Outdoor

Skialp, l’era delle coppie inossidabili

TIRANO, Sondrio — Trofeo Pierramenta, marzo 2008. Vincono due coppie miste, una svizzero-spagnola, una franco-svizzera. Certo il successo è meritato – entrambe le coppie hanno vinto tre tappe su quattro – ma fa riflettere il fatto che le grandi classiche si stanno trasformando sempre di più in unioni estemporanee costruite solo per conquistare la vittoria. Saranno davvero finiti i tempi delle coppie inossidabili che hanno fatto la grande storia dello sci alpinismo?

Pensiamo a Fabio Meraldi con Adriano Greco prima e con Pedrini poi. Graziano Boscacci con Ivan Murada (nella foto). Brosse con Gignoux. Bibollet con Buchet. Brunod con Reichegger. Fontana con Negroni. E poi, al femminile, le sorelle Moretti Favre, la coppia Pellissier-Nex e oggi quella formata da Martinelli e Pedranzini.

Amici, prima che compagni di squadra. Medesima nazione e spesso medesimo sci club di appartenenza. Queste coppie hanno portato avanti l’idea della gara a coppie basata sul "gareggio con te per aiutarti in difficoltà". E il vincitore non era solo l’atleta, ma una nazione, uno sci club, lo stesso gruppo di amici con cui si usciva la sera per un birra.

Oggi le cose sembrano cambiare. Quando queste "nuove" coppie gareggiano, spesso sono spaiate, ci si aspetta solo al cancelletto del cambio. I fotografi non riescono a fotografare le coppie, sembra siano più che altro gare individuali "mascherate". Nessuna critica, solo una riflessione sui tempi che corrono.

Proprio Stephane Brosse pochi giorni fa notava: "mi sono trovato spesso con Patrick Blanc ad essere al quarto o quinto posto, con gli atleti davanti a noi tutti di coppie diverse. Buffo no?"

Ci sono dei vantaggi, in questo stile. Il livello tecnico ne guadagna, atleti più veloci abbattono i tempi di percorrenza, il compagno con cui anni fa iniziavi e finivi una stagione, oggi si cambia in base al tipo di tracciato. Per una Pierra Menta scegli un "socio" capace in discesa, per una Sellaronda lo scegli forte in salita. E così via.
 
Cambiano le cose anche per gli sponsor. Si scelgono gli atleti per partecipare ad una grande classica per vincerla. Il Team Valtellina al Mezzalama è l’ultimo esempio. Poi però, la domenica successiva gli stessi atleti sono avversari, tutti mischiati con sponsor differenti.

Meglio o peggio? Ai posteri l’ardua sentenza. Di certo, sono scelte cui i tecnici delle varie Federazioni dovranno tenere in considerazione. E la nuova Federazione Internazionale dovrà seriamente, ma serenamente interrogarsi su quale dovrà essere lo sviluppo di questo sport.

Seguire le orme del ciclismo con team sponsorizzati ed atleti di varie nazioni, forse, potrebbe tagliare fuori lo sviluppo del settore giovanile e potrebbe portare ad una esasperazione pericolosa, anche in ombra di doping. Seguire altre discipline con partecipazione esclusiva delle squadre nazionali potrebbe allontanare gli atleti "top", che non potrebbbero più contare sugli ingaggi, oltre ad abbassare il livello agonistico.

La sfida è aperta.

Luca Salini 

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