Alpinismo

Shisha Pangma, partita la spedizione di Mondinelli

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ALAGNA VALSESIA, Vercelli – “E’giunta l’ora di chiudere il conto, definitivamente.” Con questo pensiero, parte oggi Silvio Gnaro Mondinelli alla volta dello Shisha Pangma. Parte con tre amici, Marco Confortola, Christian Gobbi e Michele Enzio, che insieme a lui risaliranno la via normale per raggiungere gli 8.027 metri della cima principale e ridiscendere con gli sci.

 
Per Mondinelli, lo Shisha è uno dei tre tasselli mancanti per completare il puzzle della scalata ai 14 Ottomila della Terra senza ossigeno. 
  
Mondinelli, dopo l’arrivo a Kathmandu salirete immediatamente al campo base?
Fino al 9 aprile saremo bloccati a Kathmandu a causa di uno sciopero generale. Ma non credo che mi annoierò: l’anno scorso io e Mario Merelli abbiamo comprato una vecchia moto in società. Era un pezzo che la puntavamo… è là che mi aspetta, la preparerò a dovere così quando il Mario arriverà tra un paio di settimane potrà fare l’easy rider in giro per Kathmandu!
 
Quando tempo dovrà passare prima che possiate sferrare l’attacco alla vetta?
Circa una ventina di giorni dopo il nostro arrivo in Tibet. Secondo i nostri calcoli il tentativo finale sarà dopo il 5 maggio.
 
Tutti e quattro i componenti della spedizione saliranno in cima?
Sì. E tutti scenderemo con gli sci. Anche se abbiamo diversi gradi di esperienza, siamo tutti guide alpine e ce la caviamo piuttosto bene. 
 
Torniamo ai suoi 14 ottomila. E’ vero che subito dopo lo Shisha vuole chiudere il conto anche con il Lhotse?
Se tutto ve bene, dal Tibet ci sposteremo direttamente nella Valle del Khumbu per tentare anche quella salita. Ma per adesso preferisco concentrarmi solo sul primo obiettivo. Anche perché è tre volte che vado sulla Middle dello Shisha e non vorrei concludere lì anche questo tentativo! Altrimenti costruisco un prefabbricato al campo base e rimango là finchè non riesco a farcela…
 
Ha qualche portafortuna che la fa ben sperare?
Come tutti, ho anche io i miei amuleti… per esempio uso sempre la stessa maglietta per andare in cima, e ho una madonnina di quelle che si illuminano la notte, che apparteneva a mio padre. E’ in giro dal 1964, quindi vuol dire che porta fortuna.
 
Una volta portavo sempre con me anche i sandaletti di mio figlio, attaccati allo zaino. Quando passavo per i villaggi sperduti dell’Himalaya e del Karakorum la gente del posto voleva che glieli vendessi, ma non ho mai voluto. Poi il caso ha voluto che li perdessi a casa mia… Forse fa un po’ ridere, comunque non sono il solo: c’è chi ha l’orsacchiotto del figlio, chi il coniglietto della fidanzata… si vedono in giro talismani di tutti i tipi!
Lei è famoso per il suo impegno nella solidarietà. Anche questa volta la spedizione sarà occasione per dare un aiuto alla popolazione nepalese?
Certo. Come forse sapete, lo scorso autunno abbiamo inaugurato l’ospedale di Malekhu, realizzato vicino a Kathmandu grazie all’associazione “Amici del Monte Rosa”. Ora una famosa casa automobilistica ha donato un “Jeepone” a nove posti per l’ospedale. Andremo a fare una piccola cerimonia per la consegna del dono, probabilmente appena arriveremo nella capitale. Oppure alla fine della spedizione, se la macchina non sarà ancora stata sdoganata.
Sara Sottocornola

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