Scienza e tecnologia

Nuovi studi per i ghiacci himalayani

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NEPAL — In Himalaya per studiare lo scioglimento dei ghiacci attraverso nuove tecniche di rilevamento. Un gruppo di ricercatori del Comitato Ev-K2-Cnr è partito mercoledì per una spedizione scientifica in Nepal dove si analizzerà l’evoluzione dei ghiacci e l’efficacia delle nuove tecnologie.

La spedizione del Comitato Ev-K2-Cnr è realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Brescia e vi partecipano Carlo Micheletti, Alessandro Sossi e Andrea Ruggeri. 
 
La ricerca, coordinata da Giorgio Vassena dell’Università di Brescia, applicherà strumenti scientifici all’avanguardia, per svilupparne le potenzialità e al contempo analizzare lo stato evolutivo dei più alti ghiacciai della terra. Durerà tre anni e sarà localizzato principalmente sul Changri Nup, e in misura minore, sull’Imja e il Lobuche.
 
L’importanza di uno studio sempre più approfondito e preciso sullo stato del Tetto del mondo, è stato al centro di numerosi dibattiti nel corso degli utlimi anni. Che le variazioni climatiche siano strettamente connesse alle variazini delle forme e dei volumi dei ghiacciai infatti, è ormai dato appurato. E’ necessario ora saperne di più per prevenire i pericoli che da questi mutamenti possono derivare.
  
Le inondazioni da da collasso dei laghi ghiacciati per esempio, sono una delle conseguenze che più allarmano i ricercatori. L’improvviso rilascio di grandi quantità di acqua e detriti per collasso degli invasi naturali infatti, causa la distruzione di tutto il territorio sottostante: una minaccia non solo per la natura, ma anche per gli abitanti dell’Himalaya.
 
 
 

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