tralasciando la spicciola moralità e la paternalistica presa di posizione (oserei dire quasi ripetitiva e scontata e che sempre puntale si verifica in occasione di imprese di tale portata) che traspare dalla sua risposta, sorvolando sul primato sacrosanto dell’autodeterminazione della propria esistenza, quello su cui credo sia interessante riflettere è il valore di tali realizzazioni.
      A cosa serve l’alpinismo? A niente. A cosa serve scalare l’Everest senza ossigeno, scalare la nord dell’Eiger in meno di 3 ore o scalare l’El Capitan in libera? A niente. Tranne che a me, sapere che l’uomo ha nella sue capacità la possibilità di compiere queste realizzazioni, mi rende più forte, più motivato e più sicuro. Si perché conoscere fino a dove l’umanità si può spingere, migliora anche chi si trova nella quotidianità di ogni giorno ad affrontare piccoli o grandi ostacoli dandogli la consapevolezza che le risorse umane sono immense ed inducendolo anche ad immaginare nuove possibilità per crescere ed osare.
      Io personalmente sono grato a persone come Messner, Steck o Honnold perché mi danno la possibilità di essere una persona migliore.

    2. Chi conduce una parabola esistenziale secondo canoni stereotipati e uniformati alla più banale mediocritas – oggi dominante tra milioni di polli in batteria dalle sembianze umane che calcano il globo – ispirata al modello studia, prega, produci, consuma, crepa, darebbe certamente ragione ad andrea.

      Ma se così fosse, paul preuss sul campanile basso, reinhold messner senza ossigeno sull’everest o hansjorg auer sul pesce in marmolada, e adesso alex honnold sul capitan, non avrebbero segnato tappe epocali nell’evoluzione dell’alpinismo, della esplorazione verticale e della conoscenza del proprio io.

      Le terapie farmacologiche o psicanalitiche suggerite da andrea, sarebbero piuttosto di grande utilità per chi non vuole ammettere o capire che imprese del genere richiedono – ancor prima di un fisico, di un allenamento e di una tecnica di altissimo livello – soprattutto un equilibrio mentale e uno stato psichico nettamente al di sopra dalla norma. Quasi da extraterrestri.

      Nessun alpinista, esploratore, scienziato o artista che abbia compiuto imprese epocali nella propria disciplina, ha mai agito a rischio zero e senza essere mosso da istinto e passione pura. Chi lo ha fatto calcolando solo il ritorno economico o di fama che avrebbe potuto trarne, ha quasi sempre fallito, più o meno tragicamente.

  7. Per provare a capirci qualcosa: Caldwell su Outside; Bisharat su Evening Sends; e l’intervista di Synnott su NG (che lascerebbe ben sperare, peccato che tra il serio e il faceto Honnold dice che ripeterebbe il tutto domani).

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