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La classe di Cleo? La vetta di Ali, Simone ed Alex!

[:it]ISLAMABAD, Pakistan – È certo che la classe di Cleo Weidlich si esprima meglio all’Hotel Marriot di Islamabad, che sul Nanga Parbat o sul K2, ma prendersela velenosamente per le sciocchezze che dice a me pare un segno di troppa considerazione da parte delle redazioni dei grandi giornali.

Suvvia, ci sarebbero altre riflessioni da fare che il web rilancia attorno alle spedizioni al Nanga. Nessuno, tantomeno Cleo, toglierà “gloria” a Simone, che come sottende Messner, se l’è meritata sulla montagna per la buona gestione alpinistica ed al campo base per la capace ed accorta, e mi perdonerà Simone, anche scaltra gestione delle relazioni. Un capolavoro, sopra e sotto, è il parere dell’alpinista più importante al mondo.

Simone, ne sono ora convinto, nella sua testa aveva “solo” il Nanga in inverno. Ho perfino capito la scelta del non comunicare, dovuta alla estrema necessità di concentrasi, valutando il risultato finale più importante di una comunicazione diffusa. Un mero calcolo ed anche un po’ di pace. Ci sta. In queste sere ad Islamabad ed ancora ieri in aeroporto Simone ha ossessivamente ripetuto di “essersi assunto il rischio di aver tenuto alta l’asticella della sfida alpinistica”, dopo tre ottomila in inverno avrebbe potuto anche vivere di rendita, non è più un ragazzotto, dice, ma aver rilanciato per tre inverni la sfida alla parete Diamir sul Nanga è stata una scelta forte e voluta: quella di portare al massimo livello questo tipo di alpinismo ed anche della propria immagine e credibilità. “Se avessi fallito ancora una volta sarebbe stato un disastro”.  Il discorso è credibile e sottoscrivibile. Anche se poi non sarebbe stato un gran disastro.

Quello che è certo è che aveva sbagliato la scelta della via, come gli avevano fatto sapere Messner ed anche Tomek ed Elisabeth, che erano sulla stessa sua via di salita, quando se ne sono andati dal campo base. Dovendo portare a casa il successo ad ogni ragionevole costo, rimane un dubbio che non dissiperemo mai, perché attiene al giudizio individuale e della propria tifoseria: se Simone per aggregarsi ad Alex e Ali sulla Kinshofer abbia agito con spregiudicatezza, oppure se con abilità, in buona fede, abbia cercato di trovare un modo di poter salire sul Nanga, cosa del tutto comprensibile. Tutti, Alex, Ali, Simone, Tamara e pure i cuochi dicono che sarebbero saliti in vetta anche con Nardi, più o meno volentieri, e che nessuno avrebbe obbiettato alcunché. Era suo diritto. Nardi dice che al campo base ed anche sulla montagna per lui l’aria era irrespirabile e per questo ha deciso di andarsene pur essendo perfettamente in allenamento.

Daniele l’ho sentito telefonicamente tre volte dal campo base ed in effetti qualche turbamento c’era, anche se proprio le ore prima di lasciare il Nanga aveva scritto che con Alex si erano chiariti. Poi il silenzio per due giorni e la ricomparsa a Chilas.

Certo non è molto per capire, ma credo che se non escono altre verità, più o meno truci, quello che sappiamo ora, in fin dei conti è: il Nanga è stato salito in inverno (bella pagina di alpinismo); lo hanno salito in tre e una quarta alpinista meritava di essere con loro (bravi tutti); la spedizione composta da Alex e Alì e Daniele ha attrezzato fino a campo tre, anche con un aiuto di  Bielecki e Czech; a questa ad un certo punto si sono aggregati anche Simone e Tamara (e va bene); Daniele per “dissapori” e “opinioni diverse” con il suo capo spedizione ha rinunciato a proseguire ed è tornato a casa (peccato) e poi Alex innervositosi ha aperto la questione dei soldi spedendo a destra e a manca documenti che riguardavano lui e Daniele (peccato). Troveranno modo di chiarirsi e di dirsi reciprocamente grazie (speriamo).[:]

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