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Morto Bruno Zanettin, ricercatore della spedizione sul K2 del 1954

Parte dei componenti della spedizione italiana del 1954 sul K2. Bruno Zanettin è il secondo da sinistra nella fila di uomini in basso (Photo courtesy of  Serafino Cosson/Ignesti Foto/DimensionMontagne)
Parte dei componenti della spedizione italiana del 1954 sul K2. Bruno Zanettin è il secondo da sinistra nella fila di uomini in basso (Photo courtesy of Serafino Cosson/Ignesti Foto/DimensionMontagne)

PADOVA — É morto ieri all’età di 90 anni lo scienziato Bruno Zanettin, ricercatore ed esploratore, uno degli ultimi componenti ancora in vita della spedizione italiana del K2 avvenuta nel 1954. Grazie alle ricerche compiute durante quel periodo sul Karakorum, su altre catene montuose e nella Rift Valley africana, contribuì in maniera significativa all’evoluzione degli studi petrologici.

Bruno Zanettin nacque a Malo, in provincia di Vicenza, nel 1923. Si laureò in Scienze Geologiche presso l’Università degli Studi di Padova, dove trascorse tutta la propria carriera accademica. Nel 1954 fu scelto come uno dei 5 ricercatori che avrebbero fatto parte della spedizione italiana sul K2. Per l’attività scientifico-esplorativa compiuta nel corso della spedizione gli fu conferita la cittadinanza onoraria delle città di Vicenza e Aosta. Zanettin fu scelto in qualità di petrografo, ovvero quella disciplina tra geologia e mineralogia che studia la struttura, la tessitura e la composizione mineralogica delle rocce. Accanto a lui lavorarono il capo spedizione Ardito Desio come geologo, un paleontologo, Paolo Graziosi, un geofisico, Antonio Marussi, e un geodeta e topografo, l’allora capitano Francesco Lombardi.

Mentre il gruppo degli alpinisti fu scelto per tentare di conquistare la vetta, i ricercatori furono selezionati con il compito di ridisegnare la mappa del K2, grazie anche al contributo degli uomini locali. Dopo l’impresa, gli scienziati si fermarono nel Karakorum e nell’Himalaya per effettuare nuove misurazioni sulla catena montuosa al fine di tracciare una mappa più dettagliata e di approfondire l’osservazione geologica di vette, ghiacciai e valli.

Le esplorazioni in Himalaya furono solo il punto di partenza degli studi di Zanettin. Dal 1961 al 1998 fu docente di petrografia e in seguito direttore presso il Dipartimento di Mineralogia e Petrologia dell’Università di Padova, ruolo che gli permise di approfondire le sue ricerche. Lo scienziato si concentrò su aree molto diverse nell’ambito della geodinamica, ovvero dei processi che si verificano al di sotto della crosta terrestre e causano mutamenti al di sotto e al di sopra della superficie quali la formazione di montagne o di rift.

Lo scienziato, infatti, operò sia nelle aree di “compressione” quali le Alpi orientali, il Karakorum e le Ande, caratterizzate dalla formazione di catene montuose a pieghe, sia nelle aree di distensione africane, caratterizzate da prolungati cicli di attività vulcanica e dalla presenza dei cosiddetti rift. In entrambi i casi le ricerche si sono concentrate in particolare sulle rocce magmatiche e metamorfiche, al fine di migliorarne la classificazione e comprendere meglio i movimenti che avvengono sulla superficie del nostro pianeta. Il contributo di Zanettin si è rivelato fondamentale negli anni ottanta per la Commissione della International Union of Geological Sciences per la classificazione delle rocce vulcaniche e plutoniche poichè proprio a Padova fu elaborato un diagramma che consente una buona classificazione delle zone magmatiche mediante semplici ed adeguati parametri chimici, diagramma che presto sarà utilizzato in tutto il mondo.

“Ho parlato di lui nei giorni scorsi, mentre salivo alla Piramide dove sono ora – ha detto Agostino Da Polenza, presidente del Comitato Evk2Cnr, che di Desio raccoglie l’eredità -. Persona squisita, affabile, onesta, con la quale ho avuto modo di chiacchierare a lungo in occasione degli incontri che il K2 aveva inevitabilmente contribuito a realizzare in occasione delle salite in vetta delle mie spedizioni, delle campagne di ricerca organizzate da EvK2Cnr in Karakorum, ma anche delle riunioni annuali che il 31 luglio venivano organizzate per celebrare la conquista del ’54. Personaggio di certo non marginale di quella spedizione per l’enorme contributo scientifico che con Desio seppe dare alla ricerca geologica e geofisica sul Karakorum, ma anche per l’importante e intellettualmente corretta memoria storica che sempre mantenne anche nel mezzo di polemiche alpinistiche che riuscirono ad offuscare l’immenso lavoro scientifico di quella spedizione. Ho avuto l’onore di conoscerlo e per qualche giorno della mia vita di sentirlo amico”.

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