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Italiani e pakistani a campo 2: i rifiuti raccontano un alpinismo che deve cambiare

La neve sepellisce i rifiuti di campo due
La neve sepellisce i rifiuti di campo due

CAMPO BASE DEL K2, Pakistan — Teli strappati dal vento, pali piegati, bombole schiacciate come fossero lattine, un groviglio di corde, nylon, bottiglie di plastica accartocciate, materiale metallico, picchetti, pale, forse il tappo di una gavetta a formare un muro alto quanto una persona. Questo è lo scenario a 6800 metri sullo sperone Abruzzi lungo la via di salita al K2.

Italiani e pakistani sono arrivati a campo due. Hanno aperto la via ieri Hassan Jan, Ali, Hassan e Sadiq che hanno poi dormito a campo due. Ali ha aperto la via lungo i difficili trenta metri del camino Bill, assicurato alle precarie corde allestite negli anni precedenti, senza farci troppo affidamento, con ramponi ai piedi una mano sulla piccozza e l’altra sullo Jumar.

Oggi è stata la volta degli italiani Michele Cucchi e Simone Origone, insieme ai restanti membri della spedizione Rehmat, Ghulam Mehdi e il ventiquattrenne Ali Durani, il più giovane del team hanno raggiunto campo due. I tre pakistani guidati dal più giovane hanno provato ad allestire i primi tiri verso campo tre. cinque alpinisti Italiani e Pakistani questa notte si fermeranno a dormire a campo due e domani vento permettendo proveranno a salire verso campo tre. “Questa notte abbiamo dormito a campo uno, dove è nevicato. Il vento è stato fortissimo, al limite. Anche oggi ha soffiato molto forte lungo tutto lo Sperone. Difficile prevedere oggi se sarà possibile avanzare verso campo tre. Questa notte ci fermiamo a campo due, sperando che il vento ci permetta di dormire” racconta Michele Cucchi. Nella notte la stazione meteo installata da EvK2Cnr ha registrato al campo base, protetto dalle montagne, un vento di 13 m/s, sullo Sperone il vento è stato molto più forte.

Sulla grande montagna il vento soffia sempre fortissimo, spiana abbatte tende e campi. Le tende abbandonate la stagione prima presto vengono ricoperte, torte, inglobate in parte digerite dalla neve dura e gelata. Come fossero scavi archeologici d’alta quota i resti lasciano affiorare storie di successi o fallimenti, storie spesso drammatiche. Nella neve e nel ghiaccio il tempo si rimescola i resti e i materiali si confondo, gli strati “archeologici” si mescolano e una bombola di una spedizione recente può trovarsi di fianco a una del ‘54. A campo uno gli alpinisti hanno allestito le tende di fianco alla tenda dei due alpinisti neozelandesi un padre e un figlio morti pochi metri più sopra a campo tre. Si può immaginare l’ultima notte passata dai due prima di salire verso l’alto. A campo due tra rifiuti e teli una piccola scatola forse di biscotti, mangiati chissà da chi. Nei giorni scorsi Cucchi ha trovato alla base dello Sperone, poco sopra il campo avanzato, una bombola della spedizione degli italiani del ’54. Ossigeno servito forse a Compagnoni oppure a un altro dei membri della spedizione italiana.

Resti che raccontano storie ma anche che raccontano uno dei grandi problemi dell’alpinismo moderno. Se nella valle del Khumbu con il grande sviluppo del turismo himalayano, con le migliaia di turisti che al campo base dell’Everest portano materiali, cibo e a quindi escrementi e resti organici e inorganici, il problema dei rifiuti è diventato sistemico, nel Karakorum e sul K2 il punto è quasi l’opposto. È spaventoso lo scenario di campo due pensando che si tratta pur sempre di uno dei posti più inospitali della terra, dove sono passate pochissime persone. E ciò che mostrano le foto scattate dagli alpinisti della spedizione è quello che resta. Il rapporto tra le persone passate su quel pendio e l’impatto registrato è impressionante.

Nei giorni scorsi Cucchi e Origone hanno lavorato per portare a valle da campo uno un intero sacco di vecchie corde. Uno degli obiettivi della spedizione è proprio quello di ripulire la montagna dai resti lasciati da spedizioni alpinistiche precedenti: spedizioni che incarnano un alpinismo che – almeno da questo punto di vista, alpino o himalayano, leggero o pesante, veloce o progressivo – va ripensato. Portare a valle quello che si porta in quota non può più essere considerato l’ultimo dei problemi.

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