Alpinismo

San Lorenzo: il racconto della scalata

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SAN LORENZO, Patagonia — A pochi giorni dal rientro in Italia, Hervé Barmasse racconta la scalata della Nordovest del San Lorenzo, lungo il nuovo itinerario che la banda ha chiamato “Caffe cortado”. Una rapido blitz tra vento e nevicate, una salita di classe con poco materiale e tanta determinazione, tutto per chiudere in bellezza questo patagonico Trip Two di UP.

Partiamo domenica dalle tende del base sotto la pioggia ed il vento che, con un simpatico topo che continua a mangiare le nostre provviste, è diventato il nostro inseparabile compagno.
Vogliamo esser pronti per un attacco alla vetta per martedi (il giorno di bel tempo profetizzato da Gabl) e dunque non ci rimane altro che provare a salire: anche con il brutto tempo.
La sera al campo avanzato continua a piovere incessantemente e la neve cade copiosa 200 metri sopra di noi. La salita alla cueva non sarà di certo una passeggiata…
Il mattino dopo il vento sembra calmarsi con il passare delle ore e alle otto partiamo per la cueva. Arriviamo al colle prima del ghiacciaio nella nebbia fitta e lì recuperiamo un fornello e un po’ di materiale. Se con il sole e una giornata splendida di fine estate trovare il percorso attraverso questo insidioso ghiacciaio alcuni giorni prima e stato difficile, di certo, senza punti di riferimento, lo sarà ancor di più.
Continuiamo a salire lenti. Si sprofonda, la neve fresca è alta 50 cm, ma in alcune zone il vento ne ha accumulata almeno il doppio e si pesta neve fino alla vita… Ho sempre sostenuto che pestar neve e dura!
Dopo sette ore arriviamo alla cueva, peccato che di essa non c’è nessuna traccia!
Anche la corda che avevamo fissato ad un seracco ad una altezza di due metri circa da terra, che doveva servire per ritrovare l’entrata della cueva, è sparita. Non ci perdiamo d’animo e iniziano le ricerche che per due ore non portano ad altro che imprecazioni, sbuffi e tanta fatica inutile. Non c’è niente da fare, la neve accumulata dal vento supera i tre metri, si fa scuro e non beviamo e mangiamo da parecchie ore. Iniziamo a scavare un’altra cueva con un pentolino da un litro e mezzo. E l’unica soluzione…
Altre tre ore di lavoro e finalmente alle nove riusciamo ad infilarci nel sacco a pelo e cucinare qualcosa. Giornata lunga!
Il mattino la sveglia suona alle cinque e trenta. Fuori è nuvoloso. Ci prepariamo con calma ma decisi a salire comunque. Partiamo con il materiale ridotto al minimo per esser più leggeri e perchè comunque chiodi da roccia,una corda, fettucce e moschettoni sono lì da qualche parte sotto la neve… Ci accontentiamo di quattro viti da ghiaccio, qualche dado e qualche friend.
Arrivati alla base della parete il tempo sembra migliorare. Ci dividiamo in due cordate: Io e il Pala, Giò e il Berna. Saliamo i primi tratti di ghiaccio con pendenze da 80/85 gradi. Poi dandoci il cambio proseguiamo più veloci per un tratto più facile su neve dura, poi molle ed infine di nuovo ghiaccio.
Il canale salendo diventa sempre più stretto e un filo di ghiaccio sottile porta sotto la cumbre. Le difficoltà aumentano. Si sale più lenti, sempre alternandoci, e i tiri si proteggono a fatica. In un ambiente sempre più grandioso, il sole sbuca tra le nuvole e ci sorride… Un ultimo tiro di 60 metri di misto marcio mi impegna non poco. La roccia si sbriciola con il peso del corpo. Trovare un appoggio o un appiglio buono è impossibile ma non ho scelta. Ogni passo è un rischio ma si sale… pochi centimetri alla volta, ma salgo…
Un’ora ed esco sul fungo dove il vento violento mi permette a mala pena di reggermi in piedi. Un sospiro e poi gli altri mi raggiungono. Giò in un orecchio mi dice " Avevi deciso di giocarti un Jolly?"
Il sole splende. Con una picca raggiungiamo la cumbre e a fatica, causa il vento fortissimo, facciamo foto e riprese… Sono le quattro, si ride e si scherza e si gode per alcuni minuti l’ambiente selvaggio ed himalayano di questa montagna. Il Berna prova  a lottare con il vento per accendersi una sigaretta ma purtroppo per lui niente da fare.
Iniziamo la discesa lungo la via, una doppia dopo l’altra su “abalakov”,. Il vento soffia ed è sempre piu forte. Alcuni pezzi di ghiaccio ci mitragliano e giunti quasi a tre quarti della discesa un urlo di Berna ci avverte che alcuni sassi ci stanno per investire. Il risultato? Un occhio pesto di Giò, un taglio in testa il Berna e per me un incisivo rotto… Poteva andar peggio.
Arriviamo alla base della parete che è gia notte da alcune ore. La cueva, anche se ridotta nelle dimensioni, ci sembra un paradiso. Beviamo e mangiamo qualcosa prima di sprofondare nel nostro nirvana…
Alle due un silenzio insolito mi sveglia, non si sente nemmeno il rumore dell’immancabile vento… Guardo verso l’uscita della cueva ma non c’è più un uscita!
Sveglio gli altri ed a turni fino a mattina continuiamo ad alzarci a liberare l’uscita della cueva che la neve portata dal vento continua a chiudere… Che palle!
Il mattino alle sette ci prepariamo, colazione rapida e iniziamo a scendere verso il campo base.
Alcune ore per arrivare alla tenda del campo avanzato dove recuperiamo il materiale e poi diritti fino al base. Si scherza e si ride, inizia a piovere ma ormai non ha più importanza per noi.
Brindiamo con una birra e ceniamo. Il San Lorenzo, che bella avventura!
“Caffe Cortado” – San Lorenzo, parete Nord/Nordovest
Hervé Barmasse, Matteo Bernasconi, Lorenzo Lanfranchi, Giovanni Ongaro
il 28/3/2006 in circa 10 ore di scalata, stile alpino.
Dislivello 1100 m
Difficoltà: ghiaccio fino ad 80°/85° e misto impegnativo dovuto a scarsa proteggibilità causa roccia di merda.
Discesa in doppia lungo la stessa via.
Hervé Barmasse

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