Alpinismo

Nanga: Unterkircher attacca la Rakhiot

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ISLAMABAD, Pakistan — E’ scoccata l’ora del Nanga Parbat. Questa notte, sotto la luce della luna, Karl Unterkircher, Walter Nones e Simon Kehrer sono partiti per tentare la scalata della parete Rakhiot lungo una via completamente nuova. Rigorosamente in stile alpino. "Sarà una missione pericolosa – ha detto Unterkircher alla vigilia della partenza -. Il mio pensiero è fisso su quello stramaledetto seracco in mezzo alla parete. Quella fascia di ghiaccio che ci ostruisce la via di salita".

I tre alpinisti sono partiti nel cuore della notte per sfruttare le ore più fredde della giornata, quelle più sicure perchè è meno probabile che si verifichino scariche di neve o ghiaccio. Sono saliti carichi di tende, attrezzatura, cibo e ovviamente gli sci, con i quali vogliono effettuare la discesa dalla vetta. Il tentativo, infatti, verrà condotto rigorosamente senza ossigeno.
 
"Le foto danno l’impressione che faccia parte del mondo delle fiabe – confessa l’alpinista altoatesino -. Ma un mese fa, quando siamo arrivati al campo base, questa parete mi ha fatto paura. Si erge con la sua maestosità per 3 chilometri verso il cielo. Novemila metri di placconata separano la vetta del Ganalo Peak ad ovest dalla vetta di Rakhiot ad est. Ma quello che temo davvero sono le scariche di ghiaccio".
 
Unterkircher si riferisce ai seracchi, che su questa parete "sono appesi dappertutto". Il team li sta monitorando da oltre una settimana, per controllare ogni minimo crollo o movimento durante la giornata.
 
"Quella fascia di seracchi nel mezzo – racconta Unterkircher – per noi è il vero l’enigma della salita, quello che potrebbe compromettere il successo. Dovremo prestare tanta attenzione e scegliere la linea con il minor pericolo. Quella che abbiamo individuato corrisponde più o meno alla linea già scelta a casa".
 
"Il seracco intermedio deve fare il “bravo” da 8  a 10 ore –  racconta Unterkircher – non chiediamo poi tanto. Sfrutteremo una costola nevosa fino sotto la fascia di rocce dove ci ripareremo per la notte. Martedì speriamo di riuscire a saltare sopra al “nostro” seracco intermedio. Allora saremo a cavallo del pilastro: dopodiché toccherà a noi riuscire a superare la parete. Una volta che avremo raggiunto il pianoro sommitale, punteremo la vetta".
 
Unterkircher e compagni hanno avuto una settimana di tempo per recuperare energie dopo la salita al Chongra Peak. Nei giorni scorsi, hanno portato parte dell’attrezzatura necessaria alla salita sulla morena glaciale sotto la parete per risparmiare tempo e fatica il primo giorno di scalata.
 
La durata prevista del tentativo è di circa cinque giorni. La discesa è prevista per la via di Hermann Buhl del 1953, ma gli alpinisti pootrebbero anche considerare di scendere dalla via “normale”, per la parete Diamir. 
 
Sara Sottocornola

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