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Alpinismo, Primo Piano

Continua la paradossale vicenda di Ryan Sean Davy, l’abusivo dell’Everest

Qualche settimana fa vi avevamo raccontato del sudafricano Ryan Sean Davy, il quale era stato fermato al campo base dell’Everest per aver tentato di scalare la montagna senza permesso.

All’uomo era stata comminata una multa di 22.000 dollari, pari al doppio del costo del permesso, gli era stato sequestrato il passaporto ed era stato arrestato con l’accusa di aver imprecato contro gli ufficiali del dipartimento del turismo (cosa che nega di aver fatto). E fin qui la storia era già abbastanza paradossale se si pensa anche alla rocambolesca fuga, al nascondiglio nelle grotte ed alle strambe giustificazioni, ma la vicenda ha assunto toni ancora più paradossali. 

Di ieri infatti la notizia che Ryan Sean Davy è stato finalmente rilasciato, dopo 6 giorni di detenzione, su cauzione. L’uomo ha pagato 1000 rupie nepalesi, circa 10 dollari, ossia tutto quello che aveva in tasca.

La posizione davanti al Governo nepalese di Ryan però rimane non è delle più rosee: “La decisione nei suoi confronti è in corso, ma una volta che il Governo stabilirà l’ammontare, potrà pagare e successivamente ritirare il passaporto” ha detto Dinesh Bhattarai, capo del Dipartimento del Turismo nepalese a AFP. Il problema burocratico-legale da affrontare per le autorità risiede nel fatto che Davy ha già dichiarato che una tale cifra non ce l’ha. In qualche modo però dovranno fare, anche perché il sudafricano, sebbene inizialmente avesse negato le sue intenzioni, ha ammesso davanti alla Corte di aver provato a salire l’Everest; anzi, ha addirittura affermato che il suo piano era quello di raggiungere la vetta dal versante nepalese e scendere da quello tibetano – meno male che è stato beccato prima, dato che le autorità cinesi non l’avrebbero presa molto bene. La traversata del tetto del mondo dunque, che fa un po’ sorridere come obiettivo, se si pensa che nella realtà dei fatti, oltre al fattore economico, ad ostacolare l’ottenimento del permesso ci sarebbe stata anche la totale assenza di esperienza alpinistica: come lo stesso ha ammesso, l’uomo avrebbe “imparato” a scalare in vista di questa impresa leggendo libri e guardando video su Youtube. Non i requisiti che tutti abbiamo in mente per salire l’Everest, figuriamoci per compiere una traversata che, come abbiamo scritto ieri, solo in 34 hanno realizzato fino ad ora. Tra l’altro, l’intenzione era di documentare il tutto per farci un libro ed un film, ci chiediamo come potesse anche solo immaginare che il Governo nepalese (ed aggiungiamoci ottimisticamente pure quello cinese) non se ne accorgesse.

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